giovedì, Gennaio 23

Ecco come risponde la Cina ai dazi americani I dazi sulle importazioni imposti dagli USA, potrebbero scatenare una guerra commerciale tra le due maggiori potenze economiche globali, ne parliamo con Ross Feingold, analista e consulente politico di Taipei

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La decisione del Presidente americano Donald Trump di introdurre dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio, ha suscitato non poche critiche a livello internazionale, dal Canada, alla Corea del Sud, al Messico alla Francia. Con una forte dichiarazione, venerdì scorso, Bruno Le Maire, Ministro dell’economia francese, ha affermato che se tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea si scatenasse una guerra commerciale, ci sarebbero ‘solo perdenti’. Secondo esperti del settore, le esportazioni cinesi di acciaio e di alluminio verso gli Stati Uniti sono diminuite sostanzialmente negli ultimi anni a causa in gran parte delle misure protezionistiche adottate contro le società cinesi, quindi le nuove tariffe avranno un impatto minore sulla Cina rispetto a UE, Canada, Corea del Sud e Brasile. Nel 2017, le esportazioni cinesi di acciaio verso gli Stati Uniti si sono attestate a 1,18 milioni di tonnellate, in calo del 78,15% rispetto al 2006, secondo quando scrive Wang Guoqing, direttore del Centro di ricerca sulle informazioni sull’acciaio a Pechino, in un articolo per il ‘Global Times’ . Wang spiega che le esportazioni nel mercato statunitense hanno rappresentato solo l’1,57% delle esportazioni totali di acciaio della Cina nel 2017, rispetto al 12,56% del 2006,  il calo è stato causato dall’aumento delle misure antidumping e compensative degli Stati Uniti dal 2006.

Nonostante ciò, la Cina resta nell’occhio del ciclone, essendo comunque secondo l’International Trade Administration, tra le maggiori fonti di importazioni di acciaio degli Stati Uniti. Per quanto riguarda il commercio, l’industria statunitense dell’agricoltura è particolarmente vulnerabile alle contromisure cinesi. Il Paese secondo quanto dichiarato dal Dipartimento dell’agricoltura estera degli Stati Uniti a gennaio 2017, rappresenta il secondo mercato per le esportazioni agricole statunitensi.  L’ambasciata cinese a Washington non ha risposto immediatamente a una richiesta di CNBC.com di commentare la decisione di Trump sui dazi, ma la prospettiva di una guerra commerciale tra le due maggiori potenze economiche globali sembra essere oggi un’ipotesi non troppo utopica e decisamente preoccupante. D’altra parte, sembrerebbe che la Cina stia cercando un’accordo con l’Europa per organizzare un piano di azione nei confronti della decisione del Presidente Trump. In una conferenza tenutasi oggi dell’Assemblea Nazionale del Popolo, Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, ha dichiarato: «Cina e Ue hanno la comune responsabilità di salvaguardare il sistema di commercio globale, e occorre accelerare i negoziati per concludere l’accordo sugli investimenti tra Cina e Unione Europea. Ci sono anche alcuni punti di disaccordo tra Pechino e Bruxelles, entrambe le parti hanno capito il bisogno di ‘mettersi nei panni l’uno dell’altro’». «Nonostante ci siano ancora incertezze a livello globale», conclude Wang Yi, «la Cina e’ pronta a essere un partner per l’Unione Europea per fornire maggiore stabilita’ e per fare del mondo un posto migliore».

Zhang Yesui, portavoce del Parlamento della Repubblica popolare cinese, ha lanciato questo avvertimento «La Cina non vuole una guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma assolutamente non resterà ferma a guardare, mentre i suoi interessi vengono danneggiati. Prenderà le misure necessarie». Ma di quali ‘misure necessarie’ stiamo parlando? Gli economisti di Goldman Sachs Alec Phillips e Andrew Tilton. In un rapporto del 26 gennaio, hanno esposto cinque modi in cui la Cina potrebbe reagire alle tariffe statunitensi: Tramite ulteriori tariffe o altre restrizioni all’importazione di beni o servizi statunitensi verso la Cina, in particolare per le merci agricole o le attrezzature di trasporto. Questa è la linea di condotta più probabile, hanno detto gli economisti. In secondo luogo con la regolamentazione o un’altra azione sfavorevole nei confronti di società statunitensi operanti in Cina; con il deprezzamento del tasso di cambio, mitigando gli effetti negativi delle tariffe sulle esportazioni cinesi; con le vendite di beni degli Stati Uniti, come i Treasury statunitensi ed infine, con un cambio di posizione sulla  questione Corea del Nord o su altri problemi geopolitici.

Noi ne abbiamo parlato con Ross Feingold, analista e consulente politico di Taipei.

«La Cina non vuole una guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma assolutamente non resterà ferma a guardare, mentre i suoi interessi vengono danneggiati. Prenderà le misure necessarie». Questo è l’avvertimento lanciato da Zhang Yesui, portavoce del Parlamento della Repubblica popolare. Di quali ‘misure necessarie’ stiamo parlando? Quali sarebbero quelle necessarie secondo lei?

Per quanto riguarda le tariffe, la Cina potrebbe avviare controlli antidumping e antisovvenzioni sui prodotti statunitensi, analogamente a quanto gli Stati Uniti fanno periodicamente con i prodotti cinesi. La Cina potrebbe anche imporre la sicurezza nazionale come base per nuove tariffe (in contrapposizione al dazio antidumping e compensativo). Nello spazio non tariffario, le opzioni sono ampie ma ci sono tre aree specifiche da osservare. Innanzitutto, modifiche all’ambiente operativo per le società statunitensi. Ciò potrebbe includere verifiche da parte di agenzie governative in pratiche fiscali, di lavoro e ambientali. Azioni di controllo sull’applicazione di leggi

e normative in modi nuovi e più rigorosi, rispetto a quanto fatto in precedenza, avrebbero un impatto sulle operazioni commerciali in corso in Cina, ma anche sulla facilità con cui i prodotti statunitensi entrano nel mercato. In secondo luogo, la sospensione dell’accesso alle decisioni di mercato. Quando Xi Jinping fece visita al Presidente Trump ad aprile 2017,  la Cina annunciò una significativa apertura al mercato nei servizi agricoli e finanziari, apertura che gli Stati Uniti cercavano da molti anni. In terzo luogo, gli acquisti e gli ordini dovrebbero essere annullati, sia per l’agricoltura, gli aerei o piccoli acquisti. In quarto luogo, la relazione politica. Ciò include la sospensione di forum bilaterali per discutere di questioni commerciali e di altro tipo, nonché una più ampia cooperazione su questioni come la Corea del Nord.

Quali sono le misure che effettivamente sta approntando la Cina per rispondere ai dazi imposti dagli Stati Uniti?

A breve dovremmo aspettarci che la Cina minaccerà pubblicamente di intraprendere tutte le potenziali azioni che può, anche se molto probabilmente la più facile da attuare con un breve preavviso sarebbe la ritorsione sulle tariffe rispetto a specifici prodotti statunitensi. Un’azione così rapida mostrerebbe al pubblico dei media cinesi e internazionali, ma anche a quello americano, che la Cina è in grado di reagire prontamente, ma mantenendo comunque la flessibilità e la disponibilità ad impegnarsi in un dialogo con gli Stati Uniti.

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