domenica, Luglio 21

Ecco quegli animali … visionari e ribelli Giraffe, tori, tigri in fuga: una carrellata di nonumani alla ricerca disperata della libertà, pronti a tutto, anche al suicidio

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La drapetomania, quale etichetta diagnostica con cui svilire e al tempo stesso reprimere dissenso e anelito di libertà, della quale ho cercato di spiegare origine e significato nel mio intervento di ierisi insinua oggi in tanti aspetti della vita umana ma soprattutto in modo incontestabile nella vita dei nonumani, quelli a cui in tanti modi diversificati viene tolto ogni spazio di libertà, quelli che vengono sottoposti a sfruttamento e umiliazioni di intollerabile ferocia, a cui viene negata ogni espressione di una vita di relazione gratificante e autodeterminata: schiavi quindi a tutti gli effetti.
I luoghi dove questo genere di crimini è consumato sono eterogenei: a partire da quegli spazi di perdizione che sono gli allevamenti intensivi, passando da circhi e zoo, attraversando i laboratori di vivisezione, i maneggi, e altro ancora, tutte situazioni di detenzione per animali, destinati a un fine pena mai.

Ma da sempre esiste un fenomeno, che un tempo non veniva rilevato, ma che oggi, grazie ad un nuovo interesse dedicato ai nonumani, viene sempre più spesso posto sotto i riflettori. E’ quello degli animali che si ribellano, che trasformano oltraggi e mortificazioni in disobbedienza e rivolta.

Numerosissimi quelli che fuggono da circhi. Il giovane giraffotto che galoppa da solo per qualche ora di libertà tra le strade di Imola alla larga dal circo Orfei, inseguito, braccato e poi ucciso da una dose eccessiva di anestetico, che dovrebbe placare la sua irruenza e invece ferma il suo cuore (settembre 2012). La tigre bianca che preferisce la passeggiata felpata su una pericolosissima circonvallazione palermitana alle sbarre del circo Svezia, dove viene costretta a rientrare dopo la cattura (gennaio 2017).

La sua conspecifica che vaga per ore nei dintorni di Parigi finchè il proprietario del circo, uno di quelli che amano i propri animali tanto da domarne ogni istinto o almeno illudersi di essere in grado di farlo, la avvista lungo i binari e le spara, così la questione è risolta (novembre 2017). In questi casi l’opinione pubblica, tra sospiri di sollievo per il pericolo scampato e malcelata soddisfazione per un avventura vissuta di sponda, a basso prezzo e sulla pelle altrui, esprime anche una solidarietà crescente per i fuggitivi. Non è un caso, perché la reazione si innesta su un crescente cambiamento di prospettiva, che giudica intollerabile, crudele, primitiva la reclusione di animali esotici nelle strutture circensi. In un panorama culturale in evoluzione tanto da essere recepito persino a livello legislativo (!!!), nella fuga dai circhi si riconosce l’espressione di una rivolta sacrosanta alla quotidiana negazione dei propri diritti, regolarmente calpestati.

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