lunedì, Ottobre 26

E’ l’ora: progetti seri (davvero) e tasse per tutti (davvero) E’ il momento di fare pagare le tasse a tutti e, intanto, rilanciare l’intero Paese: le due cose sono strettamente interconnesse. L’una non può essere fatta senza l’altra e contemporaneamente

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Ci si sarebbe aspettati, scusate mi correggo, ci si dovrebbe aspettare in un momento come questo, da coloro che si autodefiniscono laclasse dirigente’ o la ‘classe politica’ ecc., una estate di studio, riflessione, analisi, discussione piana e sincera, profonda, sulla situazione sgangherata del nostro Paese. Che, vediamo bene, esce balbettando, ma spesso peggio molto peggio, tornando indietro, dalla crisi tremenda della epidemia che ci ha messi in ginocchio, ma ha rivelato anche una capacità di reazione inattesa, accanto ad un disastro istituzionale in parte inatteso, ma in gran parte, in massima parte, voluto, accettato e sollecitato sia dalla ‘classe dirigente’ politica in specie, sia dalla ‘gente comune’ che sulle inefficienze, le piccole e grandi ruberie, i fatalismi interessati si adagia senza comprendere che firma la propria condanna, non al declino, come con saccenza scrivono molti, ma alla inesistenza.

È indubbio che gli italiani, ecco il punto, non l’Italia, hanno reagito all’attacco del virus con compostezza, forse dettata dalla paura ma io credo non solo, applicando nella sostanza le raccomandazioni del Governo (sempre più il peggior governo della nostra storia, lo si vede ogni giorno) e le ‘blaterazioni’ e gli ukase a caso (ma con la ‘z’ renderebbe meglio l’idea) di Regioni, Province semi agonizzanti, Comuni, ognuno con la propria ricetta, solo per fare dispetto agli altri (al Governo, in particolare), per farsi notare e per favorire amici e sostenitori. Eh sì, perché la diatriba stupida su discoteche sì e discoteche no, è solo servita a fare vedere che quello favoriva quelli e quell’altro favoriva quegli altri, elevando ridicolmente un Braitore qualunque ad oracolo. E non parliamo dei ‘virologi’, per lo più sedicenti tali e talvolta anche esuli, ormai un esercito starnazzante che dice tutto e il contrario di tutto pur di esserci, di farsi vedere … ormai sembra di assistere a quei servizi giornalistici dove dietro al giornalista appare il puntuale cretino che saluta con la manina, che si fa vedere, che mangia le penne. Risultato, l’epidemia di coronavirus Covid-19 avanza, il Governo annaspa, e, cosa gravissima, la gente non gli crede più. come ho già scritto, e ripeto, il flop di ‘Immuni’ è la prova della non-fiducia di tutti in questa gente al Governo, non ‘nel Governo’; ma qui ci accorerebbero dei sociologi.

Sarebbe stata, invece, l’occasione per cogliere la disponibilità della popolazione, anche perché spaventata, di lavorarci per costruire non consenso e voti, ma cooperazione e partecipazione, l’essenza della democrazia. E invece è tutto sotto gli occhi di tutti, specialmente, che a seguito della irresponsabilità dellaclasse dirigente’, la gente, il popolo non crede più a nulla e si lascia convincere da qualche imbonitore della scuderia di Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Giggino, Dibba, Grillo, e via oracolando a caso (sempre meglio con la ‘z’, anzi, due), che è tutto un complotto: per fare che non si sa. Circola addirittura la voce -messa in giro chi sa da chi?- che l’eventuale vaccino è un complotto per inoculare in realtà un ‘chip’, come ai cani! E così si perde la possibilità di mettere almeno un tassello alla costruzione di una idea di popolo, ormai inesistente. Ma intanto i contagi aumentano, si diffondono dappertutto: fino a quando si riuscirà a contenerli senza farsi riesplodere l’epidemia tra le mani, fino a quando, per dirla coll’illuminato Zangrillo, si riuscirà a contare solo qualche ‘morto irrilevante’? all’estero va peggio, obietterà qualcuno: sì, ma all’estero ci sono popoli.

