domenica, Giugno 7

Ecuador: scene di ordinario orrore da coronavirus Morti lasciati in strada, un Governo inetto che nasconde il numero dei morti mentre la Ministro della Salute si dimette per mancanza di fondi. Guayaquil, importante polo economico-commerciale, è diventato un inferno

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Quito – Il coronavirus COVID 19 ha dichiarato la guerra anche all’Ecuador e la prima vittima che ha fatto, come succede in ogni guerra che si rispetti, è stata la verità.

Infatti, da quando nel Paese è arrivato il virus, proveniente da un volo dalla Spagna a Guayaquil, il 14 febbraio, il Governo è andato in tilt, mettendo a nudo tutta la sua vulnerabilità. Tantissimo, troppo tempo perso nei confronti di un nemico che non risparmia nessuno e contro cui, soprattutto al principio, non sono state adottate le contromisure opportune.

Ma ciò che è peggio è stata la volontà di voler ostacolare il lavoro dei giornalisti e di nascondere a tutti i costi la verità, ben diversa da quella ufficiale che nonostante annunciasse le ‘grandi manovre’ e la messa in sicurezza del Paese in realtà, non aveva fatto bene i conti con il COVID 19 che nel giro di pochi giorni si era impadronito di Guayaquil e del Paese, dove non entrava in vigore nessuna restrizione per i voli internazionali e dove i controlli ai passeggeri negli aeroporti erano improvvisati e pressoché inutili.
Addirittura, si continuava a permettere la realizzazione di eventi pubblici, incluse le partite di calcio a cui assisteva tranquillamente buona parte degli abitanti della città costiera, inconsapevoli del pericolo che correvano.

Cosí, nel giro di poche settimane, l’Ecuador si ritrova tra i primi Paesi del Sudamerica per casi di COVID 19, secondo i dati OMS aggiornati a quando scriviamo.
Brasile 9.056 contagiati e 359 decessi
Cile 4.161 contagiati e 27 decessi
Ecuador 3.465 contagiati e 234 decessi

Dobbiamo però segnalare che del totale dei contagiati sono almeno 2.388 quelli che si trovano nella regione del Guayas, di cui Guayaquil é il capoluogo, e che sempre nella stessa regione si contano, ufficialmente, 102 decessi.
La sola regione del Guayas a livello mondiale, vanta, si fa per dire, più vittime e contagiati che interi Paesi.

E se questo non bastasse, dobbiamo aggiungere che le cifre ufficiali sono falsate ed influenzate da interessi politici che non vogliono alimentare una crisi sanitaria ed economica ormai incalzante.

Lo stesso Presidente, Lenin Moreno, dopo essere stato ripetutamente accusato di omissione, ha dovuto accettare le proprie responsabilità, ammettendo, in un messaggio alla Nazione, che i numeri sono molto più alti di quelli che si pubblicano e che il Paese deve prepararsi al peggio, solo nella regione del Guayas a fine emergenza potrebbero contarsi 3.000 vittime.

Un vero balletto dei numeri e delle mezze verità, che solo aumentano il caos ed il malessere della popolazione.
A tal proposito abbiamo chiesto alla Ministra Alexandra Ocles (Secretaria de Gestión de Riesgos) quando si raggiungerà il picco dei contagiati nel Paese, ma abbiamo ottenuto una risposta molto evasiva. “Gli esperti hanno detto che ancora ci vorranno settimane e giorni

Ma la bugia che più ha fatto e continua a far male alla popolazione è quella sul numero dei decessi.
Per cercare di fare luce su quale sia il punto della situazione nel Guayas, ed in particolare nella cittá di Guayaquil, ci siamo rivolti a Hector Yepéz, deputato del Parlamento ecuadoriano, che rappresenta proprio la regione Guayas per conto del movimento politico CREO.
La situazione del Guayas e di Guayquil èdrammatica. Le immagini ci mostrano ospedali stracolmi di cadaveri in attesa di essere ritirati, mentre a me non smettono di arrivare chiamate di persone che nelle loro case hanno le salme di persone che non riescono a fare seppellire da uno, due, tre giorni. Poco fa ho saputo, per esempio, del caso di una ragazza che ha il corpo del padre in casa da 6 giorni. Si tratta di una tragedia. Il Guayas è diventato la Lombardia del Sudamerica”, ci dice il parlamentare.

Preoccupa oltremodo che dopo un mese dalla scoperta del primo caso di COVID 19 ancora non si facciano i tamponi necessari.

Preoccupa la mancanza di trasparenza sui numeri forniti dai canali ufficiali. I dati sono falsi; incompleti. Si parla di meno di 150 vittime, a causa del corona virus, quando in realtà lo stesso Presidente ha dovuto ammettere che le cifre sono inesatte”, prosegue Yepéz. “Per essere chiari: secondo l’ufficio anagrafe, normalmente, in Guayas, si registrano 30-40 decessi giornalieri, mentre adesso se ne registrano 120. Quindi esiste una differenza di almeno 80 morti al giorno, vale a dire al meno 800 morti solo negli ultimi dieci giorni. Rivolgo il mio appello alle autorità competenti affinché dicano la verità. Siamo in guerra e bisogna dire la verità, anche se è dura”.

Il parlamentare, molto in ansia, afferma: “Quello che propongo è che si facciano molti piú tamponi e poi che si lotti anche contro la crisi della fame. Per questo è necessario che si sospendano tutti i pagamenti dei debiti pubblici e privati nonché il pagamento degli affitti. E poi, eliminare le imposte ai prodotti medici”.

