venerdì, Agosto 7

Divorzio breve: una sconfitta per i cattolici?

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398 sì, 28 no e 6 astensioni. Questo è il risultato delle votazioni alla Camera lo scorso 22 aprile in merito al ddl sul divorzio breve. Il panorama politico in generale, e non solo, lo ha acclamato e applaudito e soprattutto voluto. Quello su cui ci vogliamo soffermare non è tanto il cambiamento della legge ma piuttosto un aspetto politico della questione. Per capirci, la componente cattolica nella classe politica è stata sempre molto forte e naturalmente ha inciso su determinate decisioni e influenzate delle altre. Quando usiamo questi termini naturalmente li intendiamo in un’accezione positiva.

Però per alcuni il divorzio breve non è stata una grande conquista, ma piuttosto una stoccata alla famiglia. «Nell’epoca in cui si celebrano la velocità e la flessibilità e nella quale si ama lo splendore del ricominciamento, il divorzio breve si conforma perfettamente allo spirito del tempo… L’essere umano ha straordinarie capacità di adattamento. Si adatterà anche a un modello sociale in cui dal matrimonio a vita si passa al matrimonio a termine… Più libertà di scelta individuale, minori vincoli sociali. Il tempo ci dirà se questa decisione ci farà davvero felici… Dovremo tutti essere capaci di sopravvivere a rapporti instabili, sforzandoci di essere sempre all’altezza». Queste le parole di Mauro Magatti sul Corriere della Sera del 24 aprile, appena due giorni dopo. Una riflessione amara più che una critica, ma certamente delusione per questo tipo di scelta.

Interessante è la riflessione sul ruolo dei cattolici di Franco Monaco, deputato del Pd, sulle pagine di Avvenire: «una parola sui cattolici in politica. Oggi essi sono meno pressati dal fronte ecclesiastico a farsi carico dei “princìpi non negoziabili”. Non è una buona ragione per abbassare la soglia di un responsabile discernimento critico. Semmai il contrario: ora che non ci è sollecitato dall’esterno dobbiamo essere noi a farcene carico in proprio. Ricercando mediazioni politiche e legislative sagge. Ma non abdicando. Anche perché le aperture pastorali e la cura per la distanza dalla politica italiana di papa Francesco non vanno fraintesi come sconfessione dei princìpi etici. Come ha mostrato confutando l’ideologia del gender e ribadendo il valore della differenza sessuale».

Ma abbiamo voluto chiedere direttamente Paola Binetti, deputata dell’Unione di Centro, che cosa comporta l’approvazione di questa legge rispetto al concetto di famiglia fino a questo momento vigente.

Secondo le Sue dichiarazioni il divorzio breve tiene conto solo dell’amore finito ma non dei figli, quindi una separazione “pulisci coscienza”?

No, dobbiamo partire dal punto di vista che la famiglia è una piccola comunità, composta da genitori e figli. Laddove i genitori e i figli vanno letti in un’ottica intergenerazionale, tanto è vero che il Convegno promosso da Palazzo Chigi, dal dipartimento delle Politiche Familiari il 15 di maggio in occasione della festa internazionale della famiglia, parte dal fatto che è una comunità (la famiglia) intergenerazionale. Questo è il cuore del problema. Viceversa il divorzio breve considera la famiglia come esclusivamente il vincolo che lega marito e moglie. Riconosce ad entrambi il diritto di dichiarare chiuso questo contratto senza tenere conto di quelle che sono le legittime aspettative, le esigenze e i bisogni, in questo caso particolare, dei figli minori. Questa volta, nella versione in cui è stato approvato il divorzio breve non fa menzione dei figli, tantomeno dei minori. Nelle edizioni precedenti si riconosceva un tempo più lungo inteso come tempo di rispetto ai figli minori per permettere loro per elaborare dei meccanismi di difesa. In questo caso specifico il divorzio breve riduce la famiglia al nucleo marito/moglie e ignorando tutto il resto (parliamo dei figli).

Questa legge la scardina ancora di più?

Riduce la famiglia all’unico vincolo moglie/marito e al diritto per entrambi di sciogliere questo rapporto quando ritengono che l’amore è finito. L’amore è sicuramente una dimensione importantissima nella vita di ognuno di noi però non è l’unica. Io non vengo a lavorare tutte le mattine solo per amore, ma anche per senso del dovere, anche per responsabilità. In questo caso specifico tutta la visione della famiglia si è concentrata, e in qualche modo ridotta, alla dimensione dell’uno per l’altro ma si allontana dal concetto di famiglia (riferendosi ai figli).

Con il Divorzio Breve, però, si snelliscono le cause che ingolfano i tribunali. In effetti ci sono stati vari voti contrari su questa legge anche all’interno di altri partiti.

E’ stato ignorata tutta quella logica che riguarda i figli. Ognuno potrà giustificarsi come crede ma la verità è che sono stati trascurati all’interno della legge.

