domenica, Luglio 21

Divisi si vince? La confusione al potere tra Lega e M5S La Lega alza i toni perché deve crescere, ma verosimilmente si gonfierà a spese di M5S. Forza Italia si batte disperatamente per non implodere. Il PD ha bisogno di guadagnare almeno il 20 per cento dei votati

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Tocca farsene una ragione. Per almeno un paio di settimane sarà un continuo, rossiniano, crescendo: sia Matteo Salvini (Lega), sia Luigi Di Maio (M5S), consapevoli che siano, o per istinto, procedono con la tecnica della ripetizione di alcunebattutecheentranogradualmente in un crescendo dinamico; è così che è diventato celebre ‘Il barbiere di Siviglia’. La differenza sta nel fatto che non si assiste a un’opera buffa, piuttosto a un modo di far politica senza respiro: un ‘qualcosache costantemente cerca di vellicare l’elettorato facendo leva sull’emozione e irrazionali istinti.

Le ultime rilevazioni demoscopiche (quelle che i vari leader compulsano con molta attenzione e si guardano bene dall’utilizzare come strumento di propaganda e caccia al consenso), dicono che il quadro è estremamente confuso per tutti gli ‘attori’ sulla scena politica.

Opportuno, dunque, partire, dal ‘contesto’. I risultati che usciranno dalle urne per il Parlamento Europeo vedrà con tutta probabilità un’inversione dei rapporti di forza nell’ambito dell’attuale maggioranza: la Lega di Salvini sarà il primo partito; il Movimento dei Cinque Stelle, patirà un consistente ridimensionamento. La Lega, tuttavia, pur gonfiandosi, crescerà a spese dell’alleato di governo erubandoconsensi agli alleati con cui ha conquistato una quantità di regioni e amministrazioni locali.

Conviene vedere la situazione, partito per partito. Nella base leghista, tra i quadri intermedi, e anche tra qualche dirigente di primo piano, che per ora preferisce il sussurro alla presa di posizione esplicita, monta il desiderio e la richiesta di rompere l’alleanza con Di Maio e tornare all’alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il fatto è che Salvini, se è disposto a ‘ragionare’ con Giorgia Meloni, non sopporta Silvio Berlusconi, e più che mai è disposto a fargli concessioni. Forza Italia, del resto, giorno dopo giorno, assomiglia a una nave incagliata e che imbarca acqua, e il ‘si salvi chi può’ è la parola d’ordine generale. Berlusconi è palesemente stanco, circondato da pochi consiglieri fidati, mentre attorno a lui si agitano veri o presunti appartenenti ai vari ‘gironi’, in cerca di scialuppe di salvataggio. Se Forza Italia non dovesse tenere la ‘linea del Piave’, costituita da almeno il 10 per cento, la situazione tra gli ‘azzurri’ diventerebbe né più né meno che una maionese impazzita.

L’opposizione costituita dal Partito Democratico non è in situazione migliore. Giusto ieri Matteo Renzi è tornato a farsi sentire, con una lunga intervista rilasciata a ‘Repubblica’. Al di là del contenuto -un attacco frontale a Salvini- il ‘segnale’ che è attestato in riva al fiume, in attesa che passi il cadavere del suo peggior nemico: che non è Salvini, ma Nicola Zingaretti, il Segretario che lo ha spodestato, e propone una politica opposta a quella che i renziani hanno impresso quando erano al potere. Zingaretti se non tutto, si gioca tanto: ha bisogno di guadagnare almeno il 20 per cento dei votati; e di risultare il secondo partito, sotto la Lega, ma sopra il M5S.

Per riassumere: la Lega alza i toni perché deve crescere, ma verosimilmente si gonfierà. Forza Italia si batte disperatamente per non implodere, polemizza duramente con il Governo Lega-M5S, e propone come alternativa, una alleanza proprio con uno dei due partiti che contesta. Il PD ha gioco facile nel denunciare i vistosi limiti del Governo in praticamente ogni campo; le palle al piede di Zingaretti sono un’opposizione interna pronta ad azzannarlo alla schiena; e l’incapacità di rendere credibili lealternative’ proposte rispetto l’esistente. In una parola: si gioca di rimessa, ma non si va in rete.

Più che il ‘referendum’ evocato da Salvini, è una situazione paradossale. Il modo più facile, più ‘semplice’ per risolvere questo evidente pasticcio è quello di indire elezioni politiche e augurarsi che dalle urne escano risultati chiari e definiti. Ci sono però due ostacoli non irrilevanti: la contrarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che da sempre è ostile a uno scioglimento anticipato delle Camere; la contrarietà della maggior parte dei parlamentari, consapevoli che non saranno più ricandidati.

Come uscire da questo rebus al momento è un mistero. Alla Gino Bartali: è tutto sbagliato, è tutto da rifare. Il guaio è che se quello che è sbagliato è sotto gli occhi di tutti, la formula del ‘rifare’ è ignoto e sconosciuto.

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