giovedì, Ottobre 29

… e Fedez sia! ogni giorno in tutte le aule scolastiche e universitarie Contro la campagna irresponsabile e di retroguardia di Bocelli, finalizzata a scopi di bassa politica, la capacità di reazione umana, prima che politica, di quel Fedez capace di suscitare riflessione e reazione

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«Senza parole. Boh»!
Non sono ammattito, non ancora. Anzi aggiungo: «Se non conoscete nessuno che sia stato in terapia intensiva e vi permettete d’instillare il dubbio che la pandemia sia stata fantascienza vi presento un mio amico che causa Covid ha dovuto subire un trapianto di polmoni a 18 anni» e infine chioso, lapidario, ma da karakiri: «Poi fare silenzio ogni tanto non fa male eh».
Non sono parole mie, assolutamente: non parlo così, io, né scrivo così. Peccato, però!

Sono le parole secche, moderne, durissime, ripeto da karakiri, di una persona che non conosco, che non mi piace perché è coperto di tatuaggi, che a me personalmente fanno un po’ schifo, che forse canterà come un usignolo ma io non lo ho mai sentito e non ho fretta di sentirlo, che è marito (credo o compagno non lo so, qui ormai è tutto un gran pasticcio) di una che fa per mestiere la ‘influencer’ che, nella mia rozzezza, definisco fare pubblicità a prodotti vari in cambio di soldi, ma anche (va detto), grazie al fatto che suscita interesse e fiducia, e che, spero, come il marito sappia usare la propria ‘influenza’, non la malattia che secondo Salvini, Sgarbi, la dottoressa non so cosa, il politico non so cos’altro, eccetera, è quella che noi ignoranti chiamiamo Covid-19, sappia usarla, dico, con la stessa cosciente e dura freschezza con la quale l’ha usata il consorte.

Parlo, lo avete capito benissimo, di Fedez. Che ha risposto così, con quelle due frasi, alla disgustosa sceneggiata di tal Andrea Bocelli (che ovviamente è stato frainteso, povero ragazzo), noto cantante, venerato e pagatissimo, ammirato da tutti anche per la dignità e la compostezza con cui porta la sua limitazione, con la quale il predetto, in tono grave e commosso, con la voce quasi tremante, ha detto che le limitazioni ad uscire di casa imposte al tempo del Covid-19 sono una limitazione inaccettabile della sua libertà, una umiliazione e non so che altro … neanche Enrico Toti, ah già le gambe le ha entrambe. Ha cioè fatto, spero solo cercato di fare, ciò che pare faccia molto bene la moglie di Fedez, ma lo ha fatto per sostenere una campagna irresponsabile e tuttapoliticama all’italiana, sulle restrizioni più o meno obbligate dal Governo e altri contro il Covid-19.
Che vergogna! Usare la tua fama, l’amore di tanti, la tua menomazione per portare avanti una campagna di retroguardia, finalizzata a scopi di bassa politica, per portare avanti una campagna irresponsabile da chi, in realtà perché questo è il punto, non ha argomento politico veruno per contrastare il Governo (che è pure il peggiore dell’ultimo secolo, dopo il precedente) e si appiglia a ogni occasione per fare parlare di sé, per fare scena, magari facendosi portare via a braccia, o togliendosi ostentatamente la mascherina, ecc.

Bravo Fedez. Vedete, tra i giovani, o almeno tra molti giovani (temo non tantissimi) ci sono tanti tatuaggi, ma anche capacità di reazione umana, prima che politica, senso della collettività, ma specialmente della vita: un comportamento che forse a molti di noi vecchi non risulta sempre comprensibile, ma, spero e credo, funziona, caspita se funziona.

