giovedì, Luglio 9

Domitien Ndayizeye: la pace negata al Burundi Una ricostruzione storica per comprendere la crisi burundese di oggi, nella quale si muove una lobby politica cattolica europea che ha legittimato e legittima Nkurunziza giustificandolo come ‘il male minore’

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All’interno dell’attuale crisi del Burundi, iniziata nel 2015,  è  presente l’influenza di una lobby politica cattolica europea che ha partecipato agli accordi di pace di Arusha, nel 2000, contribuendo a porre fine ad una guerra civile con forti connotati etnici e genocidari che durava dal 1993. Un contributo apprezzabile, visto che in quel periodo si svolgeva quasi in contemporanea la Seconda Guerra PanAfricana in Congo, e la regione era scossa da instabilità e rivalità etniche le cui origini risalivano al 1957, quando Francia e Chiesa Cattolica puntarono sul regime razziale in Rwanda e crearono l’ideologia genocidaria HutuPower tramite la pubblicazione di un documento di 12 pagine intitolato: ‘Note sull’aspetto sociale del problema razziale indigeno nel Rwanda’, documento che verrà ricordato come il  Manifesto Bahutu che sancì la copertura ideologica di un brutale regime razialnazista la cui ‘opera maggiore’ fu il genocidio del 1994: un milione di morti.

Il contributo alla pace nella martoriata Regione dei Grandi Laghi fu azzerato da un inspiegabile e incomprensibile appoggio proprio all’Ideologia HutuPower, tramite la riproposta in chiave moderna e subdola del Manifesto Bahutu, paragonabile per i suoi esiti storici al  Mein Kampf di Adolf Hitler.
Questa
decisione politica presa dalla lobby europea contribuì alla sopravvivenza delle forze genocidarie ruandesi (raggruppatesi, nel 2000, nelle Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda FDLR) e alla continuazione degli avvenimenti bellici del 1994 in Rwanda che si sparsero in tutta la regione, provocando due guerra pan africane e una serie di guerre a bassa intensità in Congo che persistono tutt’ora.
In ultima analisi,
la crisi attuale che sta vivendo il Burundi è la causa diretta di questa infausta presa di posizione, in quanto l’attuale regime di Pierre Nkurunziza trae le sue origini e la sua legittimità proprio dal HutuPower.

Questo sostegno dura tutt’ora, nonostante la natura del regime sia palese e fonte di avversione delle principali democrazie europee. Il sostegno attuale viene giustificato nel dovere di difendere ilmale minore’.
Secondo questa lobby politica,
la scelta compiuta nel 2004 di sostenere la candidatura alla Presidenza del Signore della Guerra Pierre Nkurunziza (avvenuta nel 2005) fu una scelta obbligata, in quanto l’alternativa sarebbe stata ben peggiore. Invocarono e invocano tutt’ora un fantomatico piano di dominio razziale Hima (Tutsi) sulla regione, che sarebbe stato ideato dai presidenti Yoweri Kaguta Museveni (Uganda),  Paul Kagame (Rwanda) e dal ex Presidente burundese Pierre Buyoya. Mentre l’impero Hima viene rilegato nel ristretto ambito del complottismo, il genocidio del 1994 e il brutale regime etnico nazionalista del CNDD-FDD in Burundi sono realtà conclamate.

Nel difendere le scelte fatte nei primi anni del 2000, questa lobby politica volutamente trascura un importante fattore storico: il Governo di transizione del Presidente (hutu) Domitien Ndayizeye, nato nel 30 aprile 2003, che fu nominato Capo di Stato dopo aver ricoperto il ruolo di Vice Presidente sotto il Governo tutsi del generale Pierre Buyoya.

Il Presidente e il Governo provvisori avevano il compito di avviare la riconciliazione nazionale in una società profondamente divisa su linee etniche, eche dagli anni Sessanta viveva cicliche fasi di estrema violenza molto prossime al genocidio.
Tanto per rendere  l’idea del clima che regnava all’epoca in Burundi,
si ricordi il tentativo del regime HutuPower ruandese di Juvenal Habyarimana di conquistate il Burundi, utilizzando dei miliziani burundesi nel 1972. Il tentativo, con tanto di invasione militare dal vicino Rwanda, provocò la morte di oltre 70.000 tutsi. Per fermare la conquista del Paese Michel Micombero (Primo Presidente, tutsi, della Repubblica: 28 novembre 1966 – 01 novembre 1976) uccise circa 300.000 hutu.

