martedì, Novembre 12

Ecco tutto l’arsenale del Venezuela di Maduro Maduro adesso può solo contare sulla fiducia incondizionata delle Forze Armate Bolivariane: ecco la loro storia e le loro dotazioni

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Ieri il Venezuela ha vissuto una delle giornate più convulse della sua storia e il destino del Paese sudamericano sembra dipendere ora dalle mosse che, prima o poi, attueranno le forze armate chaviste.

Dopo il contestato giuramento del 10 gennaio scorso, con il quale Nicolas Maduro ha rinnovato il suo mandato alla Presidenza del Venezuela per il sessennio 2019-2025, sono seguiti giorni di polemiche e tensioni sfociate poi in violente proteste che hanno portato all’auto proclamazione come Presidente ad interim di Juan Guaidó, l’attuale Presidente dell’Assemblea Nazionale. Stati Uniti, Gruppo di Lima e OAS (Organization of American States) hanno immediatamente riconosciuto l’autorità del ruolo assunto da Guaidó attraverso dei comunicati ufficiali.

Adesso Maduro si trova praticamente tutti contro, o quasi. ‘Quasi’ perché l’erede di Hugo Chavez, oltre a godere ancora del benestare di Paesi influenti sul piano internazionale come Russia e Cina, ai quali si è aggiunta la Turchia – ci si chiede, però, quale ruolo potrebbero giocare a questo punto in cui la situazione socio-politica venezuelana sembra essere arrivata ormai ad un ‘aut aut’ – può contare sull’appoggio della FANB, la Fuerza Armada Nacional Bolivariana.

Le forze armate venezuelane, infatti, si sono rifiutate di riconoscere Guaidó come Presidente ad interim. A rendere nota questa posizione è stato il Ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, che attraverso il suo account Twitter ha rilasciato la seguente dichiarazione: «La disperazione e l’intolleranza minacciano la pace della Nazione. I soldati della Patria non riconoscono il Presidente che ci è stato imposto sotto linfluenza di interessi stranieri e auto proclamatosi illegalmente: le forze armate stanno difendendo la Costituzione e sono garanti della sovranità nazionale». Sulla stessa linea di Padrino Lopez, il capo del Comando Operativo Strategico del FANB (Ceofanb), Remigio Ceballos Ichaso, che ha sottolineato come tutto il corpo militare è vicino al popolo e fedele al Comandante Maduro. Come riporta il sito ufficiale della vicepresidenza, anche altri membri dellAlto comando militare non hanno fatto mancare il loro sostegno al leader chavista.

Andiamo allora a vedere più nello specifico com’è strutturata e qual è la storia della forza militare venezuelana che dovrebbe proteggere e fare da scudo al regime bolivariano che sembra avviarsi verso la fine.

Quando Hugo Chavez prese il potere nel 1999 avanzò la cosiddetta alianza cívica-militar con la quale coinvolse i militari all’interno delle politiche pubbliche e attraverso cui avviò una politicizzazione delle forze armate con lo scopo di renderle partecipi allo sviluppo nazionale. Per mettere in pratica questa idea, Chavez attuò il Plan Bolivar 2000’, un programma sociale di emergenza tramite il quale inviò personale militare in tutto il Paese per riparare e modernizzare infrastrutture, fornire soccorsi medici di emergenza, ripulire strade e fossati, distribuire cibo ai poveri. Dopo il golpe del 2002 – quando gli ufficiali fedeli a Chavez riuscirono a riportarlo al potere – questa alleanza andò ancora più intensificandosi: da allora militari ricoprirono ruoli chiave in uffici governativi e nella pubblica amministrazione. A ciò si deve aggiungere che la minaccia di uninvasione imperialista da parte degli Stati Uniti ha sempre tormentato il Governo chavista ed è stata la scusa con la quale Chavez ha giustificato laccumulo di armi nel Paese, specialmente attraverso accordi con Mosca. La Russia, infatti, rimane ancora oggi il primo fornitore di armi del Venezuela e proprio all’inizio del dicembre scorso ha inviato a Caracas due Tu-160, bombardieri strategici supersonici in grado di trasportate missili da crociera o nucleari.

