venerdì, Dicembre 13

Dazi: tra i due litiganti, USA e Cina, l’Italia potrà godere? L’export italiano ci guadagnerà dai dazi americani alla Cina e da quelli cinesi agli USA? Come?Gli effetti saranno duraturi? Ne parliamo con Romeo Orlandi, Vicepresidente di Osservatorio Asia e Stefano Da Empoli, Presidente e Fondatore del think tank I-Com

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Donald Trump e la sua Amministrazione cercano di raffreddare i mercati assicurando che non c’è alcuna guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina; da parte sua la Cina di Xi Jinping, assicurando di non volere una guerra commerciale ma di essere pronta a non tirarsi indietro nel combatterla se gli USA la vorranno iniziare, oggi, attraverso il ‘Global Times’ -quotidiano cinese molto vicino al Governo- ha alzato i toni, dopo che ieri Trump ha resto noto nuovi dazi, in risposta dei contro-dazi cinesi, per un valore di 50 miliardi di dollari -1.300 prodotti cinesi sotto tiro, inclusi robot industriali e attrezzature per le telecomunicazioni . Le contromisure cinesi dovrebbero infliggere un duro colpo, colpendo gli Stati Uniti su ciò che più temono, si legge nel duro editoriale del  ‘Global Times. L’ambasciatore cinese al WTO (World Trade Organization) Zhang Xiangchen, ha affermato: «Le misure Usa sono un’intenzionale ed evidente violazione dei principi fondamentali del WTO di non discriminazione». Il nuovo pacchetto di dazi americani proposti su un totale di 1.333 beni, raccolti in un documento di 58 pagine è «grande in termini di conseguenze» e costituisce secondo Xiangchen una minaccia per il WTO, esponendolo a «un pericolo senza precedenti». In risposta alla decisione americana, la ‘Cctv’, tv di Stato cinese, ha annunciato che la Cina propone dazi sull’import di 106 prodotti americani, tra cui soia, auto, aerei e prodotti chimici, per un totale di 50 miliardi di dollari.

Insomma, si può non chiamarla ‘guerra’ ma certo ci assomiglia parecchio. E come in tutte le liti, tra i due litiganti (Usa e Cina) il terzo  potrebbe godere. Il ‘terzo’ in questo caso più che l’Europa sarebbe l’ItaliaLa guerra dei dazi potrebbe avvantaggiare alcune esportazioni italiane. Questo, con qualche riserva, è quanto sostengono alcuni osservatori del mondo della produzione come Coldiretti e Api.

Il Made in Italy,  sostiene una nota della Coldiretti di ieri, potrebbe avvantaggiarsi delle tensioni tra i due giganti dell’economia mondiale con l’export agroalimentare in Cina rappresentato nell’ordine dal vino che con 130 milioni di euro registra un balzo del 29% delle vendite nel Paese asiatico, dall’olio d’oliva che con 37 milioni di euro segna una crescita del 25%, dai formaggi che aumentano del 27% seppur con un valore ancora limitato di 16 milioni di euro e infine la pasta che sale del 14% vicino ai 23 milioni di euro.
Per quanto riguarda specificatamente i prodotti Usa interessati dall’aumento dei dazi, prosegue la nota Coldiretti, va sottolineato che in Cina è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine italiane che teneva fermo quel mercato dal 1999 mentre per quanto riguarda la frutta fresca l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo ‘stop’ alle forniture statunitensi. Particolarmente rilevanti sono le opportunità offerte al vino Made in Italy dalla Cina che per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi. Gli Stati Uniti, sottolinea la Coldiretti, hanno infatti esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia.

«Una politica di dazi doganali preoccupa sempre le imprese per i possibili danni che può provare all’export, ma talvolta, in presenza di mercati efficienti, può avere risvolti positivi e trasformarsi in opportunità», ha dichiarato ieri Corrado Alberto, Presidente di Api Torino, interpellato da ‘Adnkronos’ sull’innalzamento dei dazi su acciaio a alluminio deciso dagli Usa a cui la Cina ha risposto con nuove tariffe su carne, frutta e altri prodotti importati dagli Stati Uniti. «Dove ci sono due colossi come Usa e Cina che si strattonano per le imprese italiane, a mio giudizio, può infatti aprirsi qualche spiraglio. La Cina Se riusciremo a condurre bene la politica delle esportazioni per le nostre imprese del settore potrebbero esserci dei benefici. Naturalmente perché questo accada  è necessario un Governo che abbia un piano strategico per le esportazioni che non abbiamo mai avuto. Una politica nazionale mirata allo scopo ci potrebbe aiutare». 

Dunque, dalla lite USA-Cina l’Italia ci guadagnerà? E se si, saranno ricadute durature?

L’economista Romeo Orlandi, Vicepresidente di Osservatorio Asia e docente all’Università di Bologna sostiene che intanto bisognerebbe capire inizialmente quali siano le reali intenzioni dell’Amministrazione Trump. “Un’intenzione potrebbe essere quella di scatenare una guerra doganale perché la bilancia commerciale degli Stati Uniti è nettamente a sfavore sia dell’Europa che della Cina. Quindi potrebbe essere un semplice tentativo di riequilibrare questa bilancia commerciale”, afferma Orlandi e prosegue: “Tuttavia è possibile vedere anche una decisione più strategica e lungimirante del Presidente Trump che attraverso l’’imposizione di tariffe vuole avere una leva negoziale con l’Europa e con la Cina”. Ovviamente la leva negoziale serve a ristabilire nuovi accordi che sono certamente diversi per quanto riguarda l’Europa o la Cina verso gli Stati uniti. Per l’Europa per esempio c’è la spesa della difesa che è carico prevalentemente degli Stati Uniti. Per la Cina la leva negoziale è forte per gli assetti del Pacifico. “La mia impressione è che l’Amministrazione Trump stia utilizzando queste minacce o forse anche queste realizzazioni di minacce, ma il suo vero scopo sia quello di ridefinire gli assetti sia con l’Europa che con la Cina”, afferma Orlandi. Secondo l’economista Stefano Da Empoli, Presidente e Fondatore del think tank indipendente I-Com, Istituto per la Competitività,  le conseguenze che la politica dei dazi potrà avere in Europa, potranno essere solo negative. “Credo che tutte le guerre commerciali abbiano un esito negativo nel restringimento del commercio e un impatto negativo sul PIL dei Paesi interessati”, afferma Da Empoli. “Per quanto oggi lo scontro è tra Stati Uniti e Cina, l’Europa potrebbe esserne beneficiata ma credo che questo potrebbe essere possibile solo per una condizione temporanea e instabile. Temo che specie nel medio e nel lungo periodo le conseguenze potranno essere negative per tutti”, afferma Da Empoli.

Gli stessi che ritengono che dallo scontro USA-Cina l’Italia ne possa beneficiare già avanzano timori sul rialzo dei prezzi (è il caso della soia sollevato oggi proprio da Coldiretti: l’aumento del prezzo mondiale della carne potrebbe essere il primo effetto sui consumatori della guerra dei dazi che si allarga alla soia, la prima voce delle esportazioni agricole statunitensi verso la Cina con un controvalore di oltre 12 miliardi di dollari nel 2017. A seguito dei dazi gli operatori cinesi potrebbero decidere di sostituire le forniture dagli Usa con la produzione raccolta in Brasile, da dove già arriva circa la metà delle importazioni del gigante orientale, con uno sconvolgimento del mercato mondiale e ripercussioni sui costi dell’allevamento e sui prezzi di vendita della carne) e sul fatto che le merci cinesi non potendo andare sul mercato USA vengano dirottare sull’Europa con conseguente svilimento dei prezzi.

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