sabato, Ottobre 24

Dopo Syriza, è la volta di Podemos

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L’Europa sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti. La vittoria di Syriza in Grecia ha spronato la sinistra radicale in vari Paesi europei, soprattutto in Spagna, in cui è stata seguita dagli occhi vigili di un uomo, Pablo Iglesias, di un partito politico, Podemos, e di milioni di spagnoli che stanno cercando un’alternativa all’attuale sistema politico bipartitico e alle misure di austerità che hanno riversato il loro Paese in una situazione d’instabilità sociale e politica.

Podemos, un partito di sinistra radicale fondato soltanto un anno fa, è più forte e più vicino che mai alla maggioranza in Parlamento, che gli consegnerà la chiave del potere. Ottenuto il potere, ha intenzione di: porre fine all’austerità; mettere l’economia spagnola al servizio degli spagnoli, invece degli interessi commerciali; liberare la Spagna dalla morsa di Bruxelles e Berlino; trasformare il sistema politico del Paese rendendolo più democratico; combattere la corruzione.

La rapida ascesa di Podemos è storica, se non epica. Il partito, che è l’espressione politica del movimento degli ‘indignatos’, insorti nel 2011 contro l’ingiustizia e la corruzione, ha raggiunto lo status attuale con un attivismo popolare, una strategia politica bottom-up, un atteggiamento inflessibile, una promessa di cambiamento mediante la democrazia e il carisma del proprio leader, Pablo Iglesias, ex professore universitario e commentatore politico, ora membro del Parlamento europeo.

Stranamente, sembra che questo cambiamento abbia colto di sorpresa alcuni del vecchio continente. Di fronte ai risultati delle elezioni del Parlamento europeo dell’anno scorso, che hanno incoraggiato molto l’estrema destra euroscettica, Bruxelles Berlino (centro dell’austerità) hanno reagito con un atteggiamento della serie ‘niente di nuovo sotto il sole’. Hanno basato il loro approccio alle nuove dinamiche euroscettiche su diversi punti:

  • Il modello economico imposto agli Stati membri dell’Ue è l’alternativa migliore per uscire dalla crisi attuale;
  • L’Ue non cede alle richieste degli Stati membri;
  • La sovranità europea è superiore alla sovranità degli Stati membri dell’Ue.

Per anni, il centrosinistra, rappresentato da partiti che sono membri del Partito dei socialisti europei (PSE), e il centrodestra, rappresentato da partiti che sono membri del Partito popolare europeo (PPE), hanno dominato lo scenario della politica europea governando insieme l’Europa sulla base di un consenso. Entrambi i partiti attuano politiche economiche orientate all’offerta. Queste politiche sono in piena armonia con i programmi di Berlino e Bruxelles sulle leggi sul lavoro, sulla protezione statale minima e sull’apertura massima alla globalizzazione. Per le grandi imprese, in generale, queste politiche sono state vantaggiose ma per il popolo le cose sono diverse.

Questo consenso ha le sue radici nella vicinanza ideologica tra il centrosinistra e il centrodestra, in quanto entrambi fondano i loro programmi economici sul liberalismo economico. Pertanto, mentre il centrodestra e il centrosinistra hanno monopolizzato il potere in molti Paesi europei, in successione quasi perfetta, è stato difficile trovare differenze significative tra le loro politiche economiche, al di là dell’uso della tipica retorica politica per fini di marketing politico, soprattutto nel periodo delle elezioni. Di conseguenza, le politiche economiche attuate in Spagna dal PP (Partito popolare), il partito di centrodestra spagnolo, non sono state molto diverse da quelle implementate dal suo predecessore, il PSOE (Partito socialista operaio spagnolo), il partito di centrosinistra spagnolo. A volte, dato che, come ha dichiarato Viviane Reading, ex Commissario europeo per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza: «Non esistono più politiche nazionali interne. Ora ci sono solo politiche europee condivise nel quadro di una sovranità comune». Il motivo della convergenza politica tra il centrodestra e il centrosinistra potrebbe risiedere nella sovranità europea comune. L’unico problema è che la gente vota ancora nel proprio Paese. La democrazia funziona ancora in Europa.

Spinta dalla sua evidente fiducia nella sovranità comune, Bruxelles sta facendo pressione per ottenere misure di austerità e politiche economiche molto liberali negli Stati membri dell’Ue. A questo proposito, Berlino si è mostrata inflessibile e irremovibile nei confronti di chi osa pensarla diversamente, non tenendo conto della singola situazione di ogni Paese. I risultati sono stati terribili per gli europei, soprattutto per il Sudeuropa. Tuttavia, secondo gli elettori che hanno votato Syriza, Podemos e i loro simili, a mettere il dito nella piaga sono i vari leader europei che hanno celebrato i loro Paesi per essere riusciti a ottenere quanto concordato tra l’Ue e i loro Governi di centrodestra/centrosinistra, mentre si trovano a dover fare i conti con la diminuzione del potere d’acquisto, gli alti tassi di disoccupazione e la minore efficacia dei servizi pubblici. Ad aumentare la loro rabbia è la richiesta di altri sacrifici, quando ancora non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel.

In Paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo, per citarne alcuni, la gente è arrabbiata perché l’Ue, la Troika e la maggior parte dei leader europei si sono comportati come se i loro sforzi non avessero importanza. Dietro ogni sacrificio imposto da Bruxelles e Berlino c’è gente che vive con la paura del domani, gente che perde il lavoro o vede il proprio stipendio ridotto in gran parte e bambini con un sistema scolastico in declino.

Podemos e Syriza sono riusciti a trasformare la rabbia dei loro cittadini in volontà di cambiamento. Questa volontà è diventata una forza con cui fare i conti attraverso l’esercizio della democrazia. Oggi il Governo guidato da Syriza ha adottato seri provvedimenti, congelando la privatizzazione legata all’austerità e riportando il salario minimo a 751 euro mensili, dopo che era stato ridotto a 500 euro mensili in seguito a un accordo con la Troika.

Sembra che le misure politiche del Governo Syriza, una coalizione che comprende il partito di destra Anel, abbiano irritato Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea. In un’intervista del 29 gennaio con il giornale francese Le Figaro’ ha dichiarato: «Dire che dopo le elezioni di domenica un nuovo mondo ha visto la luce non corrisponde alla verità». Nella stessa intervista ha aggiunto: «Non può esserci alcuna scelta democratica contro i trattati europei. Non si può uscire dall’Eurozona senza uscire dall’Unione europea».

L’Europa sta cambiando. Come previsto, Bruxelles e Berlino stanno reagendo a questo cambiamento con tono minaccioso, come dimostrano le dichiarazioni sulla Grecia del Presidente della Commissione europea. Il messaggio è chiaro: o fate come diciamo noi o siete fuori dall’Unione europea, con tutte le conseguenze che l’uscita comporta. Tuttavia, se Podemos registra una vittoria nelle elezioni legislative di quest’anno, l’effetto Syriza potrebbe espandersi nel bacino del Mediterraneo e forse anche oltre. La Commissione europea espellerà dall’Ue tutti i Paesi i cui i cittadini fanno delle scelte democratiche che non sono di suo gradimento?

In Spagna, Podemos sta facendo i conti con tutto il sistema bipartitico del Paese. Primo, sta sfidando il Primo Ministro Rajoy e il suo partito di centro, il PP. Secondo, sta affrontando il partito di centrosinistra, il PSOE, e il suo leader, Pedro Sanchez. Podemos deve assicurarsi la maggioranza nelle prossime elezioni per evitare l’eventualità di un’ampia coalizione PSOE-PP che gli impedirebbe di formare un Governo anti-austerità.

Il 2 febbraio il giornale francese Le Monde’ ha pubblicato alcune dichiarazioni di Pedro Sanchez. In queste dichiarazioni, il leader del PSOE non ha risparmiato Podemos e Syriza, arrivando addirittura ad accusarli di nazionalismo. Inoltre, ha riferito al giornale: «La Spagna non è la Grecia sia da un punto di vista politico che da un punto di vista economico». Il problema in quest’ultima dichiarazione è che è vero che la Spagna non è la Grecia, ma la situazione attuale in Spagna è simile a quella che c’era in Grecia prima delle elezioni del 25 gennaio, che hanno portato Syriza al potere. Un consenso simile esisteva tra il partito socialista Pasok e il partito di centrodestra Nuova Democrazia sulla Troika e sulle misure di austerità. Se Pedro Sanchez ricorda i programmi di austerità del PSOE e del PP, vedrà la somiglianza tra la Grecia e la Spagna. Sembra che il PSOE stia cercando di evitare un destino simile a quello di Pasok, per questo ha indetto un incontro per i socialisti europei il 21 febbraio a Madrid. Ovviamente i socialisti europei sono i membri del Partito dei socialisti europei.

In una manifestazione recente, il Primo Ministro spagnolo, Mariano Rajoy, ha paragonato l’eventuale ascesa di Podemos a una «giocata frivola alla roulette russa», definendo i leader di Podemos incompetenti. In una delle sue manifestazioni, Pablo Iglesias ha risposto al Primo Ministro spagnolo con il seguente messaggio: «Tic-tac, tic-tac, tic-tac», imitando lo scorrere del tempo.

Sabato scorso, Podemos ha organizzato la sua Marcia per il cambiamento, La Marcha del cambio, in spagnolo. Secondo le stime, sono 100.000 le persone che vi hanno partecipato. Hanno riempito la Piazza Puerta del Sol. Hanno marciato ripetendo lo slogan ‘Sì, se puede’, che significa ‘Sì, si può’. Il loro atteggiamento di sfida così come quello dei greci, che hanno appena trasformato l’intero spettro politico del loro Paese alla ricerca della vita che credono di meritare, aumenta le probabilità di un effetto valanga che potrebbe portare altri partiti simili a Podemos e Syriza a emergere e a rafforzare la propria coalizione in un atto di solidarietà europea. Dopotutto, poco più di un anno fa non esisteva Podemos. Il tempo scorre.

traduzione di Francesca Fiorenza

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