E intanto ferve la preparazione per la immancabile apertura delle scuole il 14 Settembre, che, nei fatti è già posticipata al 24, e forse oltre, basta non dirlo; ma senza tacere delle notturne ‘infiltrazioni’ di ladri negli edificio scolastici -detto del tutto per inciso, in qualunque altro Paese del mondo, qualunque altro, una cosa del genere avrebbe non indotto il Ministro ad andarsene, ma l’intero Governo a cacciarlo, se pure non a calcioni! Ma intanto si costruiscono furiosamente banchi con e senza ruote, ma pur di costruire, si costruisce, si deve spendere (buttare) subito quel miliardo se no la signora Lucia Azzolina mette il broncio. Alle soglie del periodo ferragostano, quella persona dabbene (o almeno che sembra tale … poi, in Italia tutto è possibile) che risponde al nome di Renzo Piano, col suo tono pacato, calmo riflessivo, diceva: invece di programmare mega appalti per costruire banchi da corsa, perché non dire ai Presidi delle scuole di fare ciascuno da sé, chiedendo qualche banco al falegname dietro l’angolo invece dei mega appalti? Che poi vuol dire chiamare il pittore, il muratore, l’elettricista, l’idraulico dietro l’angolo. Proposta minimalista o anti-industriale? Suvvia, in uno come Piano, che ha costruito un ponte con tecnologie sofisticate e di avanguardia tutto puoi andare a cercare tranne il minimalismo. E infatti era ed è una proposta logica: per muovere l’economia addormentata e colpita al cuore, bisogna partire dal basso, muovere i piccoli, la maggior parte possibile di loro, mentre si elaborano i progetti megagalattici … ora esce pure il nuovo ponte di Messina, però sotto il fondo (come se si trattasse della Manica), che genio questo pochette, questo sedicente ‘premier’, l’avvocato del popolo, si fa un baffo pure di Renzo Piano! Ma perché non fare una bella galleria sospesa a mezz’acqua nello stretto, magari elasticizzata, hai visto mai tra terremoti e altro, meglio stare sul sicuro: coraggio pochette, un po’ di fantasia, te la regalo l’idea non rivendico il copyright.

Ma intanto noi, in attesa della ‘svolta epocale’ dei grillini (uffa, che frase insulsa e sciocca) ci occupiamo attivamente dell’altra svolta del secolo, quella della signora Maria Elena Boschi, che, inopinatamente, cambia fidanzato e ‘look’ (ora porta la frangetta e veste da ‘signora mia’) e confida ai giornalisti attoniti e attenti che il suo sogno è fare il Ministro della Pubblica Istruzione: forse perciò si fa fotografare con un rossetto rosso da abbagliare un cavallo cieco! Poi va al meeting di CL a Rimini nel nuovo look. Per carità non metto lingua, ma lo dico con simpatia e senza critica, io cambierei ‘look’ così sembra semplicemente l’oca giuliva, contenta lei!

Ma poi, per fortuna, il Paese, il popolo tutto trae un grande sospiro di sollievo (perfino i meteorologi lo hanno rilevato) perché la algida amica, fidanzata, compagna (boh!) di pochette, sempre inappuntabile (benché, ma è un parere tutto mio, mai elegante) porta una borsetta che, contrariamente alle maldicenze dei giornalai vari, non costa ottocentomiladuecntotre euri, ma ‘solo’ ottantadue, ed è stata comprata in una bancarella … e ora parte la caccia al bancarellaro per vedere se, in quanto partita IVA, ha incassato o no il bonus!

