giovedì, Dicembre 12

Donatella e il ‘tango senza rossetto’ Alla vigilia della Cumbre Mundial di Melilla ove rappresenta l'Italia, Donatella Alamprese, autrice e interprete di fama internazionale, racconta la sua 'passion de tango', fenomeno sempre più diffuso

0

«Il tango è un pensiero triste che si balla»: questo di Enrique Santos Discépolo è uno dei tanti aforismi coniati per descrivere il significato del Tango, cioè di quell’espressione   artistico-poetica- musicale che dal 2013 è stata ufficialmente riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’intera umanità, bene culturale immateriale,  in quanto «personifica sia la diversità culturale, sia il dialogo e rappresenta l’essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardata».

La proclamazione avvenne dopo che  400 esperti provenienti da vari Paesi, riuniti ad Abu Dhabi, prescelsero questo genere musicale che si suona si canta e si balla, preferendolo fra le 76 proposte selezionate, che avevano superato gli esami d’ammissione. La sua candidatura era stata ufficialmente e congiuntamente proposta dai rappresentanti di Argentina e Uruguay, vale a dire dai due paesi divisi dal Rio de la Plata e uniti  dalla pratica e dall’amore per questo ballo, ma che idealmente rappresentavano quelle comunità di immigrati italiani, spagnoli, francesi, tedeschi che alla fine dell ‘800 avevano attraversato l’Oceano per andare a cercare fortuna nell’America  latina. E rappresenta anche quelle popolazioni africane giunte dal Centro America. Il tango, questo genere dall’etimologia incerta è frutto di un mix di culture musicali, etnie e sentimenti, a cui gli immigrati italiani e, soprattutto i loro figli, fornirono un forte contributo: tra i compositori  più noti si trovano nomi come Di Sarli, Pugliese, De Caro, ed altri ancora. Esso ebbe il suo epicentro in Buenos Aires, le sue parole sono in lunfardo, il gergo dei malavitosi del porto, le sue storie sono legate alla strada, ai combattimenti, alle passioni umane, alla vita dei bordelli. E’ una cultura che viene dal basso che raggiunse i salotti aristocratici francesi negli anni ’30 grazie  a Carlos Gardel.

Ebbene, da una ventina d’anni a questa parte, dopo un periodo di oblio, si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo. Ogni anno si tengono Festival internazionali di ballo, una delle ultime edizione è stata vinta da una coppia di giapponesi e, ogni tre anni, questa forma di cultura musicale celebra il proprio Campionato del Mondo, attraverso la Cumbre Mundial, appunto, che si tiene di volta in volta, in città e continenti diversi. L’ultima è stata nel prestigioso Teatro  Coliso a  Zarate (Buenos Aires), la prossima, il 26 ottobre si terrà a Melilla, in  Andalusia (Spagna).Che emozione, mi tremavano le gambe,  esibirmi accompagnata alla chitarra da Marco, in quel teatro affollatissimo, davanti ad un pubblico entusiasta  attento e competenteche poi alla fine mi ha accolto con grandi applausi ed affetto tant’è che alla fine  mi fu consegnata dall’Ambasciatore italiano la targa Gardel, dedicata ad uno dei più grandi  compositori ed interpreti del tango.  E ora ci stiamo preparando a vivere un’altra grande emozione  alla Cumbre del 26 ottobre che si tiene nel bellissimo Teatro Kursal  di Melilla”.  Donatella Alamprese,  mentre ne parla, sembra rivivere l’emozione di allora, e si appresta a prendere parte a questa Rassegna  del 2018 in rappresentanza del nostro Paese per la seconda volta consecutiva. ‘Dona’ è un’artista a tutto tondo, di origini lucane (è nata a Potenza)  da 20 anni vive in Toscana, divenuta il quartier generale dei suoi progetti artistici e musicali che sta portando in giro nel mondo. La incontro dopo che ha presentato nella Sala del Gonfalone del Palazzo della Regione in Firenze il suo nuovo progetto ‘Tango sin carmin, tango senza rossetto‘,  che porterà anche alla Cumbre e in altre tournès internazionali. Da notare, che riesce a cantare  in almeno otto lingue.

Le domande che vorrei farle si affollano alla rinfusa nella mia mente, tante sono le cose che vorrei sapere riguardo al fenomeno ‘tango’,  alla sua storia, ai suoi protagonisti passati e presenti, alle diverse scuole di pensiero esistenti, un fenomeno che da alcuni d’anni sta prendendo  piede anche nel nostro paese dove si tengono 80-90 fra serate di milonga e corsi vari al giorno: e le milonghe registrano un numero consistente di partecipanti. Cerco di procedere con ordine.  

Donatella, Tango sin Carmin, che significa?  

” ‘Tango senza rossetto’ racconta un tango essenziale, storie di vita comune, ripulite da ogni orpello. Un tango senza make up che è quello dei poeti e della contemporaneità, declinato soprattutto al femminile,  grazie  alla collaborazione con la poetessa argentina Marta Pizzo  e il grande compositore Saul Cosentino,  oggi considerato l’ erede di Astor Piazzolla “.

Tu collabori sia con  lei che con Cosentino, uno dei grandi compositori contemporanei. Com’è nato questo rapporto artistico, visto che tu vivi in Toscana e loro altrove?  

