martedì, Marzo 26

Dove e perché conviene investire (ancora) in Africa La crescita in Africa c’è ancora: il quadro della classifica annuale della banca d'affari Rand Merchant Bank

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Solo qualche anno fa, si guardava l’Africa come un continente sempre più florido, i tassi di crescita eccedevano costantemente il 7% e tutto sembrava andare finalmente per il verso giusto. Ma crisi esterne ed eventi che hanno coinvolto tutto il globo, hanno fatto sì che la crescita andasse avanti in modo irregolare e disomogeneo, alterando la percezione delle prospettive futuro nel continente. Questi episodi hanno influito su noi occidentali, attori esterni spinti a prendere coscienza della posizione africana nel prossimo futuro. Sia i nuovi che i vecchi investitori si stanno chiedendo se davvero ancora convenga investire in Africa e se i tassi di crescita stiano salendo ancora a loro favore.

Si terrà a Roma, il 17 e 18 Ottobre, il primo evento economico interamente dedicato a imprenditori italiani e africani: ‘Italia Africa Business Week’. Incontri e conferenze con rappresentanti di Paesi africani e del business per favorire nuove opportunità d’affari tra le piccole e medie imprese africane e italiane, incentivare l’ingresso dei privati nel tessuto produttivo. La necessità di intensificare la cooperazione economica e imprenditoriale tra il mercato africano e quello italiano era già stata sottolineata durante la ‘Prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa’, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel maggio 2016. Infrastrutture, energie rinnovabili, agricoltura, nuove tecnologie: questi i settori strategici su cui giocare la partita nell’immediato futuro. «E‘ un’iniziativa molto importante perché accomuna le diaspore africane presenti in Italia con il mondo imprenditoriale», ha commentato l’ambasciatore Pietro Sebastiani. «Il ruolo della cooperazione italiana oltre a rispondere alle tante emergenze e portare avanti progetti dev’essere anche quello di accompagnare la presenza delle nostre imprese, perché solo l’aiuto del settore privato permetterà un vero sviluppo del continente».

«Per il momento, a lavorare con successo in Africa sono soprattutto le multinazionali», ha sottolineato Giovanni Ottati, presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo. «Ci vuole un’organizzazione sul campo non indifferente per riuscire a entrare in Africa senza correre rischi eccessivi».

Secondo  la classifica annuale ‘Where to Invest in Africa’, stilata dalla banca d’affari sudafricana Rand Merchant Bank (RMB), lo sviluppo c’è ancora ed è anche forte. Lo studio si occupa di analizzare dove si può investire positivamente a seconda della situazione economica di un dato Paese. I tassi di crescita sono diminuiti gradualmente e le aziende hanno iniziato a cedere dinanzi alla pressione dei prezzi delle risorse, ai disagi in merito alla sicurezza, alle leggerezze fiscali e ai problemi climatici, come quello della siccità che pare non svanire. Ma il futuro è limpido, secondo la RMB e se si porteranno avanti le auspicate riforme strutturali di cui tanto si parla, quelle prospettive potranno essere toccate con mano.

Nella mente della maggior parte degli investitori, precisamente il 74%, c’è ancora l’idea che l’Africa sia luogo di opportunità; questo il dato scaturito dal sondaggio della RMB del mese di Giugno 2016 riguardo i programmi di investimento per il futuro. Nella classifica annuale della Banca sudafricana, si sottolinea che la top 10 è rimasta più o meno la stessa, con una sola differenza significativa: il ritorno della Costa d’Avorio dopo 13 anni di assenza. Stabilità politica, economia in forte crescita, infrastrutture, una classe media emergente ed un migliorato ambiente commerciale hanno contribuito a rilanciare sul mercato il primo produttore di cacao al mondo.

Il Sudafrica si conferma al primo posto grazie alle sue istituzioni e all’ambiente operativo funzionante, ma l’ombra di un arretramento appare sempre più nitida. La crescita rimane traballante ed il settore imprenditoriale lo è altrettanto. L’Egitto si piazza al secondo posto con passi in avanti raggiunti dalla fine della primavera araba, prossimo (forse) a spodestare il Sudafrica. Certo è che necessita di altri miglioramenti, sia nell’ambiente operativo generale, che nella governance. Immediatamente dopo troviamo il Marocco, in questa posizione per il secondo anno, stabile nella sua crescita economica, di infrastrutture e forte di una politica piuttosto stabile. Segue il Ghana che quest’anno vince il titolo come ‘la destinazione più attraente per investire in Africa occidentale’, ma nonostante tutto, il bisogno di un intervento su più fronti è sotto gli occhi di tutti.

Il Kenya è al quinto posto probabilmente per la sua economia ‘particolare’, le sue politiche aperte al mercato e la crescita significativa anche nella spesa consumeristica. La Nigeria scende di un posto ma rimane comunque in classifica come una delle destinazioni migliori per investire, almeno fin tanto che sembrerà aderire al programma di riforma strutturale. Il Paese rischia di dover cedere il posto all’Etiopia che quest’anno è ad un passo; la popolazione giovane, il settore manifatturiero e i bassi costi di lavoro lo rendono uno Stato competitivo. La Tanzania rimane stabile al nono posto con un Governo ancora concentrato sulla industrializzazione e sulla produttività. All’ultima posizione, l’Algeria che scivola di due posizioni rispetto all’anno precedente.

Sono da sottolineare, però, anche i progressi di Senegal, Camerun, Togo, Swaziland e Sierra Leone, i cui balzi in classifica, nonostante la lontananza dalla top 10, promettono sorprese per il futuro. Se andiamo a guardare il tasso di investimenti in Africa comparando quello di quest’anno con quello del 2010, notiamo che sono, però, molto simili. Approssimativamente si parla di 55 bilioni di dollari di entrate in entrambi i casi. La ripartizione regionale, invece, differisce di molto da un’area ad un’altra.

Qualche anno fa, il Nord Africa, ad esempio, costituiva quasi un terzo dell’intero flusso monetario entrante nel continente. L’avvento della primavera araba ha cambiato le carte in tavola e lo si nota dai dati del 2015 che mostrano un altro protagonista: la parte sud dell’Africa. Anche la parte est conta un’importante porzione delle entrate nel continente, soprattutto provenienti dall’Asia occidentale e meridionale e dall’Oceania. Angola, Egitto, Mozambico, Ghana e Marocco nella top 5 delle entrate monetarie nel 2015.

La RMB si aspetta aumenti in termini di investimento. Perché? Per la liberalizzazione delle misure e la programmata privatizzazione delle imprese statali. Ma non bisogna dimenticare che l’economia intera è cambiata in peggio, è incerta e potrebbe portare a disincentivare gli investitori ben intenzionati. Relativamente, invece, agli investimenti africani all’estero, questi sono cresciuti significativamente dal 2010 al 2014 ma si sono fermati nel 2015. Negli anni il Sudafrica, ad esempio, ha assunto il ruolo di investitore principale rispetto ai suoi pari africani ma una diminuzione del 70% è risultata nei dati del 2015.

Quali sono, invece, i finanziatori principali del continente? Come d’altronde è sempre stato, i mercati in via di (maggior) sviluppo attraggono nuovi investimenti e così è stato. Cinque dei dieci maggiori investitori nel 2015 provengono, a loro volta, da economie in sviluppo. La Cina è una di questi; i suoi investimenti, infatti, sono più che raddoppiati dal 2009 a questa parte.

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