sabato, Dicembre 14

EAPN: l’alleanza sovranista ‘made in Europe by Salvini’ Nasce l’Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni, il gruppo politico che riunisce i populisti in vista delle elezioni europee: ecco i partiti che lo compongono

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Ieri, a Milano, durante la conferenza internazionale intitolata ‘Verso lEuropa del Buonsenso’, organizzata dal Segretario della Lega, nonché vicepremier e Ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, è stato presentato EAPN (European Alliance of People and Nations – Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni), il gruppo parlamentare che prenderà forma dopo le elezioni europee che si svolgeranno dal 23 al 26 maggio.

Alla presentazione del nuovo soggetto politico erano presenti, oltre al Segretario del Carroccio, anche altri esponenti populisti europei: Olli Kotro (Finns – Veri Finlandesi), Jörg Meuthen (AfD – Alternative für Deutschland) e Anders Vistisen (DPP – Danish People’s Party). L’obiettivo dichiarato del gruppo, sotto il motto ‘i popoli rialzano la testa’, è quello di sovvertire gli equilibri all’interno del Parlamento Europeo (PE), la cui sede è a Strasburgo.

Secondo le regole del Parlamento Europeo, un gruppo deve essere composto da almeno 25 deputati europei provenienti da un minimo di sette Paesi membri dei 28 (27 se il Regno Unito concretizzerà la cosiddetta Brexit) che compongono l’Unione Europea: questa quota «assicura che ogni gruppo sia rappresentativo di una giusta porzione di opinione pubblica europea». Ogni gruppo – che si andrà a formare dopo le elezioni dei deputati europei – è responsabile della propria organizzazione interna e, al momento della sua costituzione, il Presidente del PE deve essere informato del suo nome, della sua composizione e della sua leadership. Leadership del gruppo per la quale è prevista l’elezione di un Presidente (o due co-presidenti) e l’istituzione di un ufficio di presidenza e di una segretaria.

I gruppi politici – il cui compito è esaminare le relazioni delle commissioni parlamentari e presentare gli emendamenti prima delle votazioni in aula – definiscono poi la struttura del Parlamento, eleggendo il Presidente, i vicepresidenti, i presidenti delle commissioni e i relatori. Inoltre, i leader dei gruppi si riuniscono nella Conferenza dei Presidenti per definire l’agenda delle sedute parlamentari e il tempo di parola durante i dibattiti.

I deputati eletti  non sono comunque obbligati ad entrare a far parte di un gruppo: per tale ragione, quelli che non confluiscono in un’alleanza e rimangono ‘indipendenti’ sono detti non-iscritti’. Attualmente sono 8 i gruppi politici all’interno dell’europarlamento: Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE); Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D); Gruppo Europeo dei Conservatori e Riformisti (ECRG O ECR); Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa  (ALDE); Gruppo Confederale della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL); Gruppo Verdi/Alleanza Liberale Europea (Verdi/ALE); Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD); Europa delle Nazioni e Libertà (ENF o ENL).

«Da oggi vogliamo dimostrare che le forze patriottiche e di destra hanno intenzione di non frammentarsi nel Parlamento Europeo ma di procedere insieme con uno stesso scopo, vale a dire rivedere tutta la politica europea che oggi provoca danni a tutti i cittadini europei», ha dichiarato  il tedesco Meuthen, portavoce federale di AfD, che ha poi fatto chiarezza sugli obiettivi del gruppo, «vogliamo riformare l’Unione europea e il Parlamento Europeo, senza distruggerli. Vogliamo portare un cambiamento radicale».

Terminato l’incontro, Salvini ha esposto il suo pubblico pensiero tramite il suo profilo Facebook: «Orgoglioso della prima conferenza internazionale organizzata oggi a Milano, per unalleanza che parla di futuro, per riportare al centro il lavoro, la famiglia, la sicurezza, la tutela dellambiente. Noi guardiamo avanti, con lobiettivo di riportare i Popoli al governo anche in Europa».

A non essere d’accordo con la linea europea del vicepremier, invece, è il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani (Forza Italia), il quale, in un’intervista per Sky TG24, ha dichiarato che «un’alleanza con Alternative für Deutschland significa mettere a repentaglio l’Italia», poiché questo «è un partito che attacca il Governo tedesco perché è stato troppo morbido nei confronti dell’Italia, della Grecia e del Portogallo. A parte le nostalgie più o meno malcelate per il passato, non è che sia proprio uno schieramento anti-nazista […] avere Alternative für Deutschland al potere per l’Italia sarebbe disastroso».

