venerdì, Ottobre 18

Ecuador: alle porte della guerra civile? Il Presidente Lenin Moreno denuncia di essere vittima di un colpo di Stato dell’ex Presidente Rafael Correa: gli indigeni, che ormai incarnano l’insurrezione popolare in 20 mila marciano sulla capitale

0

Potrebbe essere cominciato il conto alla rovescia per il Presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ormai sotto assedio e fuggito dalla capitale denunciando il colpo di Stato.

Dopo aver decretato l’eliminazione dei sussidi alla benzina e al diesel, che hanno di fatto aumentato i prezzi del 123%, il Paese è precipitato nel caos. Ora, la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE), l’organizzazione indigena più importante del Paese, sta letteralmente marciando sulla capitale, Quito, con la ferma volontà di spodestare l’attuale regime.

Quella che martedì scorso era cominciata come una protesta degli autotrasporatori (per quanto fosse già ben chiaro che sarebbe stata solo la goccia che avrebbe fatto versare un vaso oramai colmo), si è subito trasformata in sciopero nazionale, e, mentre gli autotrasportatori hanno velocemente raggiunto un accordo con il Governo, subito lo scontento è montato ad un ritmo vertiginoso e preoccupante, divenendo insurrezione popolareOradopo la denuncia di Moreno di essere vittima di un colpo di Stato orchestrato dall’ex Presidente Rafael Correail rischio è che si trasformi in guerra civile.

Scontri tra manifestanti e forze dell’Ordine sono ormai all’ordine del giorno, centinaia le persone risultate ferite e centinaia, se non migliaia, le strade bloccate dai manifestanti. Il bollettino è sempre più simile ormai a quello di una battaglia, e possiamo annoverare tra l’altro più di 400 arresti, per non parlare di saccheggi e atti vandalici.
Anarchia è il termine che meglio descrive la situazione in cui è precipitato il Paese.
Lo stato d’emergenza in vigore da una settimana non riesce a fermare i manifestanti che sono alle porte di Quito, e vicinissimi a Carondelet, il palazzo della presidenza.
Oggi sono previsti nella capitale almeno 20.000 indigeni, che, insieme agli altri manifestanti, saranno una forza a cui il Governo ed i militari dovranno necessariamente cedere, secondo alcuni osservatori locali. Difficile capire cosa significhi in questo frangente ‘cedere’.

Molti i richiami della comunità internazionale contro la condotta delle Forze dell’Ordine, inclusi i militari, colpevoli di uso eccessivo della forza.

Abbiamo intervistato in esclusiva due protagonisti della vita politica del Paese, Andres Paez, e Esther Cuesta, chiedendo loro di spiegarci che sta accadendo nel Paese. Le loro posizioni esprimono molto chiaramente come la situazione politica sia così polarizzata che viene difficile immaginare come se ne possa uscire.

Ad Andres Paezgiurista, sociologo, noto politico prima di Izquierda Democrática, poi del movimento di destra CREO (Creando Oportunidades), per il quale è stato candidato alla vicepresidenza nel 2017, fervente oppositore di Correa, abbiamo chiesto chi ci sia dietro gli scontri ed il caos e cosa pensa delle misure economiche adottate dal Governo nazionale. “Le contromisure adottate erano inevitabili per un Governo che ha deciso di seguire un percorso opposto a quello imboccato dalle società moderne. Si sono impegnati a togliere i soldi dalle tasche della gente e quando si sono resi conto che questo metodo non riusciva a riattivare l’economia nazionale e la crisi, anzi, peggioravadisperati, hanno escogitato l’eliminazione dei sussidi”. Paez, poi, chiama in causa il Governo Correa, richiamando la “la mancanza del recupero dei 70 miliardi rubati dai delinquenti del Governo precedente, quelli dell’epoca del saccheggio’, a quel Governo non dobbiamo dimenticare che ha fatto parte, per ben 6 anni, l’attuale Presidente della Repubblica Lenin Moreno”.

Altra importantissima ragione che rende impopolare le contromisure economiche che hanno scatenato le proteste antigovernative “è il fatto che in Ecuador almeno 2 milioni di persone vivono con appena un dollaro e mezzo al giorno, mentre altri 2 milioni di abitanti vanno avanti con appena 3 dollari al giorno. E’ facile concludere che un quarto della popolazione del Paese vive in condizioni di povertà estremaQuesto aumento del prezzo del combustibile aggrava la loro situazione”, ha colmato quel vaso che sta in queste ore tracimando.

Il Governo ha sbagliato, secondo Paez. “Avrebbe dovuto, invece, abbassare l’ IVA affinché migliorasse il potere d’acquisto degli ecuadoriani”. Con queste misure la recessione morde pesantemente.
E però Paez in qualche misura sembra difendere le misure economiche di emergenza adottate dal Governoquando, affermando “nessuno vuole difendere il Governo, ma bisogna vedere il problema da un punto di vista più ampio”, chiama in causa il nemico di sempre, R…..Correa. “Sono convinto che dietro le proteste ci sia quel miserabile di Correa, che sta usando una parte dei soldi rubati per finanziare le proteste e cosí beneficiarsene. Il caos ed i saccheggi che stanno avvenendo nel Paese sono qualcosa a cui non eravamo abituati e credo siano favoriti da infiltrati correisti”.

