sabato, Maggio 25

Dopo il Qatar, tocca a qualcun altro?

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Il pretesto alla base dell’isolamento, deciso dall’Arabia Saudita, del Qatar è di finanziare gruppi terroristici, la ragione vera risiede nei rapporti che il Paese intrattiene con l’Iran, e nella volontà di isolare Teheran da parte della gran parte delle monarchie del Golfo e degli Stati Uniti. Ma il Qatar non è il solo ad avere buoni rapporti con l’Iran: anche e Kuwait e Oman, tra i Paesi del Golfo, hanno buone relazioni e rapporti economici con l’Iran, tanto che questi due Paesi, entrambi membri del Consiglio di Cooperazione dei Paesi del Golfo (GCC) ed entrambi favorevoli ad un dialogo con Teheran, non hanno aderito alla decisione di rompere le relazioni con il Qatar. A questo punto c’è da chiedersi se la scure di Riyad colpirà anche Kuwait e Oman.

L’Oman si è distanziato dal blocco sunnita, non ha partecipato al summit a Riyad con il Presidente americano Donald Trump, non partecipando neanche agli incontri bilaterali che Trump ha avuto con i leader presenti al summit. Dando uno sguardo veloce al passato, invece, non ha partecipato alla guerra saudita in Yemen, e ha sempre mantenuto un legame solido con l’Iran. Tuttavia, c’è da dire, che il Qatar ha un ruolo proattivo contro il blocco sunnita, nel senso che ha una politica estera che flirta con l’Iran e supporta, attivamente, vari gruppi islamisti sunniti in giro per il Medio Oriente. L’Oman, invece, è, per certi versi, un po’ come la Svizzera del medio Oriente, ‘si fa gli affari suoi’, è neutrale. È per questo motivo che non ha partecipato alla guerra contro lo Yemen, per neutralità, non perché supporti le forze anti-saudite in Yemen. Idem per quanto riguarda i rapporti con l’Iran: mantiene rapporti di buon vicinato, proprio come fa con tutti. La cosa può non piacere al blocco sunnita, ma è ben altra cosa da quello che fa il Qatar.

Muscat ha sempre tenuto un profilo basso. Il piccolo regno arabo preferisce, infatti, non assumere un ruolo di primo piano. Una delle ragioni è la propria posizione geografica: si trova esattamente nel mezzo tra Arabia Saudita e Iran, a cavallo tra mondo sunnita e mondo sciita. Ma in realtà la postura geo-strategica adottata da Muscat è il risultato di una scelta precisa. L’Oman ha assunto una posizione intermedia tra l’Arabia Saudita e l’Iran. A differenza degli altri Paesi del Golfo, intrattiene buoni rapporti con la Repubblica Islamica, tanto da cooperare in vari settori  -quello energetico, quello economico-commerciale, anche quello militare- e da giocare il ruolo chiave di mediatore ombra. Un ruolo assunto anche nelle trattative che hanno poi condotto all’accordo sul nucleare e che ha contribuito a rendere realtà il disgelo tra gli Stati Uniti e l’Iran, e il reinserimento di quest’ultimo nella comunità delle Nazioni.

E in effetti pare che un ruolo di mediazione lo stia assumendo anche in queste ore. Il Ministro degli Esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, si è recato proprio poche ore prima che scoppiasse la crisi in visita privata a Doha. In sostanza, non è ipotizzabile, che il blocco sunnita riservi lo stesso trattamento adottato nei confronti del Qatar all’Oman. Lo metteranno sotto pressione, sicuramente, e questa notizia è una chiara lezione per la leadership omanita, che ha il sultano gravemente malato e incapacitato da tempo. Dal luglio 2014, infatti, il sultano Qaboos bin Said al-Said è ricoverato in Germania per trattamenti medici poiché sembrerebbe soffrire di un tumore al colon, così da aprire, per la piccola famiglia reale, la questione di trovare un successore, qualora Qaboos, dovesse morire.

Per quanto riguarda il Kuwait, invece, non è neutrale come l’Oman, ma è un altro Paese che ‘si fa gli affari suoi’ nello scenario del Golfo e gode, inoltre, dell’amicizia degli Stati Uniti e del rispetto di tutti i Paesi del Golfo.  Il Kuwait, pur intrattenendo scambi commerciali, soprattutto nel mercato petrolifero con il Qatar, non ha mai dato problemi al blocco Saudi/UAE, e non si sono registrate, finora, tensioni particolari.

Il problema grosso resta, dunque, solamente il Qatar. Pur avendo beneficiato dell’amicizia con gli americani. Non è una novità la presenza di una mega base militare a circa trenta chilometri a sud ovest di Doha. Si tratta della base di Al Udeid o aeroporto Abu Nakhlah che ospita l’aeronautica del Qatar, l’US Army e il quartier generale inglese per le operazioni contro l’Isis, conosciuto anche come Operations Center (Caoc), ossia il quartier generale avanzato del Central Command statunitense che controlla, e definisce, l’azione dell’aviazione americana nei cieli di Iraq, Siria, Afghanistan e altre diciassette Nazioni. Tuttavia il Qatar, a differenza di Kuwait e Oman, ha una politica estera inaccettabile per il resto del blocco sunnita, che giustifica la recrudescenza delle misure proclamate ieri, dal gruppo guidato dall’Arabia Saudita.

Non solo nè Oman nè Kuwait corrono rischi di isolamento, ma anzi possono svolgere un ruolo di mediazione molto importante.

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