mercoledì, Agosto 12

Ebola: la guerra dei vaccini e dei silenzi Il Governo ella Tanzania accusato di nascondere all’OMS casi di Ebola, mentre in Congo la guerra dei vaccini pare a una svolta con la distribuzione del secondo vaccino, quello di Johnson & Johnson

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In Congo Ebola non è ancora sconfitta e ora potrebbe diventare un problema per la Tanzania. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha accusato il Governo della Tanzania di aver intenzionalmente tenuto nascosti vari casi di ebola con il rischio di epidemia.
I casi di ebola scoperti sono strettamente collegati con l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo.
In Congo, intanto, nelle stesse ore in cui OMS formalmente accusava la Tanzania, veniva autorizzata, dopo mesi di diatribe, la somministrazione del secondo vaccino contro il virus, quello della Johnson & Johnson, il vaccino JNJ.N, da affiancare a quello usato fino ad ora, il vaccino dell’altra multinazionale americana, la  Merck, il vaccino  rVSV-ZEBOV.

Dopo un anno intero di difficile gestione di ebola nel Nord Kivu, dove le cure e l’individuazione dei casi erano ostacolati dal fanatismo religioso e dalla guerra tra multinazionali farmaceutiche per la sperimentazioni di nuovi vaccini, ora l’epidemia sembra sotto controllo, grazie agli sforzi di Jean-Jacques Muyembe, che è riuscito a contenere l’espandersi della malattia a Goma, capoluogo di provincia del Nord Kivu. Il virus, la sua diffusione, è sotto controllo, ma non vinto.
Muyembe è stato nominato alla testa del team specialistico sanitario contro Ebola dal Presidente Félix Tshisekedi, dopo che il Ministro della Sanità, Ollyy Ilunga, a luglio, ha presentato le dimissioni a causa di pressioni delle multinazionali sulla scelta del vaccino sperimentale da utilizzare.
L’opportunità o meno di utilizzare il vaccino sperimentale Johnson & Johnson, infatti, è stata al centro di una disputa tra Ilunga e funzionari della sanità congolesi. Ilunga era convinto del non utilizzo perchè lo riteneva non sufficientemente testato. Nella sua lettera di dimissioni, Ilunga ha criticato la «forte pressione esercitata negli ultimi mesi»  sull’uso del vaccino Johnson & Johnson.
L’ex Ministro è da una settimana la centro di una inchiesta finanziaria ordinata dalla magistratura di Kinshasa, sospettato di aver sottratto ingenti fondi da quelli destinati alla lotta contro l’epidemia.  

L’accusa contro la Tanzania è stata resa pubblica tramite comunicato stampa sabato scorso. Il 10 settembre è stato scoperto un probabile caso di febbre emorragica presso la capitale economica Dar es Salaam. Altri due casi sono stati riportati informalmente, ma non si è potuto intercettare i pazienti in quanto non si conosceva la loro identità. 
Gli esperti del OMS si sono rivolti alle autorità sanitarie tanzaniane senza ricevere dettagli. Dinnanzi all’insistenza del OMS il 14 settembre le autorità governative hanno smentito tutti casi di ebola su territorio nazionale, rifiutando di sottoporre il paziente che si sospetta sia infettato ad un test di laboratorio per confermare la malattia. Il 19 settembre l’OMS è stato informato che il paziente era poi stato ricoverato in gravi condizioni.  «A oggi , dettagli clinici e risultati delle indagini di laboratorio fatte al paziente sospettato di essere affetto dal virus di Ebola non sono stati condivisi con il OMS. Al momento attuale le rare informazioni ricevute rendono impossibile confermare la malattia del paziente individuata tramite i sintomi. La scarsa collaborazione delle autorità tanzaniane pongono una seria sfida nel contenere una nuova epidemia di Ebola in Tanzania, dopo quella ancora in corso in Congo»,  recita il comunicato stampa dell’OMS. 

