venerdì, Febbraio 22

Dopo Bruxelles, una speranzella di Natale, probabilmente immaginaria Acquisita la resa di Roma, sarebbe demente da Bruxelles una bocciatura ora, lasceranno che il problema scoppi qui, ma se i due dioscuri cinicamente fingessero di mettersi al lavoro sulle cose loro, reddito e quota 100, ma facessero invece cose serie per la crescita, forse ci salveremmo

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Ci apprestiamo a un Natale più sereno? Forse, vedremo.
Dalle descrizioni giornalistiche di quanto accaduto a Bruxelles, dove il Presidente del Consiglio, accompagnato da un ‘silente’ Giovanni Tria, ha portato le modifiche al piano finanziario italiano, risulterebbe che si sia visto un Giuseppe Conte pimpante e contento, perfino allegro benché infreddolito, attivo nel dare disposizioni ai suoi ‘collaboratori’, prima di ripartire per Roma. Per Roma?, sì per Roma nonostante che la mattina successiva, cioè ieri, ci sarebbe stato il vertice dei Capi di Stato e di Governo a Bruxelles … aveva dimenticato il pigiama, forse. Ma l’aereo non credo che lo paghi lui e l’albergo nemmeno.
Sempre dai racconti giornalistici, emergerebbe che l’Italia, grazie alla attiva mediazione di Conte (ma specialmente alla pressante pressione, mi si perdoni l’ironia senza volontà irriverente, di Sergio Mattarella) ha proposto una riduzione del deficit dal 2.4 al 2.04, su imposizione del dioscuro meridionale, che non sopporta l’‘umiliazione’ del 2 secco. E che questa proposta sia stata sostanzialmente (parola di Conte) accettata da Jean-Claud Juncker, solo da lui per ora pare, come si evince dall’intervento di Pierre Moscovici, reduce da un incontro con Emmanuel Macron … anche lui mica viaggia poco!
Sta in fatto, comunque, che, realizzato il risultato, il pimpante Conte è ripartito, come dicevo, per Roma, dove ha portato a cena i dioscuri, al ristorante ‘l’Arancio d’Oro’ di Roma (peraltro pare, solo una succursale del più ‘in’ ‘Settimio all’arancio’, dove, insomma se ho ben capito, le medesime cose si pagano di più!) dove si sarebbero nutrito con ‘poca spesa’ … oddio dipende dai punti di vista: «Carciofo alla romana 6 euro, tonnarelli cacio e pepe 10 euro, coda alla vaccinara 13 euro», che fa 29 euro se non sbaglio, cena frugale nemmeno il dolce (!), che però, moltiplicato per tre più due (pare che i tre siano stati ‘raggiunti’ da Riccardo Fraccaro e Giancarlo Giorgetti) fa 145,00 euri (non sappiamo della mancia e neanche dell’IVA) … solo per curiosità, pagati da chi? Direte che è una esagerazione. Certo, però … ‘chi di spada ferisce’ …: Marino è stato impiccato a ogni lampione di Roma per qualche cena pagata dal Comune di Roma e, se non sbaglio, le ha anche rimborsate, e lì, all’arancio, c’erano i vertici dell’‘onestà’ (a casa d’altri). Ma suvvia, su, è chiaro che hanno pagato … alla romana o forse ha pagato Juncker, che è quello che avrebbe prenotato la cena, secondo la battuta (ah ah ah) di Conte, per mascherare che la cena e la precedente riunione a Palazzo Chigi erano la formalizzazione del commissariamento di Conte e l’assenza di Tria ne è la più evidente delle prove! Direte: ma era già così, non contava e non conta nulla. Eh no: era stato improvvisamente impalmato che manco Re Artù dai dioscuri, che poi forse ci hanno ripensato … hai visto mai che quello fa di testa sua, e lo hanno rimesso al suo posto.
Perché, vedete, qui si manifestano tre problemi.

Il primo, e il più evidente, è che questo Governo è in realtà una diarchia, tutti gli altri contano come il due di briscola. E non basta, perché i due, in competizione feroce tra di loro (come in ogni diarchia che si rispetti, dove alla fine rimane uno solo … e non per dimissione), fanno di tutto per mostrarlo chiaramente. Basterebbe constatare che Matteo Salvini orafala politica estera e anche militare dell’Italia, con la follia della visita in Israele, comprensiva di proposta di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme, ma in particolare della definizione di ‘terroristi’ degli Hezbollah, che sono proprio quelli che le nostre truppe stanno cercando di controllare pacificamente e che certamente si saranno un po’ incavolati. Ma sorvoliamo: il punto vero e delicatissimo è che quei due non lasciano nulla fuori del proprio controllo. Ciò, per carità, può anche essere comprensibile, dato che sono i capi dei rispettivi partiti, ma, al di là delle continue sciocchezze che fanno, dall’esterno chiunque si domanda che valore abbiamo le affermazioni di altri membri del Governo che non siano loro due, e per di più insieme, dato che da un po’ si beccano, per non dire che litigano a sangue, quotidianamente, perché ormai tra i due è iniziato lo scontro finale, a mio parere, che condurrà alla fine del Governo dopo le elezioni europee e, chi sa, forse anche prima. Entrambi, infatti, hanno grossissimi problemi anche nei loro partiti.

Il secondo problema è la UE. Moscovici, usa molta cautela e dice, per ora, che gli sforzi non bastano. Vedremo che farà. Logica vorrebbe, anzi vuole, che l’arretramento sostanziale del Governo italiano venga preso per quello che realmente è, una resa. Per chiarezza: nulla di umiliante, la resa era necessaria, perché le regole le abbiamo violate noi, non Bruxelles, e quindi laresaè in realtà un rientro, parziale per giunta, nelle regole. Il richiamo continuo e petulante a ciò che farà la Francia è solo sciocco; non solo e non tanto per la profonda diversità tra i due Paesi, ma perché, dato che la Francia lo fa sull’onda di una situazione difficilissima, utilizzare questo argomento per piantare grane è completamente sbagliato. Al contrario, dovrebbe e potrebbe essere utilizzato, diplomaticamente, per dire ‘vedete, noi siamo più elastici e generosi di voi, ora veniteci incontro’. Certo, ci vorrebbe un po’ di intelligenza politica per farlo, in particolare tenendo conto che Moscovici è francese, ed è ovviamente preoccupato che si attacchi il ‘suo’ Governo e quindi, in qualche modo, mette le mani avanti. Ciò premesso è evidente che la cosa più sbagliata, più assurda, più demente che potrebbe venire da Bruxelles sarebbe una bocciatura ora. Sarebbe un suicidio … e, benché ubriachi, non credo che puntino a tanto!

Beninteso, ed ecco il terzo punto, che la proposta italiana sia del tutto inconsistente e assurda, è talmente evidente che non occorre Moscovici per dirlo, lo dicono tutti, da mesi, e lo ripetono, ma i due non vogliono sentirci da questo orecchio: secondo loro se lo dicono perdono voti, mentre in verità più si comportano da scolari testardi, e più voti perderanno.
È vero che Di Maio è sceso dal balcone con la coda fra le gambe, è vero che Salvini deve scordarsela l’abolizione della Fornero, ma, una volta di più, i due devono salvare la faccia e così possono cercare di salvarla. E logica vorrebbe (a Bruxelles qualcuno che pensa dovrebbe esserci, spero, male che vada Draghi) che si attenda, ora, che il problema scoppi qui, in Italia, all’interno, lasciandoci le redini sul collo.
Perché, parliamoci chiaro, un fatto appare evidente: i numerini sono davvero numerini. Ha fatto comodo a Salvini e Di Maio parlare solo di quello per dare l’impressione di una Europa di ragionieri cattivi. Ha fatto comodo a Bruxelles, per mostrare la faccia dura, necessaria per soddisfare la rabbia dei Paesi europei del Nord e anche (non illudiamoci) dell’Est.

Ma i numerini sono solo numerini, il punto è uno e uno solo: la crescita. Tutti sanno perfettamente che la crescita promessa dal Governo all’1.5 per l’anno venturo è fantasia pura. Ma ammesso pure che non lo sia, potrebbe non esserlo solo se quel 2 %concessofosse utilizzato tutto e con larghe aggiunte, per investimenti, sia nelle solite grandi opere, sia nelle piccole’ come la messa in sicurezza delle scuole che certamente mobiliterebbe molti soldi e con un po’ di fantasia, moltissimi e, per di più, portano un sacco di voti.
Ma se tutto resta come è, e quei soldi andranno (in teoria) a quota 100 e a reddito di cittadinanza, la crescita, temo, ce la sogniamo. Non voglio mettermi a fare l’economista che non sono, ma è di banale evidenza che spendere soldi a mucchi in assistenza, se pure determina un piccolo spunto sui consumi di base, non crea, o crea in misura minima, lavoro nuovo, i ‘nocchieri’, al massimo. E solo il lavoro nuovo genera crescita. Sommessamente (ma non tanto, solo che lui i calci li tira sotto il tavolo e non lo fa vedere, ma li tira!) lo sta dicendo da due mesi Paolo Savona, quando si lascia sfuggire che la ‘manovra va cambiata’.

Se a Bruxelles pensano, e se i due dioscuri, in attesa di scannarsi, fingono di mettersi al lavoro sulle cose loro, ma fanno invece cose serie, forse una speranzella in più c’è.
Voglio dire, cinicamente (ma quei due in materia sono maestri … poi si tratterà solo di strozzare dolcemente Danilo Toninelli e Laura Castelli … e Claudio Borghi): si lavora al reddito di cittadinanza alacremente ma … i tempi tecnici, sapete. Si lavora alacremente, ma con calma a quota 100, ma … i tempi tecnici sapete e poi Boeri centellina i dati. E intanto quei soldi messi lì a marcire si usano per finanziare lo sviluppo … certo Dibba si incavola a Grillo viene un travaso di bile, la Fornero gode, ma noi avremmo una chance.
Se, cioè, avessimo un Governo serio, se a Bruxelles mandassimo a trattare persone intelligenti, se a Bruxelles ci fossero persone intelligentiConte potrebbe dire di avere salvato il Paese: non sarebbe vero, ma quel che conta è il Paese.
Avrete, però, notato -voi pochi magari, che usate la lingua italiana come si deve- avrete certo notato i verbi. Nella sintassi, quello si chiama ‘periodo ipotetico di terzo tipo’, volgarmente della irrealtà o impossibilità, ma, a ben vedere, potrebbe essere anche del secondo tipo … no?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.