lunedì, Marzo 25

Droga: il Messico ha capito tutto

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Tra febbraio e marzo abbiamo abbiamo fatto un quadro della  situazione del narcotraffico in Messico e non solo con Roberto Saviano, autore di ‘ZeroZeroZero’, tradotto sul mercato latinoamericano ‘CeroCeroCero’, una storia di mafie globali e traffico internazionale di cocaina. Ripubblichiamo qui l’ intervista che ci ha rilasciato per lo spagnolo ‘Ctxt.

 

Perché il Messico è diventato il centro del mondo?

Perché i cartelli messicani hanno realizzato una trasformazione, che è poi tipica del meccanismo imprenditoriale-economico degli ultimi decenni, e cioè che il distributore è diventato più importante, sia dal punto di vista economico che politico, del produttore. Allo stesso modo la compagnia che distribuisce petrolio diventa più importante di quella che estrae, oppure oggi Amazon è più importante delle aziende che distribuisce. Quando dico ‘importante’ significa che determina il successo di un prodotto. Allo stesso modo i cartelli messicani, diventando i grandi distributori della cocaina, sono diventati molto più importanti dei produttori. Da qui anche lo spostamento dell’asse dalla Colombia al Messico. Tutto questo non riguarda semplicemente l’aspetto criminale ma anche quello imprenditoriale: il Messico è sostanzialmente, da un punto di vista economico, uno Stato degli Stati Uniti, ma senza le regole degli USA, senza le sue rigidità, senza, quindi, nemmeno gli aspetti organizzativi, diciamo di tutela, di rispetto dei diritti umani. Mi sono ben chiare le contraddizioni degli Stati Uniti, però voglio dire che il Messico non è semplicemente in questo momento un Paese con un turbo dopato dal narcotraffico. In Messico si sta muovendo, rispetto ad altri Paesi, una spinta economica molteplice. Non è un caso il rapporto tra Carlos Slim e il ‘New York Times‘, è la dimostrazione che i capitali messicani stanno arrivando come avanguardia del capitalismo latino nel cuore del capitalismo occidentale.

A quanto ammonta il business globale del narcotraffico?

Si parla di cifre tra i 200 e i 400 miliardi di dollari, ma sono dati complessi perché l’unica fonte che l’ONU ha per ricavare questa stima sono i dati forniti dalle polizie. Il mio sogno è poter costruire, un giorno, un centro in grado di fare autonomamente delle ricerche, basandosi su osservazioni sul territorio e riferimenti incrociati, e poterle raccontare. Il problema è che le stime sui proventi della droga vengono calcolate tenendo conto, oltre che del prezzo degli stupefacenti nei vari Paesi, della quantità di droga in circolazione, e questo dato è a sua volta una stima calcolata sulla base dei sequestri effettuati. Ma le forze dell’ordine stimano di riuscire a sequestrare solo il 10-15% della cocaina circolante, quindi una percentuale molto bassa, il che fa pensare che i dati che abbiamo sulla droga prodotta siano calcolati per difetto. D’altro canto, però, bisogna anche considerare che può accadere che le cifre dei sequestri siano gonfiate: per esempio quando un carico viene sequestrato nell’Atlantico dalla Polizia americana magari in collaborazione con la Polizia spagnola o francese, può succedere che tutte e tre le polizie segnalino il sequestro di quella stessa cocaina, quindi quei chili saranno conteggiati tre volte.

Quali sono i centri nevralgici del narcotraffico globale (fuori dal Messico)?

Sono molteplici. L’Afghanistan è un centro fondamentale non solo per l’eroina ma anche per hashish e marijuana. Sostanzialmente la guerriglia talebana è sostenuta dal narcotraffico, cioè dalla vendita di queste droghe. Quindi ti direi sicuramente l’Afghanistan, terrei anche l’Albania per la marijuana, il Nord Africa per l’hashish, l’Europa centro-settentrionale (in particolare l’Olanda, ma anche il Belgio e la Polonia) per le droghe sintetiche, e citerei per la cocaina la Bolivia, il Perù e la Colombia, subito dopo il Messico. Con ‘centri nevralgici del narcotraffico’ non bisogna pensare solo ai Paesi produttori, ma anche ai grandi gruppi trafficanti e ai Paesi che fanno da ‘ponte’. Ad esempio la mafia israeliana domina l’industria olandese dell’ecstasy e il suo mercato negli USA; la mafia nigeriana gestisce il trasporto di cocaina dall’Africa all’Europa attraverso i muli (i corrieri ovulatori). Poi ci sono le piattaforme girevoli come l’Africa occidentale (la Guinea Bissau in particolare), dove i carichi di cocaina arrivano dal Sud America e vengono smistati verso l’Europa; in Europa la porta d’entrata è la Spagna. Infine, ci sono i centri nevralgici di consumo, che variano a seconda della droga: ad esempio il Regno Unito, insieme agli USA, è la capitale della cocaina. Ne sto dando troppi, mi rendo conto, di centri nevralgici, perché nell’insieme il sistema nervoso del narcotraffico è davvero vastissimo… Quindi noi abbiamo centri di produzione, distribuzione e di consumo.

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