venerdì, Ottobre 18

Ecuador: i carburanti stanno incendiando il Paese Manifestazioni in tutto il Paese contro le misure economiche del Presidente Lenín Moreno, che, secondo i manifestanti, sarebbero dettate dal FMI

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Il Presidente dell’Ecuador, Lenín Moreno, ha decretato ieri lo stato di emergenza, causa le forti proteste in diverse città. Obiettivo: «proteggere l’ordine, la sicurezza dei cittadini, al fine di controllare coloro che intendono provocare il caos», ha scritto il Presidente nel suo account Twitter, sottolineando che il ‘ricatto’ che viene dalle proteste sarà respinto. Al centro delle proteste, le misure economiche decretate dall’Esecutivo, in primis il forte aumento dei prezzi del carburante

Lo stato di emergenza in Ecuador significa che il Presidente può mandare le Forze Armate in strada, chiudere porti, aeroporti e valichi di frontiera, attuare una censura anche preventiva, in particolare su internet.

Misura difficile ma necessaria è stata definita dal Ministro María Paula Romo, commentandola come «il desiderio del Presidente e di tutti gli ecuadoriani di ritrovare la calma il più presto possibile e di riguadagnare l’ordine per tornare a lavorare e produrre», una misura che durerà per i prossimi 60 giorni.

Ieri si sono registrati forti scontri tra Polizia e manifestanti, -con gas lacrimogeni da parte della Polizia e pietre e bombe incendiarie da parte dei manifestanti  in particolare studenti-, nel contesto degli scioperi  organizzati da diverse federazioni dei trasporti che respingono l’eliminazione del sussidio sul carburante che ha determinato il conseguente aumento dei prezzi.

Alle manifestazioni dei trasportatori si sono aggiunti disoccupati, tassisti, e molte altre frange di popolazione. Un ruolo rilevante è stato quello degli studenti, soprattutto nella  capitale, Quito, e a Guayaquil e Cuenca. Secondo le autorità, 19 persone sono state arrestate ieri

Al centro della rabbia della popolazione vi è dunque il decreto esecutivo 883, che elimina il sussidio per benzina ‘extra’ e ‘ecopais’, i tipi di benzian più utilizzati in Ecuador, oltre al diesel, decreto entrato in vigore proprio ieri. I prezzi della benzina ‘extra’ e la ‘ecopais’ sono passati da 1,85 dollari a 2,39 a gallone,  il diesel è aumentato da 1,03 a 2,29 dollari (+123%). Ma i prezzi del carburante sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Le proteste si sono allargate tanto perché Moreno ha anche annunciato una serie di riforme economiche e del lavoro che, secondo i sindacati e non solo, potrebbero rendere più flessibili le condizioni dei lavoratori e ridurne sostanzialmente i benefici. Riforme che prevedono tra l’altro: taglio delle ferie per i lavoratori del settore pubblico (dagli attuali 30 a 15 giorni), richiesta ai dipendenti delle società pubbliche di contribuire almeno un giorno del loro stipendio mensile, e penalizzazioni sugli aumenti degli stipendi in fase di rinnovo contrattuale. Questi interventi, secondo il Governo, sarebbero volti a creare «più posti di lavoro, più iniziative e migliori opportunità».

Tutto ciò con sullo sfondo  un accordo per oltre 4.000 milioni di dollari con il Fondo monetario internazionale (FMI), entrato in vigore quest’anno e nel contesto del quale il Governo si è impegnato a riforme legislative volte a promuovere una maggiore occupazione, aumentare la riscossione delle tasse dell’1,5% sul prodotto interno lordo (PIL) e cercare di migliorare la situazione monetaria e finanziaria del Paese.

Non sono mancate, da parte dei manifestanti, la richiesta di dimissioni  del Presidente Lenín Moreno e di tutto il suo entourage. Nei dintorni dell’Università Centrale, nel centro nord di Quito, i manifestanti, ieri, esibivano cartelli  proprio contro la politica economica dettata dall’FMI di Moreno, riferiscono i media locali.

Fonti della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie), hanno informato ‘Efe’ dell’inizio delle manifestazioni anche nella provincia amazzonica di Sucumbíos, parlando di manifestazioni permanenti fino allo sciopero generale contro l’accordo del Governo con il Fondo monetario internazionale. 

Non è da trascurare il fatto che gli ecuadoriani avevano già vissuto, lo scorso giugno, una prima intromissione straniera nel Paese che molti di loro ancora devono digerire:  l’accordo con il Pentagono per consentire ai militari statunitensi di utilizzare l’isola delle Galapagos di San Cristobal come base militare. L’accordo aveva provocato l’indignazione popolare, vissuto come una grottesca violazione della sovranità e della Costituzione del Paese -dal 2008, infatti, la Costituzione prevede che la basi militari straniere o comunque strutture straniere per scopi militari non sono permesse-, nonché una minaccia per uno dei siti ambientali più preziosi e sensibili del pianeta. .   

Dopo questo precedente, Moreno, con l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale, appare, agli occhi dei suoi concittadini, come un Presidente che ha svenduto il Paese a Washington  e ai poteri finanziari internazionali. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se Moreno è a rischio.

 

(L’articolo è stato realizzato con la collaborazione del nostro corrispondente Salvatore Foti)

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