“Prima di arrivare a loro credo occorra partire da come io sono arrivata ad abbracciare questa passione. Prima mi occupavo d’altro, di lingua e letteratura russa e inglese essendo laureata in lingue, e di musica rock  folk classica. E’ che dopo la morte di mio padre ( 2002), il Maestro chitarrista Marco Giacomini mi fece conoscere il tango. Quello di Piazzolla e di altri grandi contemporanei. Tango d’ascolto. Riaffiorarono così alla mente i ricordi d’infanzia, i brani che mio padre suonava al mandolino, tanghi  d’epoca della sua gioventù. Tale fu l’emozione che, studiando ed interpretando le arie proposte da Marco, sentii di nuovo mio padre vicino, stavo ritrovando una parte di me. Il tango è qualcosa che s’impossessa di te. Da allora mi feci un mio repertorio scritto e cantato, parlo degli anni 2003-2004, tieni conto che in Italia, tranne Milva, poche donne lo cantavano. Cominciai così musicando versi di Alda Merini  ( Canzion desperada)  e di altri, che facevo ascoltare agli amici, alle amiche in particolare che  mi sono state sempre vicino, in piccoli teatri sale ed incontri culturali, ovviamente senza manager. Poi, come per magia, ricevetti una lettera di Saul Cosentino, considerato l’erede di Astor Piazzolla, che aveva letto e ascoltato le mie composizioni, il quale essendo di passaggio in Italia con la moglie voleva conoscermi personalmente. E quando ci vedemmo a Firenze ci salutammo con un forte abbraccio. Nacque così la mia collaborazione con lui, l’incontro con l’organizzatore di eventi di tango Claudio Duran ( promotore de Las perlas del tango)  e con la poetessa Marta Pizzo. Seguirono gli inviti a Buenos Aires dove mi sono esibita – accompagnata alla chitarra da Marco i, il mio Maestro – e in altre città”.

Donatella Alamprese  si è esibita  in Giappone  e in Sudamerica,  negli Istituti  di Cultura a Buenos Aires, Santiago del Cile, Tokyo (3 volte) e Osaka-Kyoto. In quest’ultimo nel 2015 ha tenuto il concerto Sognando Firenze in occasione del 50esimo anniversario del gemellaggio Firenze – Kyoto nella prestigiosa sala del Museo Butskan, nelle cui sale sottostanti era allestita la mostra dedicata a Leonardo da Vinci. La sua  voce eclettica accompagnata ad  uno stile di esibizione originale, colto e raffinato, è risuonata anche nella Sala del Gonfalone della Regione Toscana, dove ha dato vita ad una singolare e del tutto inusuale performance.  

Donatella, ti abbiamo sentita in alcuni brani di grande intensità, Metatango  e Yo soy Maria de Buenos Aires di  Astor Piazzolla e Horacio Ferrer…ma tu  hai anche tue composizioni, nelle quali racconti il tuo modo di vivere e sentire il tango…

“Uso la voce come muscolo della mia anima  e l’anima mi porta a declinare questa musica al femminile, troppo a lungo le donne hanno celato la loro identità,  scrivendo canzoni ma sotto nomi maschili o talvolta travestendosi da uomo quando dovevano esibirsi. E’ accaduto anche durante  la dittatura militare, quando c’era ben poca voglia e con molti rischi di ballare e suonare poiché le milonghe potevano apparire incontri di popolo, ostacolati dal regime. Quanto alle mie composizioni ho cercato, puntando sull’immaginazione,  di far dialogare e convergere le due anime del tango: quella popolare, del tango intesa come solo musica da ballare, e il tango d’ascolto, concertistico, attraverso il quale Piazzolla è riuscito ad innalzare questo straordinario genere musicale,  a farlo uscire dalle balere avvicinandolo alla musica classica. Uno di questi miei lavori fa incontrare ad esempio il grande poeta Luis Borges, che non amava il tango ballato, proprio con il mitico Gardel. Del resto, lui stesso era un grande estimatore di questa  particolare forma musicale : “Ancor oggi – scriveva –  il tango conserva quel qualcosa di proibito che stimola il desiderio di scoprirlo sempre un po’ di più e quel qualcosa di misterioso che ci ricorda quel che siamo stati o, forse, quel che avremmo voluto essere”.

Secondo te è possibile l’incontro e la convergenza  tra queste due anime, dal momento che i cosidetti puristi, in alcune milonghe evitano di musicalizzare il tango nuevo che sembra rifarsi più a Piazzolla che al genere popolare?

“Ritengo che siano  due facce della stessa  medaglia, nessuna delle due può fare a meno dell’altra, una parla dalla vita in su, l’altra dalla vita in giù, ma  entrambe affondano la loro ragion d’essere in un comune sentire, ed esprimendosi in un linguaggio realistico o surreale che si nutre spesso di poesia .E’ questa bellezza che io cerco di interpretare”.

Quella di Donatella Alamprese è dunque una voce da ascoltare non solo quando canta la tristezza, la nostalgia o la felicità  dei sentimenti che esprimono le canzoni e le poesie del tango, ma anche quando indica una via d’incontro fra generi troppo spesso separati anche nelle tante scuole di tango sorte nel nostro paese e nelle sale.  Perché, come ricorda il libro ‘Il tango delle parole’ (di Michele Balboni e Gianni Ninni), citando una diva del tempo: «Il tango che tanto ti appassiona nel ballo, ha una testa e quattro gambe: il ballo appunto, ma anche la musica, il canto e i testi poetici delle canzoni»

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore