giovedì, Luglio 2

Dopo – Covid-19: quel che resiste è la cinica superficialità Il potere logora chi ce l’ha: scene e fatti da un Paese deprimente, dove gli unici che si distinguono sono Renzo Piano e Alex Zanardi

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Peccato che lo abbia chiuso, o addirittura nemmeno aperto: non dico che mi ci sarei iscritto, ma ci avrei pensato seriamente, molto seriamente, certo che ne sarebbe valsa la pena. Lo dico solo, o meglio anche, perché se dovesse ripensarci il suo fondatore e inventore e decidesse di riaprirlo, un pensierino ce lo farei, anzi, già che ci sono se lo conoscete, ditelo al fondatore. Mi riferisco al partito SSSS, abortito sul nascere, per opera del suo inventore, fondatore e affossatore: Ricci Antonio, noto in particolare per avere inventato, e diretto e dirigere ancora uno spettacolino spesso gustoso, sempre provocatorio, per lo più non capito, che si chiama ‘Striscia la notizia’, da cui, se ben capisco, è partita la polemica (stucchevole e scema) sui capelli della giornalista Giovanna Botteri, che (appunto, il veleno stupido di chi non capisce e strilla alla luna) la ha solo avvantaggiata, tanto più che è una brava giornalista, e quindi mi fa pure piacere.

E va bene, ho capito, volete sapere che diamine è l’SSSS (i raffinati come Mentana, direbbero l’acronimo) il partito di Antonio Ricci. Si chiama per la precisione ‘Si può essere di Sinistra Senza essere Stronzi’, e non è solo una trovata, è la verità, o più precisamente, è una verità nota e praticata da sempre meno persone, tutte (o quasi) rigorosamente non membri dipartiti di sinistra’, talvolta fuggitive da essi. Per dire, non ci vedrei di certo iscritto, che so, Dario Franceschini, ma nemmeno il sedicente sinistro Andrea Orlando, e, ovviamente, meno che mai il sempre più trepido Nicola Zingaretti, la cui funzione come segretario del PD ormai mi sfugge, ma credo sfugga ai più. Non perché sia stronzo, per carità, che dio mi liberi, ma perché è la parola sinistra che non riesco a vedere appiccicata sul tremebondo fratello dell’ex Montalbano.

Ma tant’è, non se ne dolga Zinga, perché se legge l’intervista di cui sopra, apprenderà ciò che molti sapevamo ma nessuno osava dire, e cioè che il vero segretario della DC per in pratica tutta la sua esistenza dal dopoguerra in poi, era Pippo Baudo, odiatore (così dice Ricci, non mi assumo nessuna responsabilità!) sfrenato di Renzo Arbore. Appunto, logico: la DC da sempre contro la sinistra, nel caso di specie non stronza, anzi, con punte significative di genialità, ma specialmente cosa ignota ormai nel nostro Paese, e in particolare nel nostro devastato (intellettualmente, intendo) ceto di politicanti di buon gusto e di cultura. Sì, cultura: non quella imparaticcia ricevuta via imbuti, né quella cretina dei citatori a cavolo via Google, ma di quella che si vede in trasparenza, con discrezione, in chi ha fatto della ironia, della leggerezza apparente, lo strumento per comunicare idee, buon senso e buon gusto. Ma tant’è, finiamola qui, perché se no pensate che io sia una sorta di agente teatrale: ieri ho difeso Fazio, oggi Arbore. Tranquilli, la chiudo qui.

Ma, tornando al ceto di politicanti dai quali siamo ammorbati dalla mattina alla sera, mi ha colpito un bell’articolo di Fabrizio Roncone su ‘Corriere della Sera (sta diventando un giornale non male, fateci caso … forse in controtendenza per la caduta verticale della corazzata agnellina) un articolo sugli stellini, ormai dimentichi della loropopolaneità’ (Taverna esclusa, ma quella è irrecuperabile, anche se ora veste Chanel e inalbera borse di Wuitton) e tutti pieni di sé nelle loro auto blu, nei loro vestiti blu, nelle loro frequentazioni raffinate, blu, tipo le recenti abbuffate di tramezzini e spumanti sopraffini nelle sale dorate e ben chiuse di Villa Pamphili, e nella loro sempre più probabile decisione di abbandonare la regola (invero cretina) dei due mandati.
Avevano invero, anzi,
aveva Giggino, da buon ragazzaccio del pomiglianese, inventato ilmandato zero’, grazie al quale i mandati diventavano tre, ma non basta pare. Giulio Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l’ha; sbagliava, logora (anche se c’è poca stoffa da logorare) chi ce l’ha, vedi i grillini (e sorvolo su Renzi, genialmente definito da Ricci con ‘l’aura fritta’, e sullo stesso Grillo, ovviamente), il cui ex-capo Giggino si è fatto ridere appresso da mezzo mondo, l’altro giorno, quando è andato in visita ufficiale a Mendrisio (Mendrisio, Svizzera, non Mogadiscio, Tombuctu, o magari Washington con l’aria che ci tira). Ci è andato con sette o nove (non ricordo bene, ma il numero è sempre dispari, pare, come le rose alle signore) limousine blu più due furgoni! Per carità nulla di male, il ragazzo va tenuto su, così si diverte a giocare con le macchinine, in fondo non fa troppi danni … ve lo ricordate quel Presidente del Senato, che approfittava del fatto di avere diritto ad un treno speciale solo per lui, per mandare i nipotini in giro per l’Italia sul treno senatoriale? Eh, siamo lì.

