giovedì, Ottobre 22

Donald Trump e il riarmo spaziale dell’America Gli Stati Uniti starebbero valutando la possibilità di uno spiegamento di armi nello spazio

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Secondo quanto riportato ieri mattina dai media americani -e oggi oggetto di svariati servizi-, e poi ribattuto dalle agenzie italiane nelle ore successive, gli Stati Uniti starebbero valutando la possibilità di uno spiegamento di armi nello spazio, inclusi laser e satelliti, per intercettare missili nemici.

Non è stata ufficializzata nessuna decisione concreta al riguardo, ma appare certo che l’Amministrazione del Presidente Donald Trump punti a rafforzare lo scudo anti-missili per proteggere gli Stati Uniti e i suoi interessi all’estero da possibili attacchi. Da quali, non sappiamo e non ci sembra che i nemici dell’ultimo scorcio del secolo scorso si lascino intimorire dalle più sofisticate postazioni strategiche che la potenza planetaria può dislocare per difendersi, visto che basterebbe un muro per proteggersi dalle invasioni; quanto poi al terrorismo mediorientale è stato sufficiente un furgone per seminare morte, o sequestrare un aereo passeggeri per abbattere palazzi e postazioni militari. E ci fermiamo qui, perché anche in Europa abbiamo conosciuto bene le conseguenze della follia omicida, e in tanti casi gli stessi cittadini italiani ne hanno pagato il duro conto, per un dissidio aperto sotto l’egida delle guerre di religione che poi sono state guerre di civiltà e, peggio ancora, di approvvigionamenti energetici.

Allora ci sembra chiaro che ci sia un messaggio molto diretto che il creativo capo della Casa Bianca stia lanciando ai suoi partner nemici.

A dicembre la Cina ha lanciato una sonda sulla Luna che, nonostante la ritrosia mediatica dei giornalisti americani -adeguatamente adattati al potere, così come in aree più vicine a noi-, in questo momento sta offuscando l’immagine della egemonia scientifica che si sarebbe voluta celebrare a cinquant’anni dalla prima pedata assestata dagli USA sulla Luna. La Cina sta dimostrando di saperci fare, sta esplorando la parte invisibile del nostro satellite e sta testando esperimenti scientifici unici nella letteratura universitaria e industriale, e si sta avviando a costruire una stazione spaziale, dopo che a ogni suo taikonauta è stato impedito di salire sulla SSI. Eppure, tutte le navette della serie Shenzhou erano state progettate con strutture di attracco compatibili con la nostra stazione, e tutte le piattaforme di lancio sono state collocate a latitudini appropriate per dei rendez-vous. Una certa diffidenza sul piano dei brevetti e delle tecnologie che potrebbero essere usati per scopi militari, si sono giustificati i portavoce ufficiali, tanto da aver portato il Congresso a costruire immediatamente leggi che vietano alla Nasa una concreta cooperazione con la Cina ai suoi progetti spaziali. E questo ha condizionato lo sviluppo dei programmi cinesi? No, forse ne ha solo reso più costosa la realizzazione. Ma ne ha rafforzato la tecnologia.

Ma questa decisione –diciamocelo- ci riporta più furbescamente a una manovra analoga compiuta da Ronald Reagan con la Strategic Defense Initiative (SDI) da noi nota come scudo spaziale, proposta il 23 marzo 1983 per utilizzare sistemi d’arma con base al suolo e nello spazio per proteggersi da missili balistici con testate nucleari. L’iniziativa, ci preme ricordare, si focalizzava sulla difesa strategica piuttosto che sulla dottrina previamente accettata della Mutual Assured Destruction. La rete difensiva non fu mai realizzata perché l’improvvisa minaccia intimidì talmente il nemico sovietico da costringerlo a poderosi arretramenti e gli investimenti già effettuati furono canalizzati in un progetto più pacifico di collaborazione che finì per fondere le isole dell’orbita bassa americane con quelle russe e generare l’avamposto spaziale che tutti conosciamo come Stazione Spaziale Internazionale. Tornò così una calma virtuale e il nemico rosso fu sconfitto senza premere nessun tasto letale, tanto che la Russia diventò una auspicata democrazia, amata più dal conservatorismo borghese che dai mangiabambini comunisti!

Oggi la situazione è diversa perché la Cina, pur essendo un universo di dittatura e di opacità politiche, ha basi molto più solide di quelle del Cremlino anni Settanta-Ottanta e detiene un numero spaventoso di banconote americane, più certamente di quelle vantate nei forzieri di Fort Knox, nello Stato del Kentucky.

Quella di Reagan fu una mossa astuta, giocata dall’‘attore pazzo’, in un momento storico di disgregamento in atto dell’impero di Mosca. Fu la fine della guerra fredda.E l’inizio delle guerre regionaliOggi abbiamo idea di quale possa essere il nuovo scenario mondiale in un’economia diretta da un tycoon così estroverso?

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