martedì, Marzo 26

Ecco la Schengen africana, l’Ua firma il AfCFTA Intervista ad Anco Marzio Lenardon, CEO di ETC Group e presidente di Uni Africa

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L’Italia ha, da tempo, avviato rapporti commerciali con gli Stati africani. Rapporti e scambi che, probabilmente, cresceranno negli anni. L’italia può trarne qualche vantaggio?

Le opportunità di mercato ci saranno e ci sono tutt’ora. Ma un freno degli scambi commerciali deriva dalla mancata, o errata, informazione che si fa riguardo i servizi e i finanziamenti stanziati per svolgere attività economica o commerciare con i Paesi africani. La sottoscrizione di ieri dovrebbe permettere alle imprese italiane, che per taglia e tipologia sono tailor made per il mercato africano, nuove scelte di mercato e potenziali clienti, ma questo deve essere accompagnato da una corretta informazione riguardo agevolazioni e servizi, per permettere alle imprese di spostare competenze e capitali. Il cambiamento dovuto dal trattato, deriva in buona parte dal supporto informativo e assistenziale statale. I vantaggi potrebbero essere molti, a cominciare da quelli doganali, per andare alle attività di joy-venture, per le imprese produttrici di macchinari tecnici, per la formazione professionale. Settori, questi, che sono presenti sul territorio, ma numericamente ancora non sufficienti. Si tenga conto che la comunità italiana più grande in Africa è rappresentata dal clero e dai suoi distaccamenti sul territorio, mentre altri Paesi possono contare su proprie comunità con all’interno i diversi ruoli sociali e professionali, e questo crea una rete più radicata, perfetta per lo sviluppo di nuovi business e nuove attività.

Per un imprenditore italiano, quindi, investire in Africa conviene in questo momento?

Sì, ma con le dovute precauzioni. In quanto si può correre il rischio che tutto questo possa risultare una moda su cui tutti si buttano. Come molti mercati, anche quello africano è un mercato ‘difficile’, in quanto può variare da Stato a Stato. Per le opportunità che ad oggi ci sono un imprenditore, ma per svolgere una corretta attività è necessario conoscere tutti gli aspetti che intercorrono, e la variabilità delle singole economie di certo non aiuta. Per questo servizi ed informazione sono necessari insieme agli investimenti. Il continente africano è vastissimo, e le sue regioni sono tra le più grandi del mondo. La differenza tra i diversi territori e la loro conoscenza giocano un ruolo fondamentale per chi vuole investire.

In merito alla politica interna dei vari Paesi, quali possono essere i rischi legati all’assenza di barriere doganali?

I rischi ci possono essere in termini di sicurezza, ma non in termini di economia e mercato. Molti osservatori si soni posti il problema del terrorismo, e del fatto che in mancanza di barriere doganali lo spostamento dei vari gruppi terroristi può risultare più semplice. In realtà, è solo un punto di vista in un contesto ben più ampio. Per quanto che se ne dica, terroristi e trafficanti sono osservati dalle autorità africane, e normalmente non utilizzano metodi di viaggio legali attraverso i confini doganali, ma attraverso dei tracciati completamente illegali. Le forza di polizia esistono, e le organizzazioni internazionali, tra cui l’Europa, stanno puntando molto sull’antiterrorismo. Inoltre, cooperazione intra-africana significa anche cooperazione in termini di sicurezza, e più comunicazione tra le autorità, cosa che, al contrario, favorisce l’individuazione dei terroristi. In merito al fenomeno migratorio, nemmeno quest’aspetto può considerarsi come un rischio, perchè l’immigrazione che viene contestata è un immigrazione clandestina, senza il supporto di nessun documento, che quindi non utilizza i canali di trasporto tradizionali.

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