martedì, Settembre 29

E la Malaysia si scopre verde field_506ffb1d3dbe2

0

p016mk47

Bangkok – La crisi globale attanaglia l’intero Pianeta e fa notare i segni della sua presenza anche nelle zone del Mondo dove l’economia offre segni di una vitalità raramente ravvisabile nei Paesi a sviluppo avanzato, soprattutto in Occidente. E così, l’apparato produttivo nazionale in diverse Nazioni d’Asia si presenta sulla scena con una sempre più estesa fame di energia per sostenere la produzione oltre che dare movimento, energia e luce alla vita stessa. Questo spiega, ad esempio, la lotta nemmeno troppo sotterranea che si agita tra Cina e India, entrambe perennemente a caccia di gas e petrolio, così come si spiega anche l’andamento alterno tra la Russia di Vladimir Putin e l’antico e fraterno Paese amico – poi alternativamente diventato a tratti un aperto nemico – ovvero l’Ucraina, che si avvicinano e si allontanano lungo i tratti geografici solcati dalle condotte di gas che partono dalla Russia e raggiungono l’Unione Europea, attraversando in buona parte proprio l’Ucraina stessa. La guerra per l’acquisizione delle fonti di energia primaria è sempre aperta e lo è in ogni angolo del Mondo, tutti contro tutti. Chi riesce a strappare contratti più vantaggiosi si pone nel gruppo di comando dei Paesi con un tasso di sviluppo affamato di gas, petrolio ed elettricità, gli altri ne restano ai margini.

La Malaysia, in questi giorni, sta vivendo anch’essa sulla propria pelle questo andamento incerto generale. I consumatori malesi – non certo sotto forma di gruppi di pressione organizzati o associazioni di consumatori, come accade in Occidente – stanno nettamente rivedendo i propri piani di consumo di energia domestica proprio alla luce di recenti ventilate scelte di fonte governativa, scelte per le quali si prospettano aumenti nei costi della bolletta elettrica intorno al 15.89 per cento. Tutto questo ha fatto scattare con una certa immediatezza un desiderio – o forse la necessità – di riorientare la tipologia dei consumi e conseguentemente spiega il sempre più esteso l’accesso alle fonti di energia, diversificando la tipologia dei consumi, spostandosi su forme alternative di energia.

L’uso prudenziale dell’energia è tra le misure essenziali che potrebbero essere intraprese per limitare quanto più possibile i costi crescenti della vita, a fronte di decisioni governative che – da più parti – sono state salutate come scarsamente tempestive ed adatte rispetto allo stato delle cose tra i consumatori in una Nazione oggi ritenuta relativamente trendy sui mercati internazionali. Oltretutto, lamentano gli stessi consumatori del Myanmar, un aumento dei prezzi dell’energia progressivo e non improvviso non cambierebbero poi molto la scena specifica, in quanto altrettanto gradualmente i consumatori dovrebbero rivedere la tipologia dei propri consumi: un aumento dell’energia elettrica, infatti, significa un aumento indifferenziato che va dallo zucchero alla benzina, aumenti che di fatto – progressivamente o meno che sia – ci sono stati. I consumatori del Myanmar stanno facendo auto-informazione, mettendo in circolo tutte le informazioni adatte al caso, alla voce “risparmi”: nel caso dell’uso dell’energia elettrica, adesso tutti sono più attenti alla bolletta dell’energia elettrica, si fa più attenzione se vi siano dispositivi – in casa come nel luogo di lavoro – che sono lasciati in standby e che invece è meglio spegnere del tutto, perché – quando poi arriva – nella bolletta si notano grandi differenze nel caso in cui si adottino oppure non si seguano tali sagge prescrizioni e consigli.

Anche la casalinga più tradizionale, oggi sa che è meglio spegnere qualsiasi spia luminosa o togliere le spine dalla presa della corrente perché tutto questo giova alla bolletta. In buone parole, mentre le bollette aumentano conviene farsi furbi ed adottare tutte le strategie più adatte al caso pur di risparmiare in modo intelligente e sagace. Questo è il segno del cambiamento anche nel Myanmar, una Nazione che ora – dopo la stagione degli embarghi internazionali – sta affacciandosi al mondo della produzione globale e che sta riscuotendo sempre maggiore attenzione nel consesso internazionale. In fondo, anche regolare i condizionatori ed usarli in modo più accorto, fa bene alla salute, oltre che al portafogli e in quella parte del Mondo anche “dialogare” in modo più equilibrato con caldo e con l’umidità alla fin fine risulterà conveniente. E’ questione di migliori informazioni, conoscenze e disciplina di vita.