Alla morte del leader Chavez, la politica dell’‘alianza cívica-militar’ è stata perseguita da Maduro, ma ha portato col tempo ad una connivenza di interessi tra élite politiche, di Governo e militari: ecco perché il regime chavista gode, ad oggi, di una fiducia incondizionata da parte dei membri delle FANB e per cui lo stesso Padrino Lopez si è detto disposto a morire per il Presidente a margine del giuramento dello scorso 10 gennaio.

La Fuerza Armada Nacional Bolivariana – così come sancito dall’articolo 328 della Costituzione – è costituita da quattro componenti: l’Armada Bolivariana (la Marina), l’Aviación Militar Venezolana, l’Esercito e la Guardia Nazionale. La Milicia Nacional Bolivariana, invece, non è proprio una componente delle FANB, ma una forza civile complementare.

Come spiega la carta costituzionale venezuelana all’articolo 329, «lEsercito, lArmata e lAviazione hanno come responsabilità essenziale la pianificazione, lesecuzione e il controllo delle operazioni militari richieste per assicurare la difesa della Nazione», mentre la Guardia Nazionale «coopera nello sviluppo di dette operazioni ed ha come responsabilità basilare la conduzione delle operazioni richieste per il mantenimento dellordine interno del Paese. La Forza Armata Nazionale può esercitare le attività di polizia amministrativa e di indagine penale ad essa attribuite dalla legge».

Esercito

Le origini dellEsercito risalgono al XVIII secolo, tuttavia la sua vera fondazione avviene il 19 aprile 1810, durante la guerra d’indipendenza, e dal 2008 è suddiviso in otto REDI (Regiones Estrategicas de Defensa Integral) per coprire tutto il territorio nazionale. L’esercito è responsabile delle operazioni di terra e di difesa dei confini nazionali e l’attuale Comandante è il Tenente Jesús Rafael Suárez Chourio. Il personale militare dell’Esercito, secondo ‘Global Fire Power’, sarebbe costituito da 123.000 soldati, di cui 115.000 attivi e 8.000 in riserva.

L’Esercito avrebbe in dotazione oltre 250.000 fucili d’assalto, di cui 100.000 Kalashnikov, eredità di un accordo tra Russia e Venezuela del 2006, in base al quale in base Mosca si impegnava a  costruire a Caracas impianti di produzione per fabbricare fucili AK (tipi 103 e 104) e relative munizioni. Sarebbero circa 700, invece, i veicoli corazzati, 696 i carri armati, 57 i mezzi di artiglieria semovente e 52 i lanciarazzi.

Secondo ‘Reuters’, che nel 2017 ha potuto analizzare un dettagliato documento militare, il Venezuela possedeva, in quell’anno, 5.000 missili terra aria SA-24 Man-Portable Air-Defense System (MANPADS), conosciuti anche come Igla-S., di produzione russa. Missili MANPADS che, montati sulla spalla, possono essere azionati da una sola persona e rappresentare una seria minaccia per gli aerei commerciali e militari.

Marina

La storia della Marina bolivariana – la cui missione è la difesa navale «al fine di garantire l’indipendenza, la sovranità e l’integrità degli spazi acquatici della Nazione»inizia nel 1811 con l’istituzione della prima Scuola Navale del Venezuela nel porto di La Guaira, con il nome di Escuela Náutica, sotto la direzione del tenente Vicente Parrado. Da allora è stata costantemente rimodernata ed efficacemente equipaggiata. L’attuale Comandante è Giuseppe Alessandrello Cimadevilla.

