mercoledì, Settembre 30

Ebola: un affare ONU

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Con una recentissima risoluzione (2177 del 2014), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una iniziativa in materia di lotta all’epidemia di Ebola, che attualmente affligge alcuni Paesi dell’Africa centro occidentale, ma rischia di estendersi ad altri Paesi confinanti e non solo. Non solo perché sta spargendo un terrore ingiustificato e irrazionale, foriero solo di un aggravamento del dramma.

La cosa che merita di essere segnalata è che, in questo caso, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite agisce in un campo e con strumenti diversi da quanto faccia e abbia fatto di solito, ed elaborando una logica piuttosto originale: premesso, infatti, che la funzione del Consiglio è quella di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, l’organismo massimo delle Nazioni Unite precisa che l’intento di costruire la pace in quelle regioni (afflitte da anni di guerre civili e non) e di garantire stabilità, in presenza dell’epidemia può condurre a disordini e dunque, alla lunga, a nuove guerre civili. E inoltre, come ho detto prima, aumentare le tensioni internazionali e contribuire al ‘disordine’ non solo in quella zona del mondo.

 Sul piano concreto, la risoluzione non è particolarmente significativa, dato che si limita a suggerire interventi da parte di altri organismi, internazionali e non, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità o ‘Medici senza frontiere’, ecc., e uno strumento operativo di natura militare come l’UNMIL (United Nations Mission in Liberia, 15.000 soldati all’inizio, oggi poco più di 6.000, tra l’altro, quindi una forza militare di pace: peacebuilding, secondo le NU)

Il punto è che, a norma di Statuto delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza ha la competenza primaria ed esclusiva del mantenimento della pace e, in tale attività (invero non ricca di successi clamorosi) può adottare decisioni, cosa del tutto atipica nelle Organizzazioni Internazionali, dove, in omaggio al principio di sovranità, in genere (fatta eccezione per alcune Organizzazioni economiche e per l’Unione Europea, ma questo è un altro discorso) non si va oltre le semplici raccomandazioni, che non determinano obblighi da parte degli Stati.

 La ‘deviazione dai suoi compiti ordinari, dunque, è molto significativa e per questo impone un piccolo approfondimento.

Nell’elaborazione delle proprie attività in materia di mantenimento della pace (su cui, ripeto, ha competenza esclusiva rispetto alla Assemblea Generale) il Consiglio di Sicurezza, sta da qualche tempo allargando il suo campo di azione, sulla base dell’assunto, ecco il punto importante, che anche fatti e fattori non strettamente bellicosi o comunque conflittuali, possono determinare situazioni di instabilità tali da mettere in pericolo la pace internazionale. E, quindi, mette in campo tutta la propria autorità per indurre i Governi (interessati direttamente e non) ad agire, tenendo conto del rischio che queste circostanze determinano di mettere in pericolo la pace, in Paesi molto spesso assai instabili e alle prese con conflitti endemici con i propri vicini.

Per di più, si tratta di Paesi molto poveri, spesso incapaci di farsi seriamente carico di problemi del genere. È appena il caso di aggiungere (senza minimamente approfondire) che, per il diritto internazionale, le Organizzazioni internazionali, nel quadro di Statuti per lo più relativamente vaghi, sono esse stesse a decidere del proprio ambito di competenza, di ciò, insomma, che possono fare.

Finora, in questa ‘nuova’ prospettiva, il Consiglio di Sicurezza aveva agito solo un’altra volta, a proposito della diffusione dell’AIDS, sempre in Africa. In quel caso (2011, Risoluzione 1983) il problema era anche legato al fatto che si voleva impedire la diffusione dell’infezione tra i membri delle varie Forze di pace agenti, appunto in quei Paesi, con l’intento di risolvere o contenere i conflitti locali.

Ma non basta perché, sempre molto di recente, il Consiglio comincia a porsi anche altri problemi, più direttamente legati alla propria attività ordinaria: il mantenimento della pace. Ha, infatti, di recente duramente stigmatizzato (e questa volta anche in applicazione dei suoi poteri decisori e, quindi, emettendo atti obbligatori per gli Stati) il commercio illecito di alcuni prodotti naturali: legno, avorio e diamanti, in quanto utilizzati da varie parti (per lo più forze ribelli o variamente definibili terroriste) per finanziare gli armamenti.

Ciò specie da quando, la presenza militare massiccia nelle acque internazionali davanti al Corno d’Africa, ha ridotto quasi a zero i sequestri di navi, la pirateria insomma. È, infatti, sempre più evidente come lo sfruttamento e la commercializzazione illecita (insomma, il ‘contrabbando’) di certe risorse naturali serva esplicitamente a finanziare guerre e terrorismi vari; non è certo un mistero che i combattenti dell’ISIS -il gruppo di armati che ha occupato parte dell’Iraq e della Siria- sia stato e sia largamente finanziato oltre che dagli USA e da alcuni Stati dell’area, anche dalla vendita sul mercato nero di petrolio.

Curiosamente, insomma, ed ecco perché segnalo queste relative novità, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si ritrova a svolgere un’azione anche di carattere genericamente umanitario o ambientale. Rendere più difficile il commercio illegale di taluni beni, ad esempio, serve indubbiamente per impedire o rendere più difficili i conflitti e gli atti di terrorismo, ma, sia pure indirettamente, finisce per svolgere una funzione ecologica.

Non diversamente da questa succitata funzione in qualche modo positiva in senso generale, svolge la citata lotta contro l’Ebola. Qui, infatti, il Consiglio usa il riferimento al suo compito di mantenimento della pace, come una scusa, un mezzo per potersi occupare di cose, come dicevo prima, non di sua competenza stretta (benché sollecitato dai Paesi interessati) e per entrare nel merito della gestione di un problema gravissimo, ottenendo anche che Stati notoriamente diffidenti l’uno dell’altro cerchino cooperazione per lottare insieme contro un nemico mortale, non solo per le singole persone, ma anche per se stessi Stati: si determina, o almeno si tende a determinare, la lotta contro un nemico comune, ad opera di Stati non esattamente amici per la pelle.

L’Ebola, infatti, nell’ottica delle Nazioni Unite, non è soltanto una malattia terribile, ma una possibile minaccia alla stabilità dell’intera regione, ad esempio a causa del fatto che questi Paesi si trovano sempre più isolati (è significativo che i Capi di Governo dei tre Paesi più interessati dall’Ebola, chiedano, insieme, al Consiglio di adoperarsi per mantenere attivi i collegamenti aerei, progressivamente sospesi dalle varie compagnie, e, ancora di più, che le Nazioni Unite invitino una organizzazione delle Nazioni Unite, l’UNMIL (United Nations Mission in Liberia), a garantire i trasporti aerei per ridurre l’isolamento.

Una forza armata internazionale, una volta tanto impegnata effettivamente al servizio dell’umanità.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.