Le schermaglie ideologiche non sembrano, però, scuotere più di tanto il Ministro degli Interni, il quale ha visto quasi raddoppiare il gradimento verso la Lega – che ha deciso di eliminare lo scomodo appellativo Nord dal simbolo del partito –  passato, a poco più di un anno dalle elezioni parlamentari, dal 17,4% al 32%.  Numeri che, secondo le recenti proiezioni del PE sulle prossime elezioni, fanno della Lega il primo partito italiano con più eletti alla futura camera europea con 27 seggi sui 705 disponibili (rimarrebbero 751 se l’UK clamorosamente decidesse di non uscire dall’UE), ed il secondo partito a livello continentale, dietro solo al tedesco Csu/Cdu con 33 seggi.

Sebbene fossero solo in quattro i rappresentanti delle forze politiche aderenti all’EAPN presenti a Milano, il portavoce federale di AfD ha detto che almeno 10 partiti prenderanno parte a questa nuova alleanza. Oltre a quelli già nominati, dovrebbero confluire nell’EAPN anche tutti gli attuali membri dell’ENF – di cui fa parte la Lega – tra cui il Rassemblement National di Marin Le Pen (grande assente alla conferenza di ieri) e il Partito della Libertà Austriaco (FPÖFreiheitliche Partei Österreichs). Altro candidato ad entrare nell’universo EAPN è lo spagnolo VOX che, in Spagna, ha visto crescere in pochi mesi il suo elettorato e che dovrebbe giocare un ruolo importante alle prossime elezioni parlamentari spagnole previste per il 28 aprile. Da valutare, invece, la situazione del gruppo EFDD, che probabilmente si scioglierà, e la posizione dell’ungherese FIDESZ di Viktor Orbán, il quale è stato recentemente sospeso dal PPE, ma che già aveva rifiutato in passato la proposta di entrare a far parte di EFN. Salvini, inoltre, per allargare la base del gruppo, punta all’alleanza con i polacchi del PiS (Prawo i Sprawiedliwość – Diritto e Giustizia), il partito di Governo che nel 2014 ha visto eleggere 19 deputati europei, i quali hanno poi aderito al gruppo ECR.

Sul fronte italiano, invece, l’alleanza di Governo gialloverde non dovrebbe replicarsi a livello europeo. I pentastellati, membri dell’EFDD, già nella scorsa legislatura avevano provato ad allearsi con ALDE. Il gruppo, di cui fa parte anche En Marche di Emmanul Macron, aveva però respinto la richiesta dei grillini ed è difficile oggi, stando agli ultimi screzi tra il Presidente francese e Luigi Di Maio, specie dopo l’appuntamento segreto con i gillet gialli – recentemente rinnegato dallo stesso Ministro del Lavoro – che il M5S possa convergere all’interno di ALDE. Lo stesso Di Maio, poi, è stato critico nei confronti di Salvini, dicendosi «preoccupato per questa deriva di ultradestra a livello europeo, con forze politiche che faranno parte del gruppo con cui si alleerà la Lega che, addirittura, in alcuni casi, negano l’Olocausto». «Oggi a questo tavolo non ci sono nostalgici estremisti, gli unici nostalgici sono a Bruxelles», ha risposto così alle critiche verso i nuovi alleati Salvini, che ha poi continuato, «noi guardiamo al futuro, il dibattito sul passato lo lasciamo agli storici. L’obiettivo è diventare il primo gruppo europeo, il più numeroso. Abbiamo l’obiettivo di vincere e cambiare l’Europa».

Il nuovo gruppo, dunque, metterebbe insieme soggetti politici che nella scorsa legislatura facevano capo a diversi schieramenti. Ma chi sono gli alleati europei di Salvini che hanno preso parte alla conferenza di Milano?

Alternative für Deutschland, almeno in Italia, è sicuramente il più famoso dei tre. Le accuse di Tajani e Di Maio non sono infondate poiché, il 23 gennaio scorso, i deputati di AfD hanno abbandonato l’aula del Parlamento del Land bavarese durante la commemorazione della Shoah in segno di protesta alle critiche di un leader della comunità ebraica che li accusava di minimizzare i crimini nazisti e l’Olocausto.  «Il nazismo fu barbarie, quelle atrocità sono una realtà storica e non so come si possa metterla in dubbio», ha chiarito ieri Meuthen, «l’Olocausto è il fatto più grave e triste della storia tedesca: nessuno nell’AfD lo mette in dubbio in qualunque forma». Alle europee del 2014 l’AfD ha ottenuto il 7,1% dei consensi riuscendo a far eleggere 7 deputati sui 96 concessi alla Germania all’interno del Europarlamento: confluiti prima nell’ECR, nel 2016 hanno traslocato presso l’EFDD. Fondato nel 2013, l’AfD è entrato per la prima volta nel Bundestag nel 2017, facendosi portavoce di una politica anti-euro e protezionista, per poi spostarsi su posizioni anti-migratorie e anti-islamiche. All’interno del partito, però, non sono mancate le discussioni fra oltranzisti, che chiedono misure più dure e restrittive, e i moderati, disponibili al dialogo e non intransigenti sui vari temi. L’interpretazione della politica economica è il vero punto interrogativo di questa alleanza. L’AfD ha criticato aspramente la decisione di salvare i Paesi dell’Eurozona, prima su tutti la Grecia, propugnando un forte rigorismo economico: una differenza di non poco conto con la Lega che, invece, vorrebbe buttar giù i paletti imposti dall’UE all’economia italiana.

Nonostante questa differenza di vedute, la sovranità nazionale e la politica migratoria sono i due fari che illumineranno la strada comune dei vari membri dell’EAPN. «Le cose che ci uniscono sono più grandi delle cose che ci dividono», ha detto Anders Vistisen, eurodeputato del DPP (o DFDansk Folkeparti in danese) presente ieri a Milano, «vogliamo mettere fine all’immigrazione illegale che abbiamo visto negli ultimi 5 anni in Europa, sintomo che la sicurezza non è stata presa sul serio. Vogliamo proteggere l’identità culturale europea, non fare le cose all’italiana, alla danese o alla finlandese». Prima gli europei, dunque. Il Dansk Folkeparti, fondato nel 1995, ha ottenuto il 21% alle elezioni generali danesi del 2015, divenendo così il secondo partito del Paese. Abbondantemente dietro la Socialdemokratiet, la cui tradizione rimane comunque forte nei Paesi nordici, il DPP ha recentemente eroso i suoi consensi a favore dei liberali di Venstre e si attesta ora al 14%. All’interno del Folketing, il Parlamento danese, con i suoi 37 deputati fornisce sostegno esterno alla coalizione di Governo formata da Venstre, dal Partito Conservatore e dall’Alleanza Liberale. Alle elezioni europee del 2014, il DPP ha ottenuto il 26,6% dei consensi, aggiudicandosi così 4 dei 13 seggi riservati ai parlamentari danesi nel PE. Gli eletti si sono poi immessi nel gruppo dell’ECR. Il DPP si contraddistingue per un forte accento anti-migratorio che rigetta il multiculturalismo e si oppone alla diffusione della cultura islamica, e dal 2015, col suo sostegno al Governo, sono state adottate misure più restrittive per l’ottenimento della cittadinanza danese. È del 3 dicembre scorso la notizia, riportata dal ‘The New York Times’, dell’accordo tra il DPP e la coalizione governativa di confinare fino a 100 persone – tra cui stranieri condannati per reati ma che non possono essere rimpatriati nei loro Paesi d’origine – sull’isola di Lindholm, un piccolo isolotto nel sud-est del Paese, dove è raro il servizio traghetti. «Ridurremo il numero di partenze dei traghetti quanto più possibile», aveva affermato Martin Henriksen, portavoce del DPP, «lo renderemo il più complicato e costoso possibile».

Come il DPP, anche il Finns Party (Perussuomalaiset in finlandese) si è unito al Gruppo Europeo dei Conservatori e Riformisti dopo l’ultimo turno delle parlamentari europee, quando ha ottenuto 2 seggi con il 12,9% dei consensi ricevuti in patria. Alle elezioni nazionali del 2015 ha riscosso il 17,7% dei voti e ciò gli ha permesso di andare al Governo formando un’alleanza con il Partito di Coalizione Nazionale. Così come gli altri partiti che hanno partecipato alla conferenza di Milano, i Veri Finlandesi si contraddistinguono per una retorica anti-migratoria e fortemente nazionalista. Una delle battaglie del partito è sul cambiamento dello status bilingue della Finlandia, dove lo svedese è anche una lingua ufficiale, a favore di una Nazione monolingue basata esclusivamente sul finlandese.

Secondo le proiezioni di ‘Europe Elects, l’Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni dovrebbe riuscire ad occupare circa 84 seggi, tutto però dipenderà da chi vorrà entrare a farne parte. Con questi numeri, l’EAPN si attesterebbe come quarto gruppo politico dell’Emiciclo dietro PPE, D&S e ALDE, e se vorrà governare dovrà sicuramente scendere a compromessi e formare alleanze con i due partiti maggiori. Salvini, dal canto suo, ha già perentoriamente escluso una coalizione con i socialisti e non poteva essere altrimenti dato che l’avversione ad un’aperta ed inclusiva politica migratoria è la matrice comune che tiene insieme i vari membri del neonato gruppo. Basterà veramente solo questo per tenere in piedi tutta la coalizione populista europea?

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