Gli avvenimenti del 1972 sono solo la punta del iceberg di una fase storica dove la società burundese, nata dalla armoniosa fusione di due etnie durante il periodo precoloniale, conobbe solo teorie di superiorità razziale, vendette e rivalse. Se in Rwanda in 100 giorni furono uccise un milione di persone, nel Burundi egual numero di vittime è stato ‘spalmato’ in un periodo di 58 anni (1962 – 2020), senza contare i milioni di rifugiati hutu e tutsi che ciclicamente erano costretti a fuggire dal Paese, per poi diventare immancabilmente mano d’opera delle varie milizie e guerriglie che aspirano alla rivincita e alla vendetta etnica.

Il compito di riconciliazione nazionale affidato a Domitien Ndayizeye necessitava di un adeguato spazio temporale. La riconciliazione doveva passare attraverso la repressione dei gruppi estremisti TutsiPower e HutuPower, la ricostruzione economica di un Paese devastato da dieci anni di guerra civile, dalla nascita di una identità nazionale, capace di superare le artificiali divisioni etniche, e creare un senso di appartenenza civica, creando una nuova identità etnica: i Hutsi.
Altro compito di estrema importanza era quello di
soffocare tutti i movimenti politici etnicamente ispirati, per sostituirli con partiti multi etnici e politicamente maturi, e di rafforzare l’influenza sulla Nazione di una Società Civile interetnica come garanzia democratica.

Il Presidente Ndayizeye, criticato dagli estremisti tutsi e hutu, si mosse in quella direzione, prendendo decisioni non facili e a volte dolorose, come l’eliminazione fisica dei leader del TutsiPower o combattere contro i bambini soldato delle orde hutu del FNL, il movimento guerrigliero guidato da Agathon Rwasa, che non aveva firmato gli accordi di pace di Arusha, preferendo continuare la guerra dalle sue basi nell’est del Congo.

Ndayizeye cercò di utilizzare al meglio la ripresa degli aiuti economici internazionali per diminuire il gap economico e culturale tra hutu e tutsi, chiedendo supporto sia ai Presidenti cosiddetti ‘Hima’, come Museveni e Kagame, sia a presidenti ‘bantu’, come Benjamin Mkapa della Tanzania. Nel 2004 Ndayizeye propose al Parlamento una bozza di Costituzione che rispecchiasse i principi degli accordi di pace di Arusha, e fosse un baluardo contro il riemergere di dittature etniche. La Costituzione fu sottoposta a referendum nel novembre 2004 e contribuì a riequilibrare il potere all’interno del Governo, Amministrazione Pubblica e Forze Armate.

La Presidenza di Ndayizeye influenzò positivamente il principale gruppo armato hutu, che aveva combattuto per dieci anni il governo di Pierre Buyoya. Il CNDD-FDD aveva sofferto una profonda spaccatura del comando militare nel 2001, quando Pierre Nkurunziza riuscì a eliminare politicamente il leader Jean-Bosco Ndavikenourive, che non voleva riconoscere gli accordi di pace di Arusha. Nkurunziza continuò a combattere con circa 20.000 miliziani, fino al dicembre 2002, nella speranza di ottenere maggior peso nel futuro assetto politico del periodo postguerra tramite vittorie militari. Per ottenerle Nkurunziza fece largo uso di bambini soldato, drogati e mandati a sicura morte, scontrandosi con adulti militari ben addestrati ed esperti. Il Signore della Guerra, che diventerà il Decimo Presidente del Burundi, contava sull’effetto psicologico dei soldati regolari nell’uccidere dei bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni.