In  questo panorama attuale va quindi facendosi sempre più spazio un punto di vista “verde” come quando si consiglia di trattare con cura le lampadine, smaltirle più correttamente a fini di riciclo oppure comne quando si consiglia di usare lampadine a basso consumo di energia e che fanno riferimento alla green technology.

Sempre più consumatori in Myanmar comprano lampadine a led oppure a basso consumo di energia o emissione di calore nei negozi specializzati, il che sembrerebbe una scena inusitata solo fino a poco tempo fa, quando nell’ex Birmania nel settore dell’energia si procedeva un po’ spannometricamente ed ognuno secondo proprie propensioni familiari o per inveterata abitudine. Anche questo è il segno del progresso, purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista. L’utilizzo di lampadine LED consente un risparmio fino al 75 per cento dell’energia elettrica complessiva, esse infatti usano solo 4V-8V di elettricità al confronto delle normali e classiche lampadine a fluorescenza che consumano 36-42 V e le lampadine a filamenti che invece consumano fino a 100 Volts.

Vi sono oggi anche figure professionali nell’ambito del risparmio energetico, figure che anch’esse sarebbe stato difficile immaginare fino a poco tempo fa in Myanmar e che sono figlie del progresso rapidamente acquisitosi ed in via di sviluppo immediatamente dopo la fine dell’emragno internazionale nei confronti del Paese che teneva in stato di detenzione il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi   ma anche la stragrande maggioranza della popolazione, monaci buddisti compresi, i quali coraggiosamente si erano messi alla testa del movimento di protesta interno e che unitamente all’embargo stesso, hanno determinato la svolta democratica del Myanmar che ha rapidamente conquistato la fiducia e le simpatie del Mondo intero. I consumatori hanno sempre più interesse a trovare nella tecnologia le risposte adatte per ridurre i consumi di energia. I frigoriferi e i condizionatori usati con le tecnologie più mirate (anche più rispettose dell’Ambiente) potrebbero consentire una riduzione dal 40 all’80 per cento di energia impiegata quotidianamente. Lunedì il Ministero dell’Energia, dell’Energia Verde e delle Acque ha annunciato un aumento di 4.99 sen per kWh (cioé il 14.89 per cento) di aumento nella tariffa media nella Malaysia peninsulare e di 5 sen per kWh (cioè un aumento del 16.9 per cento) a Sabah e Labuan a far data dal 1° Gennaio prossimo. Non sono previsti aumenti imposti per consumatori che utilizzino un livello di elettricità pari a o inferiore a 300 kWh al mese.

Dal Segretariato Generale presso lo stesso Ministero si è anche detto chiaramente che tali innalzamenti dei prezzi non implicano – nel caso dell’industria alimentare- alcun aumento di costi finali all’acquirente, poiché si tratta di imprese industriali già comprese nelle fasce basse di consumo energetico. La componentistica elettrica incide solo per l’1.8 per cento all’Indice dei Prezzi al Consumo così che ogni 100 ringgit http://it.wikipedia.org/wiki/Ringgit_malese (3.10 Dollari USA) spesi, il costo dei componenti elettrici è di soli 1.80 ringgit (0.56 Dollari USA), fatti confermati anche nella apposita seduta in Parlamento. Sempre nell’ambito di tali conteggi, si stima che non dovrebbero esservi particolari aumenti nei prezzi al consumatore finale anche per prodotti derivanti dalla filiera agricola, poiché anche in questo caso si tratta di un’apparato produttivo con consumi elettrici più limitati rispetto ad altri settori dell’economia nazionale, il che vuol dire chiaramente che il Governo si attende che non vi siano giustificazioni per aumenti anche in questo campo, così come già detto a proposito del ramo alimentare più in generale.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore