domenica, Novembre 17

Duterte ha cambiato idea nei confronti di Pechino, ma il popolo filippino no Un sondaggio condotto da un noto istituto di ricerche dimostra che la grande maggioranza della popolazione filippina resta fortemente ostile nei confronti della Cina

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In un recente sondaggio condotto nelle Filippine, appare che la maggioranza della popolazione locale è contraria all’atteggiamento del Governo centrale nei confronti della tracotanza cinese nel Mar Cinese Meridionale (che lì viene chiamato Mar delle Filippine Occidentali), ritenuto eccessivamente supino a fronte del fatto che la Cina ha da tempo avviato edificazioni e strutturazioni di apparati di sorveglianza, intelligence e persino di natura militare, tutte cose sulle quali la pressione internazionale sembra non aver esplicato alcun effetto sul Governo di Pechino. Un esempio tra tanti è quello che la Cina ha costruito di recente sul Kagitingan Reef (noto anche come Fiery Cross Reef) dove è stata realizzata persino una pista d’atterraggio per aerei in una zona marittima fortemente contesa tra numerosi Paesi tra i quali le stesse Filippine e la Cina che da lungo tempo si accapigliano sulle sorti delle Spratly Islands. Attraverso un sondaggio condotto da Social Weather Stations (SWS), ora si evidenzia che la maggioranza dei filippini ritenga non sia giusto che il Governo conceda con così eccessiva liberalità alla Cina di espandere la sua presenza militare nel Mar delle Filippine Occidentali. Nel suo terzo sondaggio trimestrale reso noto in concomitanza con la visita del Presidente cinese Xi Jinping alle Filippine, SWS conferma che permane alto il sentimento anti-cinese nell’Arcipelago delle Filippine e nello specifico sull’annosa questione delle conflittualità territoriali. In verità, l’atteggiamento nettamente contrario della intera popolazione filippina nei confronti della Cina è elemento alquanto datato, solo rinfocolato dopo scontri, sequestri di pescherecci, sconfinamenti più volte avvalorati dalle attività di controllo satellitare in acque parecchio pescose, ricche di svariati elementi naturali utili ai processi industriali e di processazione in ambito alimentare in primis ma soprattutto strategiche ai fini delle rotte internazionali topiche per il commercio dell’area asiatica e conseguentemente mondiali.

Nella ricerca statistica si evidenzia che l’84% della popolazione filippina ritiene non sia giusto che il Governo di Manila consenta alla Cina di espandere e rafforzare le strutture edificate nei territori oggetto di dispute. Siamo a 3 punti percentuali dal sondaggio condotto nel Trimestre precedente dove tale atteggiamento si attestava sull’80%. La ricerca ha inoltre evidenziato che è aumentato al contempo il numero dei filippini che pensa sia giusto invece che il proprio governo rafforzi le proprie capacità militari, specialmente la Marina Militare, dove il valore si attesta all’86% rispetto all’80% del Trimestre precedente. Coloro che hanno ritenuto giusto che le Filippine abbiano condotto la Cina di fronte ad un Tribunale Internazionale per la questione territoriale e delle dispute connesse nel Mar Filippino Occidentale sono scesi al 71% rispetto al 74% del sondaggio condotto nel Trimestre precedente. In ogni caso, l’87% dei filippini ritiene sia assolutamente appropriato riprendere il controllo nelle aree che comprendono le isole occupate dalla Cina nel Mar Filippino Occidentale. Sulla materia il 72% ritiene che si tratti di questione ‘molto importante’, il 15 percento la ritiene ‘alquanto importante’, un per cento ritiene sia ‘qualcosa di non importante’ ed un altro un per cento afferma che si tratta di materia del tutto non importante. Il restante 10% è costituito da indecisi.

Il cambio d’atteggiamento introdotto dall’amministrazione guidata da Rodrigo Duterte, inizialmente ostile al punto di portare la Cina di fronte al Tribunale Internazionale dell’Aja, poi più pragmaticamente improntato ad una valutazione maggiormente low profile soprattutto alla luce dello strapotere economico e commerciale della Cina non si riflette nella popolazione filippina. Le Filippine, come la Cina e come tutti gli attori della scena locale, hanno grandi interessi nell’avere uno sbocco importante sia per l’area dell’Oceano Indiano sia per la sponda del Pacifico. Il cambio di diplomazia di Manila nelle relazioni con il vertice governativo cinese sembra però, non aver scalfito il punto di vista parecchio ostile della popolazione filippina nei confronti del vicino asiatico ingombrante, cioè Pechino. La ricerca SWS afferma che la Cina è classificata con fiducia ‘povera’ nel sondaggio con un -16, cioè 19 punti sopra la fiducia espressa a Giugno quando fu collocata a -35 con la definizione ‘cattiva’. La fiducia netta è stata positiva della Cina in sole 9 delle 47 ricerche condotte da SWS dal 1994 ad oggi, come peraltro fanno notare gli stessi responsabili dell’istituto di ricerche.

SWS ha anche aggiunto che la sfiducia nei confronti della Cina era più alta tra coloro che avevano coscienza del fatto che Pechino aveva creato isole artificiali che oggi sono usate come basi aeree militari nelle acque contese. Allo stesso tempo, l’alleato di lungo corso degli Stati Uniti, mantiene una fiducia netta positiva ‘molto buona’ con un +59, cioè sei punti sotto il Secondo Trimestre della ricerca. Giappone, Malaysia e Israele, d’altro canto, hanno ottenuto una fiducia netta neutrale nella scala di voto. La più recente ricerca è stata condotta tra il 15 ed il 23 Settembre, adottando interviste faccia-a-faccia su un campione di 1.500 adulti selezionati su scala nazionale. Con un margine di errore pari a ±3% per le percentuali nazionali e ±4% per Balance Luzon, ±6% per Metro Manila, Visayas, e Mindanao. Nel sondaggio condotto da SWS si evidenzia, una volta di più, lo iato che v’è tra le esigenze della diplomazia ed il sentimento popolare, aspetto che si verifica spesso anche in ben altri contesti territoriali ed aree conflittuali, l’alto numero dei conflitti in corso nel Pianeta ne è la perfetta dimostrazione. E sia la diplomazia sia i sentimenti popolari seguono andamenti e tempistiche alquanto differenti, compito della politica sarebbe quello di mediare i due ambiti. Le Filippine capitanate da Duterte oggi hanno scelto una linea meno aggressiva nei confronti di Pechino ma questo non vuol dire che la Cina possa essere più accondiscendente nei confronti di Manila: la Storia, infatti, dice ben altro, in tal proposito.

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