lunedì, Dicembre 16

Ecco la Schengen africana, l’Ua firma il AfCFTA Intervista ad Anco Marzio Lenardon, CEO di ETC Group e presidente di Uni Africa

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L’Africa diventerà, presto, l’area di libero scambio commerciale più grande del mondo, dopo l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Nella giornata di ieri, al vertice tenutosi nella capitale del Ruanda, Kigali, 44 Paesi dell’Unione africana (Ua) hanno firmato l’accordo per la creazione della zona di libero scambio continentale che, una volta ratificato da almeno 22 parlamenti nazionali, porterà alla creazione della più grande area di libero scambio. Un progetto, quello della African Continental Free Trade Area” (AfCFTA) nato dal vertice dell’Unione Africana di Johannesburg, nel giugno del 2015, per facilitare la circolazione dei beni e dei servizi, armonizzare le procedure doganali e accelerare l’integrazione del mercato africano. Una sorta di Trattato di Schengen del continente africano, che permetterà, proprio come l’accordo europeo, la libera circolazione dei beni tra gli Stati che parteciperanno alle negoziazioni.

Sebbene l’accordo abbia come obiettivo una maggiore liberalizzazione commerciale e faciliti la mobilità intra-africana, il nuovo accordo si sovrappone a numerosi accordi bilaterali già in vigore, motivo, questo, che ha spinto alcuni Governi a non presentarsi al vertice di Kigali. Tra questi, ha creato qualche preoccupazione la mancata presenza della Nigeria e Sudafrica, due delle economie africane più importanti, oltre a Botswana, Lesotho, Namibia, Zambia, Burundi, Eritrea, Benin, Sierra Leone e Guinea Bissau. I blocchi regionali che hanno aderito sono, invece, il Comesa (mercato comune dell’Africa orientale e australe), la Comunità dell’Africa orientale, la Sadc (Africa australe), la Comunità economica degli stati dell’Africa centrale (CEEAC), l’Ecowas (Africa occidentale ) , l’Unione del Maghreb arabo e la comunità degli Stati del Sahel-Sahara.

L’obiettivo, dichiarato dal presidente della Commissione Ua Moussa Faki Mahamat, è quello di far entrare in vigore le norme dettate dal trattato entro la fine dell’anno, per dare tempo agli Stati di ratificare l’accordo e rimpiazzare i precedenti accordi bilaterali. «I nostri cittadini, le nostre imprese e, soprattutto, i nostri giovani non possono più aspettare per vedere cadere le barriere che dividono il nostro continente», ha detto Mahmat, aggiungendo la necessità di ulteriori azioni comunitarie per far cambiare posizione «a quelli che, fuori dall’Africa, pensano, con aria di sufficienza, che le nostre decisioni non possono materializzarsi».

Nella sua prima fase, l’accordo prevede la rimozione delle tariffe sul 90% delle merci scambiate a livello continentale, mentre il restante 10% verrà inserito tramite accordi futuri. Ma, se sono stati 44 gli stati membri che hanno firmato la dichiarazione di fine vertice, solo 27 hanno firmato il protocollo per il libero movimento delle persone. Aspetto, questo, che rappresenta un elemento fondamentale dell’accordo AfCFTA, in quanto le stime sulla crescita periodica si basano, anche, sulla libertà che i cittadini hanno di poter operare economicamente in altri Stati. L’intesa, una volta ratificata da tutti gli Stati, dovrebbe creare un blocco con un Pil complessivo di 2.500 miliardi di dollari (2.000 miliardi di euro) e un mercato di 1,23 miliardi di persone.

Ma per l’Europa è un vantaggio, o un freno? Una conseguenza significativa del nuovo accordo africano include proprio il mercato europeo, già da tempo presente nel continente africano, che potrà guardare a al ‘nuovo’ mercato come un opportunità di investimento maggiore e sbocchi commerciali più ampi. Ne parliamo con Anco Marzio Lenardon, CEO di ETC Group e presidente di UniAfrica.

 

Ieri 44 Paesi dell’Ua hanno frmato a Kigali l’accordo per la creazione di una zona di libero scambio continentale. Nel contesto del mercato globale, questo accordo rafforzerà il peso economico del continente africano?

Innanzitutto, bisogna dire che la firma è stato un evento importante ma non scatenante. Il processo di creazione della zona di libero scambio è cominciato da diversi anni, in quanto le macroregioni ONU, quindi Africa Occidentale, Ecowas, Sadc, ed Eac, hanno già adottato diverse misure in merito ad una maggiore liberalizzazione commerciale intra-africana, quello che deriverà da quest’azione sarà un ulteriore passo verso l’integrazione e il libero scambio tra queste macroregioni. Ci vorrà comunque del tempo prima che questa sottoscrizione venga attuata a livello pratico, anche se è stata cosa che ci si aspettava. Questo porterà, come si è visto nei Paesi che hanno adottato quest’economia, ad un maggior scambio interno, quindi commercio e mobilità, ma servirà a dare una spinta anche in funzione della cooperazione europea.

Cambierà qualcosa per i rapporti commerciali tra Stati africani ed europei?

L’Europa ha già avviato lo stanziamento di fondi Blending, che servono per garantire gli investimenti, per un totale di 44 miliardi di euro, anche se prima rimanevano alcuni ostacoli, come l’accesso stesso ai mercati di alcuni Stati dovuto dalle norme burocratiche restrittive. Con il nuovo accordo, gli investitori europei troveranno meno restrizioni e più possibilità di movimento, cosa che incentiverà ancora di più gli scambi Europa – Africa.

La crescita della cooperazione tra i due continenti vicini, andrà più a vantaggio dell’Europa o dell’Africa?

L’opportunità più grande è in mano all’Europa. Ci sono due aspetti: il primo riguarda la questione dell’immigrazione, a cui è collegato il problema demografico che c’è in Africa – un fenomeno che continuerà ad avere un tasso di crescita molto alto. Come è stato detto in varie analisi, l’unico modo per far fronte ad un problema che è destinato ad assumere proporzioni molto grandi, è stanziare fondi ed incentivare gli investimenti nel continente africano, per far crescere l’economia interna e aumentare le condizioni di lavoro locali. Tradotto, questo significa anche più opportunità per che dall’estero vuole investire. L’ Africa oggi, ha già molti partner globali che hanno investito nel continente, come la Cina, l’India, la Russia e gli Stati Uniti. A questi si aggiungono gli Stati europei, come le gli ex Paesi coloniali, ma non solo, anche la Danimarca sta intervenendo nel panorama africano. Infatti, sono presenti molti espatriati che fanno attività economica in maniera sostenibile. Visto che oggi l’Africa conta di tante partnership mondiali, che hanno molti interessi nel continente, questo accordo per l’Europa può rappresentare una sfida per le opportunità che porta, anche alla luce della storia e della vicinanza geografica. É nell’interesse dell’Europa fare l’interesse dell’Africa, creando occupazione, anche per gli europei, e limitando così l’immigrazione, che non è altro che lo spostamento di persone che vivono in aree disagiate.

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