Eppure il Governo ha visto l’approvazione di questa legge come una vittoria. Del resto la famiglia è una delle priorità, almeno a parole…

Il Governo ha puntato a parole su questi valori, ma non ha mai preso delle misure reali a favore della famiglia. Cito solo, ad esempio la conciliazione dei tempi dei lavori che è stato anche questo ignorato (oltretutto l’anno scorso è stato l’anno europeo di conciliazione dei tempi famiglia/lavoro). Questo per dire che lo Stato ha fatto affermazioni di principio ma non presa di coscienza reale sul da farsi. Non abbiamo mai visto sostanziosi riconoscimenti per le famiglie numerose, non abbiamo mai visto riconoscimenti reali e concreti verso le famiglie che hanno figli disabili o che hanno bisogno assistenza. L’impegno è molto teorico.Non mi riferisco solo a questo Governo, ma tutti gli ultimi. Tanto i governi di sinistra tanto i governi di destra.

C’è chi vede in questi tempi più ristretti una via d’uscita rapida dal matrimonio?

Abbiamo da un lato un’osservazione importante che fanno un po’ tutte le coppie che si separano: non solo c’è il tempo della separazione, ma date le lentezze con cui molte volte in Italia questi processi vengono seguiti, i tempi si dilatano vanno oltre il limite stabilito dalla legge a causa della tendenza che c’è in Italia di dilatare i processi di qualunque tipo e natura siano. L’altra osservazione importante è che prevale una logica che è quella autoreferenziale. Il diritto individuale, che è il perno della cultura del nostro tempo, non sempre rende sensibile a quella che è la responsabilità sociale. In realtà il genitore resta chiuso in quello che possiamo considerare il tema della propria relazione. Noi abbiamo due tipi di diritti che sono importanti: il diritto dei genitori come coppia e il diritto dei genitori nella loro dimensione genitoriale. Tutto è stato letto e considerato nella chiave del sentimento come linea guida della vita di persona. Io non ti amo più e quindi ti lascio. Ma se in questo rapporto affettivo, come succede nel rapporto coniugale, quello che si è innestato è la nascita di un terzo, allora non si è più liberi di considerare il rapporto solo nei confronti del coniuge. E’ giusto che i diritti dei figli vengano ritenuti importanti.

E’ possibile che alcuni esponenti politici (oggi giorno) mettano in primo piano il compromesso politico rispetto la loro matrice cattolica?

Sicuramente la mancanza di un soggetto politico che riconosca nelle caratteristiche fondative del suo partito un’ispirazione cristiana che faccia propri i valori della vita, della famiglia, dell’educazione, ma anche della lotta alla corruzione intesa come struttura che nasce da un principio di onestà personale ma anche di sussidiarietà. Questi non ci sono. In tutti i partiti ci sono cattolici e per altro questa è stata l’indicazione di sabato scorso quando il Santo Padre ha insistito molto non tanto sul fatto di un partito di cattolici, ma piuttosto di cattolici presenti nei partiti. Questo potrebbe essere recepito come una presenza che attinge alla coerenza personale del politico. La coerenza personale del politico non deve ignorare la dimensione delle proprie convinzioni. IL valore della famiglia appartiene alla cultura che noi chiamiamo cattolica ma in realtà la dimensione del valore della famiglia, la responsabilità che il rapporto genitoriale non è questione solo dei cattolici. Noi avremo bisogno che tutti assumessimo una maggiore responsabilità in questo senso.

Servirebbe maggiore responsabilità nel contrarre il vincolo del matrimonio?

In realtà sono sono in aumento le convivenze e in diminuzione i matrimoni e le politiche demografiche in Italia ci collocano all’ultimo piano delle statistiche europee. Non possiamo dire che le persone si sposano con superficialità.

Cosa ne pensa delle Unioni Civili (antagoniste del matrimonio) regolamentate nel disegno di legge della Senatrice del Pd?

C’è bisogno di un riconoscimento dei diritti individuali che supportino le scelte delle persone, purché il matrimonio venga salvaguardato fino in fondo. I diritti civili individuali all’interno delle unioni devono essere riconosciuti, ma non hanno nulla a che vedere con il matrimonio. Le convivenze sono un fatto e che la legge intenda regolamentarle è giusto, accade con tutti gli eventi che diventano fatti sociali rilevanti. Il tema vero è di non fare confusione tra gli istituti. La bozza Cirinnà è totalmente ambigua perché pretende di modificare il codice civile affiancando, ogni volta che si parla di matrimonio, aggiungendo le unioni civili. si fa fa un copia e incolla di quelli che sono i diritti del matrimonio per estenderli alle coppie di fatto. Questo non va bene. Tra la coppia di fatto e il matrimonio esiste quella differenza radicale che sta nell’impegno che ci assume l’uno nei confronti dell’altro. La coppia civile mantiene la sua labilità ma come garanzia della sua libertà, quindi non della sua responsabilità. In generale si è liquefatto il senso di responsabilità generazionale.

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