E sì, perché, parliamoci chiaro ma proprio ben chiaro, la gran parte dei giovani ha solo due riferimenti per diventare adulti e civili, per affrontare la vita: la scuola e questi riferimenti umani. Certo, non so quanti cantanti o artisti vari, siano paragonabili idealmente a Fedez, certamente molti no se non peggio che no, ma almeno alcuni ce ne sono. Non è quello di Fedez un giudizio politico in senso stretto (sì, il personale è politico, ma questo è un discorso che faremo in un’altra occasione) ma è (ora non vorrei che ‘se ne andasse di testa’) molto di più: è un giudizio che stimola un giudizio e una scelta politica, che obbliga, specie (non anche, specialmente) se detto così, ‘senza parole Boh’, sono una sferzata, ti obbligano a riflettere, magari anche a dire Fedez è uno st … , ma a misurarti col tema

Non so, non conosco, colpevolmente forse, non conosco il mondo giovanile specie quello dei cantanti e quant’altro, ma sarebbe bello, e voglio illudermi che sappiano farlo almeno da ora in poi, che da costoro si ripetessero messaggi del genere: non, dico, messaggi politici o peggio ancora partitici -qualcuno già lo fa perfino per altro che la politica-, ma messaggi di stimolo alla riflessione, ma anche -mi scuserà Fedez ma è così- di azione.
Il linguaggio è diverso, certo, ma ognuno ha il proprio e parlare ai giovani in modo paludato e ‘saputo’ fa molto meno effetto che quel ‘Boh’. Di fronte ad un ‘idolo’ che parla così, tu che lo ammiri, devi pensare per forza, devi scegliere, questo è il punto: scegliere. In fondo è la lezione che seppero dare le sardine, ormai in scatola magari molto ben confezionata, ma ormai ridotti a parlarsi addosso in sociologese stretto.

Certo, poi ci sarebbe la scuola. Già, la scuola dei Ministri Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi, non per dire che sia loro la colpa se la scuola e l’Università sono oggi quello che sono, cioè il nulla nel qualunquismo, ma certamente per non dimenticare, con lo sfinimento di chi sa che da lì non uscirà nulla di buono, salvo spese assurde, che in teoria la lezione di Fedez dovrebbe essere impartita ogni giorno in tutte le aule scolastiche ed universitarie, e non solo.
Inutile sperarci.

Proprio mentre Fedez ‘esplodeva’, il capo degli industriali, con toni da padrone delle ferriere, affermava che se le aziende non possono licenziare per innovare (ma magari anche no), chiudono: un ragionamento da chiodi. E anche che se lo Stato vuole mettere soldi nelle imprese (bontà loro accetterebbero!) faccia pure, ma non metta bocca nel modo di gestirle. Ma tu guarda, lo stesso linguaggio di chi chiedeva ai Paesi europei di darci i soldi ma di non controllare come li spendiamo.

Ma poi, mi capita fra le mani (per la cortesia dell’autore, che ringrazio) il discorso di Gianni Cuperlo sulla radicalità. Interessante, importante, specie se contenesse proposte operative e fosse stato almeno ascoltato da Nicola Zingaretti e Dario Franceschini tanto per dirne due. Ma, giusto per concludere, comincio a leggere e trovo: «Oggi alle classi dirigenti del Paese -nella politica, nel lavoro e nell’impresa, nella cultura e nella scienza, nell’informazione- spettano … » e poco prima, il dispiacere per l’assenza di una ‘potenza guida’ che ci mette in confusone.
Sorvoliamo sulle potenze guida, dovremmo essere felici di non averne, ma fa impressione vedere che anche politici seri ne sentono la mancanza! Ma ancora siamo al solito linguaggio insopportabile: la ‘classe dirigente’. Una frase che in una persona che si professa di sinistra (ma non dice cosa ciò significhi se non altro in termini fattuali, di cose da fare, di scadenzario) fa impressione. I politicanti e quant’altri visti come una ‘classe’ … vi rendete conto? E per di più questa ‘classe’ è dirigente per natura, per diritto di nascita, non si sa, ma … dirige. Anche nell’informazione, dirige!
Eh no, se siamo a questo cari Bonomi e Cuperlo, andate tutti ad ascoltare Fedez, che forse vi viene qualche buono spunto, per la prossima vita!
Quando poi si sente Zingaretti dire che il Governo non gli piace e non fa niente di utile (che è la pura verità, anche se nessuno sa cosa farebbe Zingaretti che sul punto è riservatissimo, in attesa di parlarne col giovane turco) ma tutto resta com’è … per favore Fedez, per favore, un commento, solo due parole, su!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.