martedì, Settembre 29

Ecco a voi la vera Thailandia field_506ffb1d3dbe2

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Bangkok – In questa fase delicata della vita politica nazionale, gli investitori stranieri guardano con sentimenti di attesa e trepidazione verso la Thailandia, è tutto in surplace mentre giorno per giorno si susseguono i tatticismi sia da parte governativa sia da parte dell’opposizione minoritaria. Ci rivolgiamo allora a Salvatore Parisi, un operatore economico personalmente coinvolto nell’andamento delle cose dell’economia thailandese, per avere il “polso della situazione”.

In base al suo ruolo di Deputy Chairman of Phuket and Southern Region of Thailand Committee presso la Thai – Italian Chamber of Commerce (TICC) può dirci il suo punto di vista sulle scelte recenti in ambito di materia macroeconomica da parte del Governo thailandese come ad esempio l’aver dovuto “cedere” nell’idea di veder rafforzato il Thai Baht?

Personalmente sono molto fiducioso sul stato attuale della macroeconomia Thailandese e sul governo attuale, abbiamo riscontrato anno dopo anno una progressione sempre continua nella direzione della crescita: turismo, import export, ect. Condivido appieno la politica del Premier Yingluck Shinawatra e il suo modo di fare politica, rispetto ai precedenti governi, oggi abbiamo realmente un inizio verso uno stato democratico.

L’Italia finora si è sempre mossa in modo poco omogeneo e coordinato in Asia ed anche in Thailandia. Gli investitori si muovono autonomamente, vi sono scarse entità istituzionali italiane di supporto in tal senso mentre altre nazioni europee ed occidentali in genere “ragionano” in modo più mirato dirigendo gli sforzi verso obbiettivi precisi. In base alla sua esperienza, cosa può dirci a riguardo?

L’Italia rispetto ad altre Nazioni –anche per un suo tipico fattore storico- ha sempre guardato verso la Thailandia come un luogo di svago, di vacanza. Non ha mai volto lo sguardo verso questa Nazione come un luogo dove poter vivere oppure fare del business. In realtà, i numeri degli Italiani che si sono trasferiti in Thailandia, tra pensionati, imprenditori, etc. e cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, questo obbliga L’Italia a dover per forza cambiare pensiero in merito, e cominciare realmente a creare, rafforzare le strutture già esistenti per dare supporto agli Italiani.

Si deve cominciare dall’Ambasciata Italiana di Bangkok: è carente di personale per la mole di lavoro che riceve, e pertanto diventa carente di servizi, mi creda fanno veramente tanto per i mezzi che hanno per dare supporto agli Italiani. Anche la Camera di Commercio – ente specializzato per le relazioni, per i contatti, per il supporto alle imprese, dovrebbe essere supportata dallo Stato italiano con più iniziative ed investimenti.

Purtroppo lo stato attuale è tutt’altro che soddisfacente, a tutto discapito di investitori che -non avendo nessuna conoscenza della Thailandia a causa di assoluta carenza di informazioni- spesso si trovano vittime di fallimenti e perdita di soldi, tanti soldi. C’e anche da precisare che il DNA dell’Italiano e proprio il “Fai da te” (col corollario “Chi fa da sé fa per tre”). Bisogna però considerare che finché il problema viene riscontrato nel proprio Paese dove si conoscono obblighi e diritti, potrebbe anche andare bene, ma all’estero no, e questo è drammaticamente vero soprattutto in Thailandia.

La Thailandia è il paese delle mille contraddizioni: tante cose non si possono fare, sono vietate per legge ma si fanno. E tutto quello che si può fare per legge, diventa complicato farlo.

Personalmente proporrei un accordo di natura bilaterale tra i rispettivi Stati Italia-Thailandia, bisognerebbe costituire delle apposite Commissioni, dei gruppi di lavoro,  formati da professionisti seri e qualificati sia thailandesi, sia Italiani. Ad esempio, si dovrebbe costituire una Commissione per i ristoratori, una per gli albergatori ect.. che serva in realtà a controllare che tutti i titolari delle varie attività imprenditoriali ed economiche abbiano i requisiti necessari. Servirebbe un controllo attento “a monte” affinché si innalzi il livello di affidabilità delle autorizzazioni per svolgere tali attività professionali, questo servirebbe ad avere un maggior controllo delle attività stesse ma anche dei relativi investimenti, garantendo servizi e supporto alle imprese. A tal fine, si potrebbero creare corsi di formazione specifici ect ect. E sicuramente bisogna lavorare per migliorare la qualità delle imprese presenti.