Se si analizza la lista dei Presidenti che si sono succeduti in Burundi, viene facilmente distrutto il falso mito di un Paese dominato da una classe dirigente tutsi. Mito promosso dalle fazioni più reazionarie ed estremiste della Chiesa Cattolica, tra cui i Padri Bianchi e i Saveriani. Tutt’ora si continua a far credere che Nkurunziza sia il secondo Presidente hutu, dopo l’assassinio di MelchiorreNdadaye.
Nella realtà,
tra Ndadaye e Nkurunziza vi furono altri tre Presidenti hutu, appartenenti al partito hutu Umugambwer Uhuza Abaharanira Demokarasi mu Burundi, conosciuto con la sigla in francese di FRODEBU (Fronte per la Democrazia in Burundi). Cyprien Ntaryamira (5 febbraio 1994 – 6 aprile 1994 quando fu assassinato dagli estremisti HutuPower ruandesi assieme al Presidente Juvenal Habyarimana per poter attuare il genocidio in Ruanda); Sylvestre Ntibantunganya (01 ottobre 1994 – 25 luglio 1996 quando fu deposto dal secondo golpe attuato dal Generale Pierre Buyoya) e Domitien Ndayizeye anch’esso appartenente al FRODEBU. Anche se questi Presidenti rimasero in carica per breve periodo, per diversi e deleteri fattori esterni,  la loro nomina spezzava il dominio politico dal partito tutsi, Umugambwe w’Abatasigana, conosciuto con la sigla in francese di UPRONA (Unione per il Progresso Nazionale).

Le  vittorie militari che dovevano rafforzare Nkurunziza non si avverarono. Paradossalmente  la fazione Ndayikeourukive, forte di 5.000 miliziani e considerata più estremista di quella guidata da Nkurunziza, accettò gli accordi di pace due mesi prima: nell’ottobre 2002, mentre il FNL di Agathon Rwasa continuò la guerriglia, fino al 2008, pur non rappresentando più un serio pericolo per la sicurezza nazionale.

Entrambe le guerriglie hutu, CNDD-FDD e FNL, avevano commesso una lunga serie di crimini contro l’umanità. Inferiori militarmente rispetto all’esercito regolare, concentravano i loro attacchi sul massacro di civili, prevalentemente tutsi, anche se elevato fu il numero di vittime hutu che caddero sotto i colpi dei machete degli estremisti CNDD-FDD e FNL. Le vittime hutu venivano considerate ‘danni collaterali’, necessari per infondere alla popolazione il terrore e la cooperazione forzata.  

L’ obiettivo di queste due guerriglie hutu, prima degli accordi di Arusha, era quello di prendere il potere, sterminare la minoranza tutsi e creare uno Statoetnicamente puro’. Un obiettivo che era all’epoca condiviso da alcune potenze straniere, quali la Francia e il Sudafrica, assieme alla ben nota lobby politica europea di orientamento cattolico. I tre attori appoggiavano l’idea di un assetto regionale fondato su un Burundi esclusivamente hutu, da contrapporre ad un Rwanda ‘tutsi’. Una politica perversa che rappresentava la continuazione dell’appoggio incondizionato all’ideologia di morte HutuPower e al Manifesto Bahutu.

Durante il suo mandato, Ndayizeye represse le fazioni estremistiche hutu all’interno del suo partito FRODEBU e influenzò positivamente l’ex guerriglia divenuta partito, il CNDD-FDD, favorendo il rafforzamento di politici civili moderati, rispetto all’estremismo ben conosciuto di Pierre Nkurunziza che fu nominato Ministro del Buona Governanza, all’interno del Governo Ndayizeye. Durante il suo mandato, Ndayizeye, ottenne anche risultati molto incoraggianti per la stabilizzazione del Paese e per il necessario superamento dell’odio etnico attraverso la soppressione degli estremismi TutsiPower e HutuPower.

Per rendere irreversibile questo processo di superamento degli orrori del passato, Ndayizeye necessitava di più tempo. Sarebbero bastati altri sei, sette anni per superare le problematiche storiche che originavano la perenne crisi burundese, e creare partiti maturi che avessero abbandonato la logica di appartenenza etnica. Già verso il 2005 i due partiti etnici (UPRONA tutsi e FRODEBU hutu) stavano perdendo molta della loro nefasta influenza sulla popolazione, mentre all’interno del CNDD-FDD era sorto un processo di democratizzazione in netto contrasto con l’ideologia HutuPower di Pierre Nkurunziza.

Quei sei, sette anni necessari per compiere in pieno l’opera di stabilizzazione e riconciliazione nazionale non furono concessi a Ndayizeye.
Francia, Sudafrica e la lobby politica europea cattolica fecero enormi pressioni per arrivare alle elezioni del luglio 2005, considerate premature in quanto gareggiate da partiti ancora ancorati sull’appartenenza etnica. Il risultato delle elezioni non poteva che essere un voto etnico. L’intento di queste interferenze straniere era quello di mettere al potere i rappresentanti HutuPower a tutti i costi, nonostante non avessero vinto la guerra civile.

La lobby politica europea si spinse oltre, eclissando Francia e Sudafrica, riuscì a promuovere l’ascesa politica di Pierre Nkurunziza (condannato a morte per crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile), facendolo eleggere Presidente dai membri del Parlamento che agivano come collegio elettorale. Il presupposto si basava sulla promessa di Nkurunziza di rispettare l’alternanza politica e di rafforzare la democrazia non etnica, azioni  previste negli accordi di pace di Arusha.

Una promessa infranta fin dai primi mesi dallo stesso Nkurunziza, attraverso una violenta repressione di tutte le correnti moderate all’interno del suo partito CNDD-FDD e la polarizzazione della società e della politica nazionale orientata all’ideologia di predominio razziale Hutu.
L’ex Presidente
Ndayizeye rappresentava per il nascente regime di Nkurunziza un serio pericolo, in quanto l’ex Capo di Stato aveva dimostrato con i fatti che gli hutu erano in grado di proporre una diversa politica, rispetto al HutuPower. Una politica tesa al superamento del frazionismo etnico per poter relegare al passato gli estremismi TutsiPower e HutuPower.

Il 21 agosto 2006 questo pericoloso esempio di Buon Governo fu eliminato attraverso l’arresto di Ndayizeye, accusato di aver ordito un golpe contro Nkurunziza. Il Signore della Guerra, destinato in seguito a distruggere il Paese, ordinò al Senato di togliere l’immunità di Senatore a Ndayizeye, al fine di poterlo arrestare sulla basa di un’accusa completamente inventata. Stesso destino toccò al Vice Presidente del governo transitorio,Alphonse-Marie Kadege. Reso inoffensivo, Ndayizeye fu rilasciato nel gennaio 2007.

Il processo di rafforzamento della corrente genocidaria HutuPower all’interno del CNDD-FDD fu completato nel febbraio 2007, quando Nkurunziza fece arrestare il Presidente del partito, El-Hajji Hussein Radjabu, accusando pure lui di tentato golpe e condannandolo a 13 anni di prigione.
L’arresto di Radjabu si era reso necessario in quanto, nel 2005, all’interno del CNDD-FDD si era deciso che Pierre Nkurunziza dovesse fare un solo mandato, passando la Presidenza proprio a Radjabu, qualora il CNDD-FDD avesse riportato la vittoria in democratiche e trasparenti elezioni previste per il 2010. Queste elezioni si tennero come previsto, ma furono una semplice farsa, boicottata dai principali partiti di opposizione.
Nkurunziza ottenne il secondo mandato,aggrappandosi al potere fino ai giorni nostri, con tutte le nefaste conseguenze per il Paese e la pace regionale.
Tra il 2015 e il 2016 eclissò definitivamente gli accordi di Arusha e nel 2018 (tramite un referendum farsa) sostituì la Costituzione di Ndayizeye con una Costituzione che apre i presupposti per un Regno Hutu. Negli ultimi anni il CNDD-FDD ha subito una totale e irreversibile degenerazione etnica, regnando su un Paese economicamente collassato grazie al terrore e all’eliminazione di decine di migliaia di cittadini burundesi sia hutu che tutsi.

Domitien Ndayizeye continua a rappresentare una pericolosa spina al fianco del regime, in quanto prova vivente di una diversa politica hutu, tesa alla riconciliazione nazionale e al rafforzamento della democrazia. Pur essendo stato a più riprese minacciato a morte dalle Imbonerakure e dai terroristi ruandesi FDLR, Ndayizeye continua a criticare il regime HutuPower di Nkurunziza,evidenziando la disgregazione della società burundese e la deriva autoritaria ed etnica.

Come abbiamo visto il Burundi poteva avere un destino diverso dell’attuale se non fossero esistite le deleterie interferenze straniere che hanno permesso a Nkurunzizadi prendere il potere e di mantenerlo.
Questi attori stranieri, ormai incastrati nella melma politica del Burundi, continuano tutt’ora a difendere il loro operato, fattosi più sotterraneo a causa dell’interessamento di vari giornalisti, media e politici della regione, che sempre più stanno ponendo seri dubbi sulla loro politica nella Regione dei Grandi Laghi. Nkurunziza e il CNDD-FDD continuano ad essere difesi da questi attori che considerano il regime etnico nazionalista come il ‘male minore’ da contrapporre ad un fantomatico e mai esistito piano di dominio razziale tutsi sulla regione, attraverso il mitologico Impero Hima. 

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