L’equipaggiamento della Marina venezuelana consisterebbe in: 2 sottomarini tedeschi di classe Digita 209, 3 fregate di origine italiana, 4 corvette, 10 motovedette, 2 cisterne di sbarco e 3 navi ausiliarie. La Marina, inoltre, possiede la nave oceanografica ‘Punta Brava’ (BO-11), equipaggiata con le più recenti attrezzature scientifiche per lo studio oceanografico.

Guardia Nazionale

La legge n.19.330 del 4 agosto 1937 costituisce l’atto legale col quale viene istituita la Guardia Nazionale, per la costituzione della quale, nell’ottobre dell’anno precedente, era stata inaugurata la Scuola nazionale di Polizia, istituto dove si formarono al primo anno 136 studenti: 100 frequentanti il Corso della Guardia Nazionale e 36 quello di Ricerca, per diventare Responsabili dei Servizi di Sicurezza. Compito essenziale dalla Guardia Nacional Bolivariana, composta da circa 100.000 unità, è il mantenimento dell’ordine pubblico e il difesa dei confini.

Aviazione

Sebbene il 10 dicembre 1920 sia stata fondata la Escuela de Aviación Militar, l’Aviazione venezuelana vedrà la luce, come corpo militare effettivo, il 22 giugno 1946, attraverso il Decreto Legge n. 349 che decretava completate le Fuerzas Aéreas Venezolanas (FAV) dopo anni di lezioni cui presero parte anche gli italiani Ivo de Bittembeschi, come istruttore di bombardamenti, e il Maggiore Oscar Molinari, come istruttore di caccia.

Ma è solo a partire dal XXI sec. che la FAV, con l’integrazione della Fuerza Armada Nacional Bolivariana, assunse il nome di Aviación Militar Bolivariana. Perseguendo il miglioramento e l’ammodernamento dei suoi sistemi d’arma, negli anni l’Aviazione ha acquistato numerosi aerei militari tra cui: caccia da superiorità aerea SU-30MK2; caccia F-16; la Y-8 per il trasporto tattico; elicotteri Mi-17; velivolo da addestramento come il K-8W e il Diamond DA-40.

In totale, sarebbero circa 280 i velivoli in dotazione all’Aviazione venezuelana, di cui 39 aerei da attacco, 39 caccia, 138 da trasporto e 98 da addestramento.

Milizia

L’origine della Milizia risale all’agosto 2008 quando fu approvata la legge organica delle forze armate bolivariane con la quale si creò questo ‘corpo specialedipendente dalla Presidenza e deputato a integrare le FANB nella difesa della Nazione. In realtà avrebbe dovuto essere integrata alle FANB già nel 2007 come risultato della riforma costituzionale, ma quell’anno Chavez perse il referendum volto ad abrogare la Costituzione, dunque, la Milizia rimane ancora un corpo ‘slegato’ dalle altre forze armate. In totale sarebbero 500.000 i miliziani facenti parte della Milicia Nacional Bolivariana.

Le spese militari venezuelane sono state invece prese in analisi dalla CIA (Central Intelligenze Agency). Secondo i dati relativi al 2015 – quindi prima del totale collasso economico dello Stato sudamericano – le spese militari venezuelane ammonterebbero all’1% del PIL del Paese. Un statistica in linea col rapporto spesa militare-PIL degli anni precedenti: 1,16% (2014); 1,43% (2013); 1,3% (2012); 0,75% (2011).

Questa, dunque, la forza militare su cui può contare, al momento, Maduro e dalle cui sorti dipenderà il destino di un Paese ormai diviso in due, ma letteralmente dilaniato a livello sociale ed economico. Per adesso il sostegno dei militari al chavismo è forte, ma è indubbio che, stando ai fatti e ai comunicati ufficiali, le pressioni internazionali aumenteranno nei prossimi giorni. Cosa succederà allora? Il rischio di una spaccatura in seno alle FANB è da prendere sicuramente in considerazione, ma questo vorrebbe dire evocare i fantasmi di una nuova, ennesima, guerra civile.

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