Il paziente si recava spesso nel Nord Kivu, Congo, dove probabilmente è stato infettato. Questo è un campanello di allarme che sottolinea la debolezza delle autorità della Tanzania nel controllare il diffondersi dell’epidemia nelle zone trasfrontaliere. Una priorità che molti alti Paesi confinanti con il Congo hanno posto al primo piano nelle loro agende di sanità pubblica.
Per esempio in Uganda e Rwanda sono stati diagnosticati 7 casi di infezione terminati con il decesso dei pazienti. La rapidità nell’individuazione della malattia ha permesso alle autorità sanitarie dei due Paesi di isolare i focolai, evitando che il contagio da nazionale diventasse regionale, ricreando lo scenario apocalittico del 2013-2016 nell’Africa Occidentale, quando morirono 11.000 persone in Guinea, Sierra Leone e Liberia. 

Quali potrebbero essere le ragioni di questa palese mancanza di collaborazione delle autorità tanzaniane con il OMS? La più probabile è l’intenzione di non danneggiare l’immagine internazionale della Tanzania come paradiso per i turisti. Se circolassero notizie su un nuovo focolaio del virus si potrebbe registrare un sensibile calo delle visite, che potrebbero compromettere l’industria del turismo e l’entrata di valuta estera. 

Intanto Medicins Sans Frontiers (MSF) ha accusato l’OMS di utilizzare un rigido sistema di ammissibilità alla vaccinazione e ha affermato che le restrizioni stanno permettendo alla malattia virale di ripresentarsi in comunità precedentemente ritenute protette. «L’OMS sta razionando i vaccini contro Ebola e ostacolando gli sforzi per renderli rapidamente disponibili a tutti coloro che sono a rischio di infezione», ha affermato MSF in una nota. «Di conseguenza, l’epidemia continua a tornare in aree che presumibilmente sono state coperte dalla vaccinazione».
L’OMS ha respinto tali accuse.

L’OMS e il Ministero della Salute congolese affermano che dall’agosto 2018 oltre 223.000 persone sono state vaccinate con rVSV-ZEBOV, il vaccino Merck che è stato dimostrato negli studi clinici altamente protettivo contro l’infezione da Ebola. MSF ha affermato che, in base al numero di casi di Ebola nell’epidemia finora, il vaccino avrebbe dovuto essere somministrato al doppio di persone -tra 450.000 e 600.000.
Sabato, intanto, le autorità sanitarie del Congo hanno dato il via libera ai piani per l’introduzione del secondo vaccino sperimentale contro l’Ebola, realizzato da Johnson & Johnson (JNJ.N), a partire da metà ottobre.

«Questo vaccino, che viene somministrato come ciclo di 2 dosi, a distanza di 56 giorni, sarà fornito in base a protocolli approvati per le popolazioni a rischio in aree che non hanno una trasmissione attiva di Ebola, come strumento aggiuntivo per estendere la protezione contro il virus», recita una nota di ieri dell’OMS.
Un vaccino definito da Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per Africa.  «uno strumento aggiuntivo per prevenire l’espansione dell’epidemia e anche uno strumento potenziale per proteggere le popolazioni prima che le epidemie colpiscano le aree a rischio».
Il vaccino Johnson & Johnson, dunque, integrerà l’attuale vaccino di Merck (rVSV-ZEBOV-GP),  «il quale continuerà a essere fornito a tutte le persone ad alto rischio di infezione da Ebola, compresi quelli che sono stati in contatto con una persona che ha confermato di avere Ebola, tutti i contatti dei contatti e altri determinati ad essere ad alto rischio di contrarre Ebola», prosegue la nota OMS. 

Finora, oltre 3.030 persone si sono ammalate di Ebola  -il secondo focolaio peggiore della storia-, e più di 1.990 sono morte. Da sottolineare che la capacità produttiva di Merck è piuttosto limitata (è al lavoro per un nuovo stabilimento negli Stati Uniti, dove, per altro, nei giorni scorsi ha avuto dalla FDA informazione che questa ha accettato una domanda di approvazione del vaccino, approvazione che se andasse in porto la farebbe diventare la prima azienda a ricevere l’autorizzazione a vendere un vaccino contro il virus di Ebola negli Stati Uniti) mentre quella della  Johnson & Johnson  è decisamente soddisfacente

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