mercoledì, Agosto 21

Dopo Montreux, aspettando Ginevra field_506ffb1d3dbe2

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La giornata di ieri, la prima della Conferenza di Pace sulla Siria, non ha riservato sorprese. Era già tutto previsto. Un percorso difficile, questo dei negoziati,  per alcuni aspetti addirittura impossibile, e che rischia di finire in una bolla di sapone come la Conferenza di Ginevra del 30 giugno scorso.

Prima di tutto la mancanza di tutti gli attori coinvolti. Non solo dell’Iran ma anche dell’Opposizione (la Coalizione Nazionale dell’Opposizione Siriana) di fatto creata forzatamente e che non viene riconosciuta da tutte le formazioni  ribelli  che operano sul terreno. Parte dell’opposizione armata – composta dai gruppi jihadisti o legati ad al-Qaeda – non può né vorrebbero sedere al tavolo delle trattative e sta combattendo contro Bashar al- Asad e, nello stesso tempo,  contro l’Esercito siriano libero. Ma anche molte brigate dell’Esercito siriano libero stesso si sono dissociate dalla Conferenza.

In secondo luogo, l’impressione che le parti in causa non siano convinte davvero che l’opzione  ‘pacesia più auspicabile dell’opzioneguerra’. Perché entrambe sicure di vincere. In questi giorni, il Presidente Bashar al Asad sta riconquistando terreno e ha già dichiarato di volersi presentare alle presidenziali del 2014. Anche i ribelli, però, hanno occupato postazioni. Ricordiamo che in Siria non è mai stata raggiunto un cessate al fuoco seppure limitato, e questo non è certo un buon segnale.

Terzo punto. L’obiettivo dei negoziati è di «creare un Governo di transizione di cui facciano parte elementi del regime e dell’Opposizione». Belle parole, ma che non trovano oggettivamente riscontro nella realtà. Quali elementi di una Opposizione così frammentata, non riconosciuta e in un certo senso ‘virtuale’? E quali elementi del regime? Sappiamo che in Siria il potere reale è nelle mani del Presidente Bashar al-Asad e di pochi fedelissimi.

Senza voler togliere nulla al tentativo diplomatico creato per fermare la guerra in atto nel Paese, e che ha già causato più di 120mila morti e milioni di profughi, distrutto infrastrutture,  e parte del patrimonio artistico, l’unico risultato raggiungibile sembra, per ora, quello di un corridoio umanitario per soccorrere i civili. E sarebbe già un successo. Perché i civili, continuano ad essere intrappolati in Siria, stretti a morsa fra l’Esercito di Bashar al-Asad e i gruppi jihadisti. Senza soccorso, senza aiuti, patendo il freddo e la fame.

Un’ ultima considerazione.  La guerra civile siriana è una guerra a più piani che non riguarda solo la situazione interna del Paese ma anche -e soprattutto- le  superpotenze e i Paesi regionali,  per motivi di predominio sull’area. Se gli Hezbollah libanesi e l’Iran hanno fornito (e forniscono)  armi e uomini al regime, l’Arabia Saudita e i suoi satelliti (Qatar e Emirati Arabi) e la Turchia hanno fatto altrettanto con le forze di opposizione. Foraggiando soprattutto i gruppi estremisti. La posta in gioco è alta, e nessuno, quindi, sembra voler abbandonare la partita. Anche i rischi sono alti: la destabilizzazione dell’area nel cuore del Levante arabo. Ma ‘il piatto è forte’ e ingolosisce. Gli interessi economici e di potere tenderanno come sempre a prevalere sugli interessi della popolazione. La soluzione dl conflitto siriano appare ancora lontana.

 

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