venerdì, Settembre 18

Domani è un altro giorno. Sarà anche un ‘altro’ giornale? Abbiamo bisogno di parlare, immaginare, collocare progetti e narrative attorno alla parola ‘domani’. Oggi esce un nuovo quotidiano. Si chiama ‘Domani’. Vuol fare un “giornalismo indipendente di ispirazione liberaldemocratica”. Abbiamo il dovere di salutare con felicità repubblicana questo evento

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Domani è un altro giorno, si vedrà…”, cantava quarant’anni fa Ornella Vanoni.
Voce inconfondibile, per trasmettere la malinconia di una stagione morta e la speranza di una rinascita. Possibile ma per nulla certa.
C’è qualcosa nell’aria di quella canzone, in questa giornata a pandemia ancora in corso, con la scuola con i suoi irrisolti, con un milione di posti di lavoro in crisi, con un governo che vende come ‘priorità’ una finta riforma (il taglio dei parlamentari) a fronte di priorità sotto-valutate e sotto-discusse.

Abbiamo bisogno di parlare, di immaginare, di collocare progetti e narrative attorno alla paroladomani’. Soprattutto lasciando tutto il diritto di parola alle libertà necessarie di una generazione che deve fare di questa parola una bandiera.

E proprio oggi esce -nell’Italia che ha perso nel lockdown il 25% delle vendite dei suoi quotidiani- un nuovo quotidiano. Che si chiamaDomani’. Diretto da un direttore giovane che ha le spalle coperte da un coraggioso investimento di impresa per mettere una squadra di giovani professionisti all’opera che -uso l’espressione lanciata dall’editore (l’ing. Carlo De Benedetti)- vuol fare ungiornalismo indipendente di ispirazione liberaldemocratica”.
Abbiamo il dovere di salutare con felicità repubblicana questo evento.

Abbiamo il dovere di considerare non banale l’intenzione di potenziare il giornalismo di interpretazione, perché la crisi provocata da Coronavirus (ma anche da decenni di insufficienza civica del ‘sistema Italia’) ha posto una nuova domanda dispiegazione’. Ma ha fatto anche vedere un Paese con un terzo abbondante di analfabeti funzionali. 

Abbiamo il dovere di non tenere i piedi puntati nelle tipografie e di apprezzare un’impresa editoriale che nasce nella cultura digitale ma non tralascia l’edicola. 

Abbiamo il dovere di capire bene se questa linea di cultura politico-civile che si richiama alla tradizione liberaldemocratica ha la rocciosità -sia consentita l’espressione- post-azionista (rocciosità culturale, si capisce, perché quella elettorale ha già pagato prezzo settanta anni fa); oppure è un mantello flessibile, che già appartiene a una certa tradizione di giornalismo che si richiama alla borghesia progressista, flessibile perché quando il mercato editoriale si è trovato a ripartire l’esercito dei Lettori dell’Unità in rotta sono cominciati i compromessi (chi scrive per invito della brava direttrice di questa testata sul tema di oggi, ha anche il dovere di dichiarare che la pur solo allusiva testata racconta una certa indipendenza più che quella ‘rocciosità’).  

Abbiamo il dovere di leggere la paroladisuguaglianzenel trattamento della selezione delle notizie. Consapevoli che la visioneliberalmette un carico di responsabilità a questo trattamento. Non basta ‘denunciare’, bisogna anche sostenere le forme della crescita compatibili a dare risorse per combattere quelle disuguaglianze.  

E infine abbiamo il dovere di leggere con grande attenzione ciò che spunta dalle prime dichiarazioni (il direttore Stefano Feltri nei giorni scorsi rispondendo a Marco Mancini su ‘FS News’) e cioè di un interesse professionale a non considerare chiuso il compitoconsegnando e pubblicando i pezzi’, ma contribuendo aldibattito pubblico. Che è uno dei nodi asfittici oggi di tipo sistemico. Qui -parlo solo per una cosa che conosco un poco- magari intrecciando il nuovo corso dichiarato dal sistema universitario italiano chiamato ‘public engagement’ che ha spunti concreti ma anche remore concrete.

Credo che ‘Domani’ si aspetti Lettori che fanno domande.
Nel nostro piccolo è il modo più festoso che immaginiamo per fare auguri sinceri a questa scommessa nel campo dell’editoria.
Ornella Vanoni avrebbe aggiunto: “Si vedrà”.

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Sull'autore

Stefano Rolando, classe 1948, laureato a Milano in Scienze Politiche, è docente, manager, comunicatore. Dopo esperienze di management in aziende (Rai e Olivetti) e istituzioni (Presidenza Consiglio dei Ministri e Consiglio Regionale della Lombardia), è dal 2001 professore di ruolo (Economia e gestione delle imprese) alla facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università IULM di Milano, dove si occupa di branding e di comunicazione pubblica, politica e sociale. Dal 2005 al 2010 è stato segretario generale della Fondazione di ricerca dell’ateneo. È stato anche segretario generale della Conferenza dei presidenti delle assemblee regionali italiane e rappresentante italiano nel comitato scientifico Unesco-Bresce. Dal 2008 è presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” (www.fondazionefsnitti.it). Per sapere di più di Stefano si può consultare il sito della Università IULM al link: http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/docenti/rolando-stefano