mercoledì, Agosto 21

Ecuador: Correa esce di scena, pessimo segnale per Bolivia e Venezuela Il Paese, per gli osservatori, ha definitivamente archiviato la ‘revolución ciudadana’. E può aprire a una sorta di effetto domino in altri Paesi del subcontinente

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Ieri gli ecuadoriani hanno votato ad un referendum su sette questi, il principale era relativo alla cancellazione della modifica della Costituzione che permette la rielezione per un numero indeterminato di mandati dei Presidenti uscenti. Il 64% dei votati ha dettoSI’ alla cancellazione della rielezione, ovvero ha deciso che Rafael Correa – il vero obiettivo di questo referendum – non potrà più presentarsi alle elezioni del prossimo 2020. I sondaggi prevedevano, per altro, una percentuale di circa 10 punti maggiore per il ‘SI’. Con questo voto, che ha visto una partecipazione del 74,8% degli aventi diritto, il Paese ha definitivamente archiviato larevolución ciudadana’, secondo alcuni osservatori. Certamente è un referendum che in America Latina è stato tenuto d’occhio, non soltanto perché ieri si decideva il futuro di Correa e della sua ‘revolución’, ma perché può aprire a una sorta di effetto domino in altri Paesi del subcontinente.

«I vecchi politici non torneranno, hanno l’obbligo di rinnovarsi», ha detto il Presidente in carica Lenin Moreno -ex fedelissimo di Correa, eletto Presidente meno di 1 anno fa, e che da subito ha avviato una serie di politiche volte a destrutturare tutto quanto Correa aveva messo in atto in 10 anni a guida del Paese. «La consultazione è stata il risultato di un ampio processo di dialogo e oggi abbiamo la risposta», ha detto Moreno. Un ‘SI’ a tutti i sette quesiti, una sorta di referendum globale sull’operato di Moreno, arrivato lo scorso anno alla Presidenza con una maggioranza molto risicata. Il Presidente ha assicurato che entro 30 giorni il Parlamento avvierà il progetto legislativo per attuare quanto il referendum ha decretato.

Correa, tornato nel Paese dall’Europa dove si era ritirato con la sua famiglia appositamente per fare campagna elettorale, ha sostenuto l’incostituzionalità di questo referendum e sottolineato che «è stata la campagna più ineguale nella storia contemporanea del Paese», ricordando che la controrivoluzione di Moreno è un tradimento di un ‘pezzo’ di quel suo partito autore della rivoluzione.

Per gli altri sei quesiti risultato più o meno uguale, tutti approvati con una media del 63%, compreso il secondo quesito caro a Correa, quello che prevede la riforma di un organismo che Correa aveva creato per selezionare figure che dovevano andare a nominare le maggiori cariche del sistema burocratico del Paese. Con questi due referendum Correa è stato messo fuori gioco: non potrà più candidarsi e non potrà più nemmeno, e da subito, avere suoi uomini che controllano la macchina statale.

Moreno ha progressivamente preso le distanze dalla  ‘revolución ciudadana’  guidata da Correa per un decennio. Non senza strizzare l’occhio alla destra. La crociata anti-corruzione di Moreno, che ha colpito gli ex funzionari ‘correístas’, è stata il preludio alla rottura definitiva tra Moreno e Correa, materializzata dopo l’annuncio del referendum dello scorso ottobre.

Secondo alcuni analisti latinoamericani, il risultato del referendum riconfigurerà il quadro delle forze politiche del Paese, a partire da questo spostamento a destra di Alianza País, il partito di sinistra fondato da Correa nel 2006, partito ora guidato da Moreno. Alianza País è stato un attore politico egemonico in Ecuador, è stato un ciclo della storia del Paese che ora si chiude definitivamente. Lo scontro politico tra Correa e Moreno ha causato una scissione in Alianza País, e ora ilcorreísmoè in fase di rifondazione attorno al suo leader, ancora possessore, notano gli analisti, di un grande capitale politico, nonostante il ritorno al potere sia oramai sfumato. Moreno, da parte sua, non avrà la strada spianata, visto che dovrà ristrutturare il partito per controllare la maggioranza, che potrebbe venire meno dopo l’uscita dei parlamentari ‘correístas’.

La spaccatura di Alianza País favorisce la destra guidata dal conservatore Guillermo Lasso – che al secondo turno delle presidenziali del 2017 aveva ottenuto il 48% dei voti. Per Moreno, sottolineano gli analisti, il suo Governo inizia per davvero solo oggi – libero dell’eredità di Correa. Ora deve assumere posizioni definite in materia economica e in politica estera, cosa che non è stata chiara in questi primi otto mesi, e proporre i disegni di legge funzionali a dare seguito al risultato dei referendum di ieri, che di fatto riconfigureranno anche il potere legislativo, che diventerà uno spazio politico chiave. In base a quanto accadrà all’interno del suo partito, a quanti parlamentari usciranno dalla maggioranza, è possibile che prenderanno forma maggioranze di governo mobili in base ai singoli provvedimenti, per tanto una collaborazione con l’opposizione di destra. Secondo alcuni osservatori Moreno potrebbe avere difficoltà a mettere insieme una maggioranza in grado di governare.

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