mercoledì, Settembre 30

Ecuador: Correa esce di scena, pessimo segnale per Bolivia e Venezuela Il Paese, per gli osservatori, ha definitivamente archiviato la ‘revolución ciudadana’. E può aprire a una sorta di effetto domino in altri Paesi del subcontinente

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Un referendum che viene letto come un barometro della salute della sinistra in America Latina, che pare abbastanza compromessa, e dell’approccio dei cittadini ai leader che puntano a presidenze più o meno a vita.

Nel 2015 Correa aveva fatto approvare un emendamento alla Costituzione che permette ai Presidenti uscenti di riproporsi a tempo indeterminato alla Presidenza. Emendamento controverso tanto che Correa ha ritenuto consigliabile quanto non presentarsi alle elezioni presidenziali del 2017. La strategia di Correa prevedeva di cedere temporaneamente il testimone al suo ex il vice Presidente, Lenin Moreno. Moreno viene eletto per una manciata di voti e inizia subito a demolire il lavoro di Correa, fino arrivare, a ottobre, a decidere il referendum che si è tenuto ieri demolendo l’obiettivo di Correa di candidarsi nel 2021.

Mentre questo accadeva in Ecuador, Paese che sicuramente ha segnato e trascinato la svolta a sinistra del subcontinente, Argentina e Brasile avevano già virato a destra, la Bolivia dava segnali di nervosismo. Evo Morales, infatti, molto in linea con la politica di Correa, ha perso il referendum che gli avrebbe permesso di candidarsi per un nuovo mandato, 51 per cento dei boliviani, nel 2016, si era espresso contro la possibilità per Morales di candidarsi. Questo risultato di ieri dovrebbe mettere in guardia Morales, il quale a novembre scorso, ha fatto in modo che il risultato del referendum venisse aggirato. La Corte costituzionale, infatti, aveva accolto il ricorso presentato da alcuni parlamentari del partito di governo Movimento al socialismo (Mas), contro le norme costituzionali che vietavano la ricandidatura e imponevano un limite al numero di mandato per le cariche elettive. Morales, forte di questa decisione della Corte, ha già fatto sapere che si ripresenterà alle elezioni del prossimo anno. Le principali organizzazioni della società civile in Bolivia hanno convocato uno sciopero nazionale il prossimo 21 febbraio per contestare tale candidatura.

«Non ci fermeremo finché la decisione abusiva di ammettere la candidatura di Morales non sarà ritirata» hanno dichiarato in un comunicato rilanciato dalla stampa locale le organizzazioni di sette dipartimenti boliviani, «e non sarà riconosciuto il risultato del referendum del 2016». Secondo le opposizioni, aver dato a Morales la possibilità di concorrere nuovamente alla presidenza equivale a un colpo di Stato. Il referendum di ieri potrebbe incidere sulla decisione finale di Morales.

Altro che dovrebbe tenere in considerazione quanto accaduto in Ecuador è il Presidente venezuelano Nicolás Maduro, che si ricandida probabilmente senza uno sfidante, visto che l’opposizione venezuelana, che da oltre un anno chiede le sue dimissioni, ha considerato che le elezioni presidenziali che Maduro ha organizzato non diano garanzie democratiche.

In ultimo, per quanto la situazione sia completamente diversa, qualcosa questo referendum potrebbe dire anche al Brasile, o meglio a  Inácio Lula da Silva, candidato con forte appoggio popolare ma che potrebbe finire in galera prima del voto.

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