Yepéz condanna duramente il Governo, e, indirettamente, il sindaco di Guayaquil, Cynthia Viteri, per aver permesso, a marzo, che si disputasse un incontro di calcio di una delle squadre più prestigiose di Guayquil, favorendo evidentemente il diffondersi del virus.
La stessa sindaco, c’è da notare, che ha scatenato l’ira di diversi parlamentari europei per aver bloccato, con pickup, automobili e moto del Municipio, le piste di atterraggio dell’aeroporto di Guayaquil, evitando l’arrivo di aerei vuoti provenienti dall’Europa che dovevano riportare a casa centinaia di passeggeri, tra cui anche italiani. Causando, tra l’altro, l’imbarazzo dello stesso Governo, che invece aveva accordato ed autorizzato l’arrivo di questi voli umanitari.

Una situazione apocalittica quella che si vive in alcune zone di Guayaquil, e diventata virale sulla rete, a causa dei tantissimi video che gli stessi cittadini hanno fatto girare, ed in cui si vedono cadaveri ad ogni angolo di strada, avvolti alla meno peggio, e stanze di ospedali dove letteralmente le salme erano sparse e accatastate alla rinfusa l’una sull’altra.

Tantissime storie che parlano anche di corpi irreperibili o di gente che va all’ospedale senza, però, potervi trovare posto, né le cure necessarie. Infermieri e medici allo stremo, senza poter contare né sulle medicine, né sulle mascherine o altri strumenti necessari per poter affrontare al meglio il virus. Secondo dati che non ci è stato possibile verificare, ma che si ritiene che siano attendibili, 1.600 gli infettati tra i camici bianchi, 10 dei quali già morti per cercare di proteggere la popolazione.
E poi le storie strazianti dei cimiteri strapieni e delle file di auto che portano le bare nel cofano o sul tetto dell’auto, come si fa con le valigie quando si parte d’estate per una lunga vacanza.

Ma ciononostante il Governo si ostina a negare e a scaricare le responsabilità.

Né Jorge Wated, incaricato del ritiro e e sepoltura dei cadaveri, ha voluto rispondere alle nostre domande, mentre sull’ordine pubblico e sull’eventuale caos che potrebbe scatenarsi nel Paese abbiamo ottenuto uno scarno resoconto da parte del Ministero degli Interni, nella persona di Guillermo Rodriguez, Sottosegretario all’ordine pubblico: “La Polizia e l’Esercito garantiscono il mantenimento dell’ordine pubblico. Inoltre contiamo sul fatto che trovandoci nello stato d’eccezione, i loro interventi possono garantire la sicurezza”.
Ed anche sul fatto che la situazione possa precipitare nel caos ci tranquillizzano dicendo che sono preparati ad un eventuale evolversi in peggio della situazione, dato che contano anche su strumenti che permettono di intercettare e prevenire qualunque problematica.

E’ l’ex Presidente Rafael Correa, irriducibile oppositore di Lenin Moreno, a parlare chiaro in una recente intervista. Correa afferma, senza mezzi termini, che il Governo dovrebbe andare a casa, e chiede un Governo di salvezza nazionale. Stessa posizione espressa in un recente comunicato stampa: «Sono triste e indignato per l’irresponsabilità, l’improvvisazione e la negligenza del Governo. L’Ecuador é il Paese che ha affrontato l’emergenza nel peggiore dei modi e che più patirà le conseguenze economiche. Un ricambio è inevitabile perché dobbiamo impedire una crisi umanitaria. La situazione è estremamente grave».

Intanto, nel bel mezzo della crisi, vi sono state denunce di corruzione che riguardano uomini vicini a Moreno, che, approfittandosi della crisi, stavano per portare a termine contratti milionari con prezzi gonfiati per esempio proprio sulle tanto indispensabili mascherine.
L’ Ecuador di colpo e da solo deve affrontare il COVID 19, ma non solo, anche il virus della corruzione e dell’immobilismo istituzionale, un cocktail pericolosissimo a cui dobbiamo aggiungere anche le dimissioni della Ministra della Salute, Catalina Andramuño, la quale ha detto di essere costretta gettare la spugna per la mancanza di risorse economiche per poter combattere la pandemia.

Per tutto ciò, l’Ecuador è additato come uno dei Paesi che peggio di tutti ha saputo o meglio, non ha saputo, affrontare la crisi.
Troppi contagiati e troppi morti con un apparato statale che éècollassato, in toto, nel giro di pochi giorni.

Una crisi sanitaria che potrebbe presto diventare umanitaria, venuta allo scoperto grazie ai video e alle denunce dei cittadini, che ad oggi continuano a patire l’inefficienza delle autorità preposte e denunciare come non riescano neanche a far seppellire i propri cari. In questo clima, si moltiplicano i cortei funebri che vanno dalle abitazioni dei defunti sino al ciglio della strada dove, in un atto di estremo sacrificio, i cadaveri vengono abbandonati nella speranza che almeno così qualcuno venga a portarli via e li faccia riposare in pace.

E’ di queste ore la notizia che l’acre odore della morte che invade diversi settori di Guayaquil, viene combattuto incendiando pneumatici o rifiuti.
In Guayas gli abitanti hanno dovuto reinventarsi le onoranze funebri: il corpo si avvolge in un lenzuolo o in plastica, si porta in strada, si abbandona; si appiccano incendi per sfuggire al cattivo odore dei deceduti, e si prega perché qualcuno, porti via la vittima del COVID 19 .

La speranza di questo popolo di ‘disperati’ è che il Governo alla fine decida di chiedere aiuti internazionali.

Circa gli italiani rimasti bloccati nel Paese, l’Ambasciatore Caterina Bertolini, ci ha detto che un centinaio di connazionali sono stati fatti rimpatriare ed altri sono pronti a partire, probabilmente presto.

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