domenica, Settembre 27

E se l’Italia chiedesse la Luna? Pensiamo che sia opportuno guardare oltre oceano tutte le volte che il Vecchio Continente pone vincoli insormontabili alle opportunità di cui dispone l’Italia

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La parziale restrizione del lockdown ci permetterà di rivedere la Luna all’aperto delle nostre case, sia pur nel pieno delle distanze sociali. Il primo quarto lo osserveremo il prossimo 30 maggio. Giorno in cui pianeta e satellite si distanzieranno di 366.659 km.

E il tema del ritorno sulla Luna diventa sempre più incalzanteIl Presidente americano Donald Trump è determinato a completare la prima missione umana nel 2024: difficile pensare se la data sarà rispettata, e del resto l’America, in questo momento, guarda con più scetticismo le promesse del ricco inquilino della Casa Bianca. Sicuramente l’affetto con cui ascolta il Presidente platinato è minore di quello mostrato alle vibranti affermazioni pronunziate da John Kennedy agli inizi degli anni Sessanta: «Entro questo decennio un americano sbarcherà sulla Luna». Cosa che è accaduto.

I tempi forse erano parimenti sofferti di quelli attuali. Ma nessuno si stupiva se a guidare un Paese grande come gli US fosse il rampollo di una famiglia parimenti facoltosa e i cittadini protetti dalla bandiera a stelle e strisce non hanno disdegnato che un progetto così ambizioso avesse decuplicato il suo budget pur di raggiungere il suo scopo. Lo scopo era portare l’America a essere leader mondiale di scienza e conoscenza. Oggi non è più così.

Già dai tempi di Barak Obama le ambizioni di potere mondiale degli Stati Uniti d’America si sono dovute ridimensionare con politiche meno dispensive e l’attenzione ai bilanci sovranisti si è fatta più alta. E anche i progetti più estremi devono essere condivisi per evitare pericolosi fallimenti.

La Luna, a principio della storia della sua conquista, fu progettata dalla politica statunitense come un punto di esibizione tecnologia e con prevalenti sfumature militari. Furono in pochi e nemmeno troppo ascoltati- coloro che pensarono oltre cinquant’anni fa che il nostro satellite avrebbe dovuto essere un passaggio intermedio per raggiungere altri obiettivi. Uno di questi fu Il barone Wernher von Braun, il tecnico nazista sottratto alle leggi marziali che poi ha portato realmente i nemici americani sulla Luna. Lui aveva intuito il senso scientifico e tecnologico della grande opportunità che gli stava dando l’amministrazione della nazione che gli aveva salvato la vita e immaginava la Luna come una opportuna piattaforma per raggiungere Marte con una efficacia del tutto innovativa. E probabilmente sognava colonizzare e assoggettare il Pianeta Rosso alla Terra, come la sua Germania non riuscì a fare dell’Europa e del mondo.

La sua idea fu accantonata forse con eccessiva leggerezza, dato il livello tecnologico in cui si trovavano in quel momento gli Stati Uniti. E von Braun, che aveva raggiunto così imperiosamente il successo, fu costretto a lasciare la Nasa come l’ultimo degli scacciati. Una storia del passato che deve andare dritto al futuro se si inquadra in un contesto in cui il ‘mordi e fuggi’ è sempre più dilagante.

I progetti industriali non si possono lasciare a metà, specie se impegnano risorse di un Paese le cui strategie possono avere ripercussioni per decenni o addirittura secoli a venire.

Ora si riparla di Luna e l’idea del tedesco nazista ha ripreso fiato, per una logica conseguenza di un progetto storico che non può essere bloccato. Gli Stati Uniti sono pronti al dialogo, l’Europa invece è più chiusa nelle sue idee conservative, impedita a un dialogo che non sfoci in interessi regionali e individuali. È una realtà che Henry Kissinger una volta sintetizzò con una frase molto efficace: «Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?». Tralasciamo se sia stato veramente lo statista a esprimersi così. Lui stesso lo ha negato una volta a Varsavia. L’espressione rende molto bene l’idea.
Ora, lontani da ogni impeto di allontanamento dal nostro Continente, che amiamo e rispettiamo con tutte le sua differenze, pensiamo che sia opportuno guardare oltre oceano tutte le volte che il Vecchio Continente pone vincoli insormontabili alle opportunità di cui dispone l’Italia. Il nostro Paese ha il dovere di guardare a mercati più interessanti, che facciano generare ricchezza e rendano la Penisola più evoluta e aperta alle tecnologie di punta.

E torniamo sulla Luna. Prima che sbarchino la prima donna e il primo uomo del millennio (come se la differenza di genere sia così essenziale!) sarà necessario allestire la zona di allunaggio di tutta una serie di strumentazioni per sostenere la missione, compresi i moduli abitativi, necessari alla sopravvivenza e alla protezione degli esseri umani che si appresteranno ad predisporre una base. Già: non erano questi i prodotti di cui casa nostra ha la capacità mondiale?

Magari in una prossima lettura approfondiamo un po’ il tema!

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