Il Made in Italy ha ancora un grande appealing in Asia e in Thailandia, nello specifico. Quali strategie secondo lei bisognerebbe porre in atto per migliorare lo stato delle cose nelle relazioni commerciali Italia-Thailandia?

Fondamentale è cominciare a cambiare il pensiero delle persone: contrariamente a quello che si ritiene a livello popolare, la Thailandia non è il Terzo Mondo, perché se si ragionasse con quegli stereotipi culturali e di immaginario collettivo in certi settori l’italia come minimo e correlativamente si ritroverebbe ad essere il Quarto Mondo, particolarmente se guardiamo la Sanità, le strutture Ospedaliere locali, esso sono molto più all’avanguardia che da noi, ma si dovrebbe conoscere ed analizzare attentamente anche l’organizzazione nel turismo, l’aspetto burocratico  dell’apertura di un conto corrente, la costituzione di società, il ritiro degli esami ospedalieri ect ect. Mi si creda, sono molto più organizzati di noi.

Ad esempio, qualche settimana fa la Premier Yingluck Shinawatra è andata in persona ad incontrare a Roma il Premier in carica italiano Enrico Letta, proponendo un “corridoio” facilitato per l’Italia nell’accesso alla Thailandia, “ragionando” insieme sui livelli dei dazi doganali thailandesi. Non è peculiare che non sia l’Italia ad essere più “propositiva” in tale ambìto? Molti altri Premier europei, infatti, si son già mossi per tempo, incontrando i colleghi di Thailandia ma anche di Vietnam, Laos, Myanmar e Indonesia.

Francamente credo che non ci sia un forte interesse dell’Italia verso la Thailandia probabilmente alcune grosse “società di investimenti” negli passati hanno investito in altri Stati e quindi oggi non hanno interessi verso la Thailandia, anzi cercano di dirottare l’attenzione verso altri lidi. Basti vedere che cosa fanno la Stampa, la TV, mandano comunicazione di terrore ogni volta che capita un episodio, proteste politiche, qualche episodio di cronaca nera. Fanno diventare la Thailandia un luogo a rischio, da evitare. In realtà, noi che ci viviamo sappiamo perfettamente che si può girare a qualsiasi ora del giorno e della notte senza avere il minimo pensiero di rapina, aggressione ect ect.  

l’Italia non ha interesse verso la Thailandia, perché obbligata a rivolgersi ad altri mercati per accordi di interscambi commerciali, debiti contratti che si devono assolvere, con altri Stati oppure con Stati consigliati dalle entità creditorie dalle quali dipendiamo.

Cosa consiglierebbe alle figure italiane istituzionalmente preposte al management dell’economia per il futuro prossimo?

Consiglierei di cominciare a guardare con altri occhi la Thailandia, di venire qui a trascorrere un periodo medio/lungo per capire realmente come si vive. Gli Italiani e i popoli di altre Nazioni scelgono la Thailandia per molti motivi, ma in maniera molto più materiale, bisognerebbe coscientizzare che con investimento minimo qui si può aprire una attività, con cifre molto basse rispetto all’Italia si può facilmente accedere all’acquisto di una proprietà immobiliare, ma soprattutto una cosa che si respira nell’aria è il senso di libertà, qui non vieni giudicato da come ti vesti dal tuo profilo sessuale, se sei ricco oppure povero questo è un popolo che ti accoglie.

Cosa consiglierei alle figure Italiane preposte al management dell’economia? E’ una domanda che mi mette in grosse difficoltà perché guardando come hanno ridotto il nostro Bel Paese, mi viene da dire… meglio che non guardino verso la Thailandia, però, viceversa snellendo dazi doganali, burocrazia e credendo soprattutto nella crescita della Thailandia, sicuramente avremmo uno sviluppo omogeneo e condiviso dell’economia.

 

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