giovedì, Aprile 25

Ecco come la scienza ci salverà dal terrorismo

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 L’identificazione di questi marcatori o profili di potenziali terroristi potrebbe impedire il verificarsi di altri attacchi? E come?

Gli studi futuri testeranno il valore predittivo del giudizio morale e di altri compiti socio-cognitivi per identificare individui pericolosi insorti. In questo senso, sono necessari ulteriori studi trasversali e longitudinali per testare il valore predittivo dei compiti di cognizione morale, nella valutazione del futuro comportamento aggressivo, e dell’adattamento sociale.

Nel caso da noi analizzato, dato che i terroristi che abbiamo seguito, presentavano giudizi morali alterati, problemi di riconoscimento delle emozioni e livelli elevati di aggressività, vale la pena progettare interventi psicologici o socio-cognitivi e programmi di monitoraggio su di essi al momento di un eventuale rilascio, considerando in particolare gli alti livelli di ricaduta riportati tra i paramilitari incarcerati, una volta finito di scontare la pena. Naturalmente, questa sarebbe una misura cautelativa. Inoltre, ulteriori studi andranno ad esaminare se il giudizio morale dei terroristi cambia durante la detenzione o dopo il rilascio. Crediamo che, anche se non in tutti i casi, la cognizione morale può cambiare o evolvere, gli interventi tempestivi, compresa la carcerazione, la riabilitazione e i programmi di supporto a livello globale possono contribuire a cambiare questi comportamenti, reprimendo così un potenziale processo cognitivo dannoso.

Questo mind-set è valido solamente per i terroristi colombiani?

Sì, potrebbe. La risposta dipende da quale livello di analisi viene considerato, cioè se ci concentriamo sulle prospettive generali o particolari. Le attività umane collettive come la violenza hanno dimostrato modelli simili a quelli universali, ad esempio processi decisionali di gruppi auto-organizzati o cellule ribelli, terrorismo globale e locale.

Questo si ricollega agli studi del Dottor Bohorquez del 2009. L’ecologia comune quantifica l’insurrezione umana. Quali sono le differenze tra il terrorismo colombiano e quello legato alJihad?

Il conflitto colombiano sembra essere unico nel suo genere. La lotta tripartita tra militari, paramilitari e guerriglieri: la miscela di posizioni politiche liberali e conservatrici coinvolte nel conflitto, la miscelazione della popolazione civile e dei trafficanti di droga in questi conflitti, ha reso lo scenario colombiano un fenomeno unico e molto complesso, non sappiamo se questo modello anomalo di cognizione morale sia osservato tra gli altri gruppi terroristici come ISIS e Al-Qaeda, è una questione empirica non ancora valutata.

Sappiamo che l’ISIS cerca sempre di ‘agganciare’ ed utilizzare elementi già presenti e integrati nelle nostre società occidentali, questi soggetti ‘agganciati’, sono soggetti predisposti o frutto di una manipolazione psicologica?

Certamente la nostra ricerca non può rispondere a domande su ciò che ha causato questa sua valutazione. Il terrorismo e la radicalizzazione sono fenomeni multifattoriali, modellati da dinamiche di gruppo, predisposizioni biologiche, vincoli culturali e fattori socio-psicologici. Bisognerebbe analizzare i soggetti di cui parla. Da una prima analisi qualitativa è possibile. Uno dei potenziali elementi coinvolti è il fatto che, nel nostro studio, i terroristi vengono da un contesto culturale di violenza. Il conflitto colombiano è afflitto da fattori socioculturali estremi che possono sostenere l’apprendimento sociale della cognizione morale atipica: la maggior parte di queste popolazioni provengono da settori molto vulnerabili della società, si tratta di persone con povertà estrema e bassi livelli di istruzione, precedenti di abusi multipli per i bambini, livelli elevati di violenza sessuale e molte volte il coinvolgimento nella guerriglia o nel paramilitare è costretto, o può rappresentare uno scenario migliore rispetto alle precedenti condizioni avverse.

Per concludere, credete che la scienza sia in grado oggi di trovare le connotazioni scientifiche del ‘male’?

All’interno di un determinato gruppo sociale, le norme morali emergono da valori convenzionalmente accettati che guidano il comportamento adattativo. In questo senso, il giudizio morale è un proxy utile per comprendere gli aspetti critici delle pratiche sociali devianti, come quelle che caratterizzano i terroristi. Nel giudicare la moralità di un’azione, gli individui civilizzati attribuiscono in genere una maggiore importanza alle intenzioni più che ai risultati: le azioni volte a indurre il danno, indipendentemente dal loro successo, sono generalmente ritenute meno moralmente consentite di quelle in cui il danno non era né inteso né inflitto. Per quanto riguarda i terroristi valutati, sono stati incarcerati membri di un gruppo paramilitare armato illegale, designato come organizzazione terroristica da più nazioni e organizzazioni. Durante la loro partecipazione a gruppi paramilitari armati di destra, tutti i 66 terroristi del nostro campione avevano commesso omicidi, con una media di 33 vittime per soggetto, e la maggior parte di loro aveva commesso diversi massacri con il coinvolgimento di centinaia di vittime. Essi hanno anche confessato altri reati, inclusi furti, rapimenti e frodi. In breve, abbiamo scoperto che il giudizio morale deviante sembra costituire l’attributo più importante del campione terroristico. La cognizione morale distorta è senza ombra di scientifico dubbio un segno distintivo della mentalità terroristica e sicuramente del male, se così lo si intende.

 

Augurando al gruppo del Dottor Augustìn Ibànez di poter proseguire il più rapidamente possibile negli studi proposti, si può di certo affermare il ruolo centrale della scienza nella lotta al terrorismo, e che la psicologia può essere una strategia vincente nel tentativo di prevenire altri attacchi, con la possibilità di arginare il fenomeno di reclutamento dello Stato Islamico attraverso istruzione e monitoraggio di eventuali elementi coinvolti in rete o localmente. Resta da capire se i soggetti, spesso isolati ed autonomi, che decidono di combattere una guerra, ideologica o religiosa, entrino in contatto con realtà terroristiche in rete per motivi psicologici latenti ed innati, o se cadono in una rete che cerca di radicalizzarli. Ma soprattutto perché, questa manipolazione, o tentativo di radicalizzazione, trovi terreno fertile in cittadini europei o figli di migranti di seconda o terza generazione nati e cresciuti in suolo europeo. Ma soprattutto il perché, questi uomini, siano così arrabbiati con la società. Le ricerche svolte da questo gruppo di medici, offrono sicuramente la possibilità di individuare e riconoscere elementi caratterizzanti un identikit, mentale, di un soggetto violento. Resta da approfondire se i profili di terroristi di altre organizzazioni come ISIS e Al Qaeda sono, in tutto o in parte, paragonabili a quelli dei terroristi colombiani. Sicuramente le dimensioni, le tempistiche e altre macro-caratteristiche degli eventi violenti della Colombia sono paragonabili a quelli di Paesi con livelli terroristici simili.

 

***Si ringrazia la Ineco Foundation, Favoloro University e Conicet per l’Argentina, l’Università Autonoma del Caribe, l’Università di Los Andes e ICESI University per la Colombia, l’Università Adolfo Ibanez per il Cile e il Boston College per gli Stati Uniti, per il loro contributo agli studi e per la concessione di questa intervista.

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