Nemmeno nelle proteste da me indette contro il dittatore Correa ci sono mai stati azioni di disturbo così gravi, con danni alla proprietà pubblica e privata e peggio ancora feriti, che in ogni caso se e quando c’erano erano sempre dei nostri”, rivendica Paez.

Per Paez, che tira in ballo anche il Foro de São Paulo, “Qui c’è in gioco una lotta degli ecuadoriani contro il correismo; contro il foro di Sao Pulo e contro tutti quei mafiosi che vogliono salvare Correa”. Non arriva a parlare apertamente di colpo di Stato ma lo fa intendere: “Correa vuole diroccare Moreno e tornare al potere”.

Di tutt’altro parere è invece Esther Cuesta, parlamentare, Presidente della Comisión de Relaciones Internacionales Asamblea, politicamente vicina al ex Presidente Rafel Correa. “Le misure economiche sono assolutamente ingiuste”, esordisce Cuesta. “Eliminare il sussidio agli idrocarburi e in più pretendere di pregiudicare i precari del servizio pubblico penalizzandoli con un taglio del 20% allo stipendio nel caso in cui il loro contratto venisse rinnovato è sicuramente ingiusto. Ovvio che l’aumento della benzina provocherebbe immediatamente un aumento dei prezzi su tutti i prodotti alimentari, e alla fine ci ritroveremo con impiegati pubblici che oltre a vedersi decurtato lo stipendio del 20% dovrebbero anche fronteggiare la perdita del loro potere d’acquisto”.

Insomma, tutto aumenterà mentre gli stipendi diminuiranno, e inquadra le misure economiche di oggi con quanto accaduto nei mesi scorsi sul fronte economico-finanziario e nel contesto di riferimento del prestito ottenuto dal Fondo Monetario Internazionale. “Nel 2018, l’attuale Governo ha concesso un condono fiscale pari a 4.600.000.000 dollari ai 777 gruppi economici più grandi ed importanti del Paese. A loro hanno permesso di non pagare multe e interessi tributari. Se solo si fosse fatto pagare questo debito oggi conteremmo su molte più risorse economiche, che, con quello che si otterrebbe dall’eliminazione dei sussidi, e senza incidere ciò che più conta sull’economia familiare della maggioranza degli ecuadoriani, avremmo risolto una parte di problemi”.

Per ottenere un prestito dal Fondo Monetario Internazionale, prosegue Cuesta, “prestito pari a 4.200.000.000 dollari con interessi da usura, il Governo adesso si ritrova a dover adempiere ad esigenze e vincoli dettati, appunto, dal FMI, che in Ecuador pretende adottare le stesse misure che non hanno funzionato in altri Paesi . In Ecuador negli anni 80 e 90 abbiamo già subito queste ‘ricette economiche’ e ci hanno devastato, provocando disoccupazione, emigrazione , aumento della povertà e della povertà estrema”.

La parlamentare ci tiene a rilevare che “Militari e Polizia stanno reprimendo con un uso eccessivo della forza. A Quito per proteggere il Presidente e questo Governo stanno arrivando persino i carri armati. Nel Paese si stanno violando i diritti umani e si arrestano le persone senza rispettarne i diritti più elementari e tutto ciò avviene con la complicità dei media, che stanno coprendo gli abusi e manipolando l’informazione, per far passare l’idea che i manifestanti siano solo vandali e che vogliano destabilizzare il PaeseGli atti di vandalismo e di saccheggio che ci sono stati non possono delegittimare la protesta sociale”.
Lo stato di emergenza, secondo la parlamentare, sarebbe stato dichiarato illegalmente in quanto “senza il consenso del Parlamento”, che lo dovrebbe adottare “solo in caso di conflitto armato. In questo caso, ripeto, si tratta di una protesta sociale che è stata criminalizzata e per la quale oggi ci ritroviamo con 477 detenuti e feriti, tra cui anche studenti, giornalisti e poliziotti. Questo decreto serve solamente a censurare, e evitare a tutti i costi che la protesta riesca a sconfiggere il Governocome è già successo nel 2000 con il Presidente Jamil Mahuad, e nel 2005 con il Presidente Lucio Gutiérrez.

IGoverno, secondo Cuesta, “non potrà reggere alla protesta popolare”. Circa le accuse rivolte a Correa: “dire che Correa sta finanziando le manifestazioni è l’ennesima campagna che pretende far perdere credibilità alle richieste popolariNoi invece ci schieriamo dalla parte del popolo”.

Alle nove di sera ora locale (del 7 ottobre), il Presidente Moreno, nel frattempo ‘fuggito’ da Quito per mettersi al sicuro a Guayaquil, la capitale economica del Paese, presentandosi circondato da militari, dirama un comunicato nel quale assicura di essere vittima di un colpo di Stato, organizzato da Correa e dal Presidente venezuelano Nicolás Maduro, visitato poche settimane fa, a suo dire, anche da funzionari di spicco appartenenti al regime corresita, per appunto ultimare un golpe contro il suo Governo.
Moreno ribadisce di non voler tornare indietro sulle sue decisioni, ma apre la porta al dialogo con gli indigeni, che ormai incarnano l’insurrezione popolare. Ma le posizioni sono ormai molto, troppo polarizzate, e il rischio che ci scappi il morto ormai é più che concreto. Una scintilla e in Ecuador potrebbe presto regnare il terrore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore