giovedì, Ottobre 29

Economia circolare: crescita e occupazione

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Dopo la net economy e la green economy, si va affermando il concetto di economia circolare che, dal 2014, è al centro delle politiche ambientali europee. Infatti, lo scorso luglio la Commissione Ue ha approvato una serie di misure finalizzate ad incrementare il tasso di riciclo negli Stati membri e facilitare la transizione verso un economia di tipo circolare. Ma che cosa s’intende per economia circolare? Un modello economico che pone al centro la sostenibilità del sistema, in quanto anche questa viene contabilizzata. Una dinamica che fa pensare ad una linea chiusa (circolare) in cui il prodotto, a fine vita, non diventa un rifiuto ma viene riciclato o si presta ad altri tipi di utilizzo, evitando di finire in discarica come nel modello economico lineare (materia prima – produzione – utilizzatore finale).

Un modello che, però, prevede uno schema più complesso rispetto al semplice riciclo. Infatti, non si tratta semplicemente di riciclare il più possibile, il prodotto deve essere concepito, fin dalla sua pianificazione, per essere riutilizzato in ambiti differenti o trasformato facilmente in un nuovo prodotto. Un tipo di economia che prevede innanzitutto che vengano utilizzate il più possibile le fonti di energia rinnovabile e che ci sia un elevato passaggio di informazioni tra i diversi soggetti economici. È necessaria, inoltre, una alta capacità di innovazione e prodotti pensati in maniera efficiente, che durino nel tempo e che possano essere riciclabili o riutilizzabili in altre forme.

Si tratta di un processo che si sviluppa su due linee: efficienza nell’uso delle risorse, in particolare efficienza energetica, ricorso alle energie rinnovabili, risparmio idrico e riduzione del consumo di suolo da un lato; e aumento dei tassi di riutilizzo (ad esempio per quanto riguarda gli imballaggi) e di riciclo dei materiali, sia legati ai rifiuti industriali che urbani, dall’altro. In questo ambito possiamo citare un esempio virtuoso che è il sistema CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), in quanto ha mostrato un buon funzionamento. Adesso si tratta di spingere i risultati ancora più avanti”, ci dice Edoardo Croci, economista ambientale, docente all’università Bocconi di Milano ed ex Assessore all’Ambiente di Milano.

 

Croci, il beneficio economico che deriverebbe da questo tipo di sviluppo circolare è quantificabile?
Diversi studi hanno dimostrato che l’intera filiera del riciclo vale circa 10 miliardi di euro all’anno. Una dimensione analoga vale il settore delle rinnovabili. Grazie all’efficienza energetica la bolletta energetica nazionale è più bassa di un importo di un ordine di grandezza comparabile. Tre ambiti, questi, che rientrano appunto nel concetto di economia circolare, e più in generale nella green economy, con la differenza che i primi due punti (riciclo e rinnovabili) apportano benefici in termini di crescita della filiera e di occupazione, mentre l’ultimo (efficienza energetica) oggi permette soprattutto un risparmio economico e in prospettiva può rappresentare un volano per la ripresa di alcuni settori, come l’edilizia.

Nei numeri da lei citati vengono considerati anche i costi indiretti (come quelli legati all’inquinamento)?
No si parla solo di costi diretti, se poi aggiungiamo quelli indiretti, cioè quelli riferibili alla riduzione dei danni dell’iquinamento, il beneficio economico cresce.

Questo tipo di economia si basa su un concetto che prevede il riutilizzo o il riciclo del prodotto, ma in questa maniera le aziende venderanno meno prodotti?
Si parla di riutilizzo di imballaggi e riciclo dei materiali contenuti nei prodotti (di prodotti direttamente riutilizzabili oggi ne abbiamo pochi di esempi). Il riutilizzo degli imballaggi permette alle aziende di risparmiare, perché le materie seconde costano meno di quelle prime.

Quali difficoltà e costi deve affrontare il comparto industriale italiano per percorrere questa via? E a che punto siamo attualmente?
Siamo messi abbastanza bene proprio perché a causa della povertà di materie prime siamo abituati a fane un uso efficiente e, sebbene molti Paesi del nord Europa si stiano muovendo molto più velocemente di noi su questa strada, la penisola sta continuando a mantenere una posizione di leadership in Europa per quanto riguarda l’efficienza energetica. Anche per quanto riguarda il riclo il nostro sistema funziona, anche se non ha ancora raggiunto gli obiettivi europei. In altri ambiti come quello del consumo idrico e del consumo di suolo siamo invece degli spreconi.In generale la maggior parte delle aree del Mezzogiorno sono più arretrate rispetto al nord. Le difficoltà, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, sono nell’investire in processi e prodotti innovativi. Sì, perché è necessario investire con continuità se non vogliamo rimanere indietro. Non investire sarebbe un errore per il sistema produttivo italiano, il rischio è quello di un’elevata perdita di competitività sul piano globale.

Per parlare di un’economia italiana completamente circolare quanto tempo dovremmo aspettare?
Attualmente il pacchetto europeo sull’economia circolare è stato fermato dalla Commissione guidata da Junker, ma questo non vuol dire che in Italia non sia utile portarlo avanti. Anzi, nell’annunciato Green Act del Governo Renzi questa parte dovrebbe avere un forte rilievo È l’unica via per creare opportunità di crescita e occupazione.

Qual è il ruolo dei decisori politici in questa transizione?
Un ruolo estremamente rilevante e a tutti i livelli, perché, in molti casi, stiamo parlano di mercati regolati. È necessario attuare una riforma della fiscalità, che riduca le tasse sui redditi e il lavoro e aumenti quelle ambientali e implementare un quadro regolatorio che favorisca lo sviluppo delle industrie verdi, disincentivando le attività maggiormente inquinanti.

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