Già, la svolta epocale, evocata da Grillo, che ‘ha le visioni’ e, guarda caso, Rousseau gli dà ragione, mentre Dibba e Casaleggio sbuffano, ma lui ne sa una più del diavolo. Mi ricorda, ormai (a proposito, ha fatto togliere la carcassa dell’auto da lui scaraventata nel vuoto appena 39 anni fa) ‘Oracolo Jones’, lo ricordate?, quello della ‘carovana dell’Alleluja’, solo che invece di bere Bourbon, sgranocchia granite di limone. E invita la Raggi, che già lo ha detto di suo, a ricandidarsi, suscitando una timida reazione dello stanco e sudato Nicola Zingaretti, che, consigliato da Goffredo Bettini beninteso, esprime dubbi in proposito, ma non propone candidati alternativi, magari tirerà fuori Ignazio Marino? Però, molti ormai lo vogliono al Governo, magari al posto della Lamorgese. Attento Zinga, è così che hanno fregato Ciriaco De Mita e Enrico Letta … per carità, non proprio due giganti della politica, ma insomma, non è che quanto a gigantismo (Bettini a parte) tu proprio straripi!
Intanto, ripeto attento Zinga!, il sempre più discinto e trasandato Tom-Bettini ha dichiarato il decesso dell’alleanza strutturale Giggino-Zinga: per favore, che qualcuno lo spieghi a quest’ultimo, abbandonato nel bel mezzo del guado!
Però il ‘consigliere’ di Zinga, già Presidente dell’Auditorium di Roma e ora membro del CdA per meriti veltroniani, credo, e stavolta in tenuta da perfetto Guru, ora ha un’idea, anzi l’idea: lanciare Renzi in lizza, nominandolo sul campo capo della ‘terza gamba’ della maggioranza: perfetto, la chiusura del cerchio e alla fine nella sottile mente politica del Bettini, sarà Renzi a guidare il PD … dall’esterno … la vaudeville permanente, l’etica imperante, l’idealità e la coerenza trasparenti, ad maiora! La ‘politica’ è questo, dice Bettini sprezzante a Telese e Parenzo, trovare alleanze … e io che credevo che fosse ‘idee, progetti, speranze, realizzazioni, coerenza’, sono proprio un rimasuglio del passato! Però, a proposito, sig. Bettini, attento: a Napoli la ‘terza gamba’ è una cosa un po’ particolare, meglio cambiare definizione. Una fucilata, il giudizio pacatamente sprezzante di Mario Tronti: «Non ho consigli da dare a Zingaretti. Sa lui quello che deve fare. Ha già un consigliere intelligente come Goffredo Bettini, anche se non condivido quasi nessuno dei consigli che gli ha dato in quest’ultimo anno» … diciamo pure nessuno!

Ma per chiudere e tornando all’inizio: ora è, pardon, sarebbe il momento di agire, di fare progetti seri, di non seguire pedissequamente gli estremismi di Landini e di Bonomi. Si tratta di fare progetti a lunga scadenza, capaci di muovere l’economia dal basso, specialmente dal basso. E si deve farlo non guardando in faccia a nessuno, a partire dai troppi che hanno approfittato e approfittano dei veri o presunti o inesistenti danni subiti dall’epidemia per lucrarci e pompare soldi di noi tutti per le proprie tasche, a cominciare da quei troppi albergatori e ristoratori che fanno lavorare la metà del personale necessario, pagandolo anche la metà o del tutto in nero.
Al solito, come dico sempre, è il momento di fare pagare le tasse a tutti e, intanto, rilanciare l’intero Paese: le due cose sono strettamente interconnesse. L’una non può essere fatta senza l’altra e contemporaneamente. L’Italia deve diventare un Paese moderno, è l’ultima occasione che abbiamo per farlo, e se non lo facciamo l’alternativa è creare un Paese di ‘mantenuti’, al traino, finché dura, dell’Europa a direzione tedesca.
Le vacanze sono finite. Vogliamo cominciare finalmente a fare sul serio?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.