Che poi, uno si domanda che senso abbia fare quella cosa curiosa degli stati generali, che già non significano nulla, in segreto: i giornalisti non erano ammessi. Ogni tanto usciva in giardino il ‘premier’, che, ripetendo con cura i gesti che aveva provato allo specchio (non avendo una telecamera sotto mano), raccontava chiacchiere ai giornalisti ‘affamati’ di notizie, e forse non solo, visto che alla mensa non erano invitati. Voi direte che io sono curioso di sapere che hanno fatto e deciso? No, non lo sono e per tre motivi: il primo è che, prima o poi, ce lo diranno (ahimè, una conferenza stampa incombe di certo), il secondo è che ci diranno solo balle, il terzo è che quasi nulla di ciò che diranno faranno.
L’unica cosa certa è che non hanno invitato, tra le menti brillanti, Renzo Piano, altrimenti noto come ‘il geometra’: ufficialmente perché invitato solo Mercoledì, e uno come lui che ha tanto da fare non lo inviti con soli tre giorni di preavviso … chissà dov’era a fare case stupende. Ebbene, era a Genova, a rispondere alle domande di Massimo Gramellini, tranquillo (Piano, non Gramellini) disteso, soave e, non si offenda per favore, di sinistra. Non so se lo sia o no e non importa: quello che ha detto è stato serio, attento, intelligente e lo ha detto con buon gusto e chiarezza adamantina. Lui è uno che, certo, costruisce la sede del New York Times, sia pure energeticamente del tutto autosufficiente, ma studia il modo di ridisegnare e migliorare esteticamente e razionalmente le periferie, di rimettere in piedi ponti crollati e paesi distrutti dai terremoti. Non dubito che guadagni miliardi, non dubito che frequenti solo le persone di massima importanza, non dubito che abbia la puzza sotto il naso, ma dolcemente, senza parolacce ha detto un paio di cosette. Alla domanda sul post-covid e sul ponte di Messina, ha risposto con un sorriso appena accennato, parlando dei paesi distrutti dal terremoto e ancora a terra, delle montagne che cadono a valle, dei fiumi che straripano, se non ricordo male anche delle scuole malridotte, della necessità di ridisegnare molte parti del Paese più bello del mondo. Non mi ha colpito perché, nel mio piccolo, lo sto dicendo da mesi, ma è stata l’unica persona che ha detto cose sensate, ragionevoli e realizzabili domani.
Se Ricci riapre, si rivolga anche a lui!

Non potevo, però, mancare una parola su Alex Zanardi. Non per le solite insopportabili frasi retoriche e inutili, compresa la storia dei cinque secondi, ma per dire altro. Zanardi ha colpito l’immaginario collettivo per la sua voglia di lottare, la sua energia, la sua (attenti, che ora andiamo sul difficile) competenza cercata e studiata e praticata. Lo ha fatto, ovviamente, a vantaggio suo, ma ha saputo usare il proprio vantaggio a favore degli altri meno ‘fortunati’ di lui (ricordo che è proprio lui che dice di sé stesso di essere fortunato) per aiutare anche loro sostanzialmente a sentirsi ancora vivi. Basterebbe solo questo a fargli ordinare una statua in piazza.
Ma, per concludere: scusate. Come si può pensare di organizzare una sorta di gara (che ora si cerca di sminuire in passeggiata, che vergogna comincia lo scaricabarile) in un momento in cui sarebbe stato pure vietato per causa degli assembramenti eccetera, una gara per persone lese, handicappate, senza braccia, gambe, una gara di corsa su strada, come si può organizzare una cosa simile e non preoccuparsi prima di tutto di chiudere la strada al traffico, o almeno mettere uno con una paletta a fermare le auto? Come si può avere tanta cinica (sì cinica, è quello che scrivevo ieri!) superficialità, tanta indifferenza, tanta incapacità? L’autista di quel camion è indagato, ovviamente, ma che ne direste, signori giudici, di guadare un po’ oltre il vostro naso e magari fare qualche arresto precauzionale e poi, distrattamente, perdere la chiave?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.