giovedì, Aprile 2

Ecco come funziona l’ impeachment Trump L’accusa, la vicenda, ma soprattutto il funzionamento del procedimento dell'impeachment avviato contro il Presidente

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Dopo mesi di rumors, richieste non accolte, minacce a vuoto, Donald Trump affronterà l’esame dell’impeachment. Ieri, la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha annunciato l’avvio della richiesta formale alla Camera di mettere sotto inchiesta il Presidente.

L’accusa è tradimento.
La vicenda è relativa alla telefonata del 25 luglio tra il Presidente USA e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso della quale Trump avrebbe chiesto «otto volte» di indagare Joe Biden e il figlio, Hunter, in cambio dello sblocco dei fondi americani destinati all’Ucraina.
Sulla vicenda esiste un dossier dell’Intelligence con la testimonianza di un informatore, l’uomo che ha svelato il retroscena della telefonata. Trump non intendeva mettere a disposizione della Camera il dossier, salvo in mattinata di ieri annunciare che avrebbe diffuso la trascrizione della telefonata. Il testimone, attraverso i suoi legali, avrebbe comunicato di «non vedere l’ora» di raccontare tutto davanti alla commissione Intelligence della Camera.

«Posso dire con certezza che l’Amministrazione Trump erode la nostra sicurezza nazionale e dell’Intelligence», ha detto Pelosi nel suo breve discorso di annuncio del procedimento. Riferendosi alle parole del Presidente, che aveva ammesso di aver parlato con il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, riguardo a una possibile inchiesta su Joe Biden e il figlio, Hunter, la leader dei democratici ha definito ‘disonorevole’ il suo atteggiamento, un «tradimento del giuramento del suo ufficio, un tradimento della sicurezza nazionale». «Il Presidente deve dare spiegazioni nessuno è al di sopra della legge».

La strada verso l’impeachment, ovvero la messa in stato di accusa di un Presidente americano, quella che viene definita ‘un’arma nucleare’, è ben accidentata. Arma, certo, ma che in realtà storicamente non ha mai portato (almeno in modo diretto) a rimuovere alcuno dalla Casa Bianca. L’unico caso in cui infatti portò a un risultato fu quello di Richard Nixon, nel 1974: in pieno scandalo Watergate, la procedura di impeachment era ad un passo dall’essere approvata alla Camera (ma il procedimento non era ancora iniziato al Senato) e Nixon si dimise prima.
La Costituzione americana recita che il Congresso può avviare l’impeachment per «tradimento, corruzione o altri crimini e delitti». Una formula dunque abbastanza ampia, eppure nella storia americana si è fatto ricorso alla procedura solo raramente.

Ma come funziona la procedura?
Prima di tutto, l’impeachment deve essere votato dalla maggioranza della Camera dei Rappresentanti, ovvero 218 su 435 membri. E’ iniziata la battaglia sui numeri, e i rumors in questa fase la fanno da padrone. Al momento sarebbero 161 i congressisti favorevoli, ma il dato non è per nulla né consolidato né tanto meno definitivo.
Alla Camera i democratici hanno bisogno di 218 voti per avviare formalmente il procedimento. Al momento in 160 hanno dato il loro appoggio all’avvio della procedura, all’ultimo momento, ieri, si è aggiunto un ex repubblicano passato tra gli indipendenti, portando il numero ufficiale a 161. Ma il dato è in continua crescita sostengono i media americani. Secondo il ‘New York Times’ ufficialmente a favore dell’impeachment sarebbero 179, 73 quelli o contrari o indecisi, mentre altri 183 non hanno risposto alla domanda.

Cosa può fare in questa fase Donald Trump? In teoria la Casa Bianca ha ancora una carta da giocare, per fermare il procedimento: lasciare che venga desecretato il rapporto stilato dal testimone e consegnarlo al Congresso. Ma a Pelosi, che glielo aveva chiesto in mattinata, Trump avrebbe opposto un rifiuto.

Posto che il Presidente non giochi questa carta, il secondo passaggio è il processo in Senato, che sarebbe presieduto, dal Chief of Justice, il Presidente della Corte Suprema, John G. Roberts, jr. In ultimo, il Senato dovrebbe votare se condannare o assolvere Trump. Due terzi dei senatori dovrebbero votare a favore della condanna.

La storia è della parte di Trump. Solo due presidenti sono stati messi in stato d’accusa e mai nessuno è stato rimosso.
Andrew Johnson, all’indomani della Guerra Civile, si scontr
ò con i rpubblicani, che spingevano perchè gli Stati meridionali pagassero un prezzo più salato per unirsi all’Unione; alla fine lui destituì il Segretario alla Guerra, Edwins Stanton, senza il permesso del Congresso e questa fu la buccia di banana. Al processo in Senato, Johnson evitò la rimozione, anche se per un voto appena.
Bill Clinton
è stato il secondo Presidente a subire l’impeachment per il caso Lewinski. Tra i capi d’accusa, oltre alla falsa testimonianza, anche l’ostruzione alla giustizia. E in Senato, votarono per la sua assoluzione tutti i 45 senatori democratici, più i repubblicani necessari a salvarlo.
Nixon sull’orlo dell’accusa di impeachment, e destinato probabilmente a essere defenestrato, scelse di dimettersi prima.

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