sabato, Dicembre 14

Dov’è lo scandalo? Celebriamo Dino Segre perché abbiamo bisogno di un sano scandalo

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Poco prima dei saluti estivi con degli amici, tra una chiacchiera e l’altra, un’amica componente di quel gruppetto in via di separazione, mi accennò al grande piacere e interesse che aveva provato nel leggere degli scritti, di un autore del quale fino a poco tempo prima a stento ne conosceva il nome. L’intenso appetito che scatena la curiosità, necessita come si sa di essere al più presto placato. Mi esibì al meglio quindi con lei per ottenere ulteriori informazioni. Sapeva, che da come aveva prospettato la cosa, e conoscendomi, ci si sarebbe potuto divertire un poco. A fronte delle mie insistenti e articolate domande, centellinò un misero “E’ un autore torinese. E’ di Torino come me”. Mi tuffai a pesce sull’esile traccia. L’ amica fu clemente. Non mi fece faticare poi troppo per arrivare a identificare lo scrittore al quale aveva alluso, furono sufficienti poche altre domande. Si riferiva a Dino Segre, meglio noto col ‘nome de plume’ di Pitigrilli.

Nato da madre cattolica e padre ebreo nel capoluogo piemontese nel 1893, città nella quale si spense nel 1975. Sapevo perfettamente che il Segre si era distinto particolarmente per romanzi per l’epoca particolarmente sulfurei e provocatori. Secondo la morale vigente in quel periodo. Ricordo ancora occasionali, quanto casuali scambi d’opinione, sull’autore con mio padre, il quale ai nostri fini aveva la caratteristica fondamentale di avere avuto venti anni negli anni compresi tra il ‘Venti’ e ‘Trenta’ del secolo passato.
Lo scambio di idee, era permeato, da parte sua, da reticenze e da sguardi illuminati da ricordi di gioventù. “Il solo poter vedere la caviglia di una donna alla tua età, per noi era una emozione degna di nota”. Se questi erano i parametri comuni figuriamoci, quando lo scrittore diede alle stampe tra il 1920 e il 1923 le sue cinque ‘operette immorali’. Così definite da Umberto Eco in una sua prefazione per la ristampa degli anni ‘90 di ‘Cocaina’ una di queste ‘operette’. Le altre sono: ‘Mammiferi di lusso’, ‘La cintura di castità’, ‘Oltraggio al pudore’, ‘La vergine a 18 carati’.

La vita di Pitigrilli, è stata contrassegnata da varie fasi differenti, quella peccaminosa, quella laico scettica, e quella scettico religiosa, come ci suggerisce l’autore di ‘In nome della Rosa’ nella prefazione citata.

L’ultima fase, quella della conversione al cattolicesimo, sarà testimoniata nel libro ‘La piscina di Siloe’.

Su la sua attività, ha gravato l’ombra di essere stato una spia al soldo dell’OVRA (la Polizia politica del fascismo). Cosa, questa, la cui veridicità risulta ancora oggi contrastata.

Alla lettura risultano lampanti, la forza corrosiva e demolitrice che i suoi lavori avevano per la società dell’epoca. Periodo già avvezzo a incursioni destabilizzanti per la morale dell’epoca, quali ad esempio ‘Il piacere’ di Gabriele D’Annunzio.

Loscandalo’, o il presunto tale, era tutto imperniato sulle condotte tenute rispetto alla morale sessuale ufficiale dei tempi. Pitigrilli è stato un alfiere fenomenale nel fare scoppiare le contraddizioni nel mondo del ‘si fa ma non si dice’. Contraddizioni che emergevano ai più alti livelli dello Stato.

Il ‘Popolo d’Italia’, quotidiano del Partito Nazionale Fascista, riservava acri commenti al lavoro dell’autore torinese.
Umberto Eco, nella sua prefazione a ‘Cocaina’ ci ricorda, che si muoveva il Duce in persona per metterlo al riparo da quelle che considerava critiche ingiuste. Risultano ancora più anomale, queste prese di posizione di Mussolini, in considerazione del fatto che Pitigrilli non era e mai sarà iscritto al P.N.F.

Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario della scomparsa dello scrittore. A nostro avviso, è una occasione per rendere omaggio alprovocatore di talentoe al grande successo che fu riservato al suo lavoro. Non ci permettiamo di prendere posizione di critica o valutazione letteraria sulle sue produzioni.

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