lunedì, Marzo 25

Divieti sulla pornografia

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LondraLa politica non dovrebbe entrare nelle camere da letto dei cittadini. In questo modo, Nick Clegg, leader dei Liberal Democratici ha commentato una recente regolamentazione all’industria pornografica che è stata passata dal Parlamento del Regno Unito qualche giorno fa. Una modifica che secondo molti è stata fatta in silenzio ma che ha comunque ricevuto molte critiche. I Lib-Dem, anche tramite l’autorevole voce del loro leader, si sono schierati a favore di coloro che hanno protestato contro questi nuovi divieti. Una protesta che ha attirato l’attenzione dei media per la particolarità del tema e per la scelta degli organizzatori, e che ha scatenato un dibattito sull’argomento.

Nello specifico si tratta di un emendamento al Communication Act del 2003. In particolare, l’Audiovisual Media Service Regulations 2014, che praticamente prevede che i siti online di video pornografici a pagamento devono rispettare le linee guida del British Board of Film Censors. Questo era già successo alla produzione di DVD, ma la regolamentazione della produzione online ha scatenato molte persone e c’è già chi chiama allo scandalo e parla di censura della rete. Il divieto sul porno, come è oramai stato denominato, fondamentalmente cerca di limitare quello che può essere messo in rete e quello che non può, indicando quali ‘contenuti non sono accettabili’ e presenta anche una lista molto precisa di attività che non devono apparire nei video. Tra gli atti che vengono segnalati dal Board come non appropriati ci sono le sculacciate, gli abusi verbali, le umiliazioni e molti altri che secondo i regolamentatori appaiono violenti e inadatti. Inoltre, le linee guida indicano anche alcune attività che vengono definite specificatamente pericolose, in particolare il fisting, il face-sitting e lo strangolamento. E se la censura di questa ultima attività non ha scatenato particolari critiche, la censura del face-sitting è stata vista come arbitraria ed inutile, e proprio per questo scelta come simbolo della protesta.
I manifestanti si sono dati appuntamento davanti a Westminster per dare voce al loro dissenso nei confronti dell’emendamento. Parlamentari e curiosi hanno assistito all’irriverente protesta di coloro che, ovviamente ironicamente e vestite, praticavano il face-sitting. I divieti, secondo i manifestanti, si schierano in particolare contro il piacere femminile poiché, oltre il face-sitting, tra le pratiche che vengono definite come non appropriate, c’è anche l’eiaculazione femminile. C’è chi si spinge oltre, suggerendo che questa protesta sia il segnale che il Governo stia cercando di iniziare un processo di censura online che presto potrebbe estendersi ad altro. In realtà, questi divieti e queste censure non impediranno ai cittadini di visualizzare video che contengono queste pratiche, dal momento che potranno accedere a video prodotti all’estero.

Un dibattito su un argomento delicato, che ha attirato l’attenzione dei Liberal Democratici, che hanno appoggiato la protesta. «Non fa parte del ruolo dei politici quello di esprimere giudizi su queste cose», ha ribadito nella sua conferenza stampa Clegg.

Noi de L’Indro abbiamo voluto parlare con gli organizzatori della protesta per capire meglio i termini di questo dibattito. Abbiamo raggiunto telefonicamente Charlotte Rose, Sex worker of the year per il 2013. Rose si è candidata come indipendente nelle due by election di Clacton e Rochester. Viene considerata l’icona nazionale della battaglia per le libertà sessuali, ed è proprio grazie al suo appoggio che la manifestazione ha raggiunto i numeri sperati.

“Mi hanno chiesto di intervenire”, ha spiegato Rose, “ed io ho deciso di creare un pagina facebook e l’ho inviata a tre persone. Nel giro di poco è diventata virale ed abbiamo ricevuto un grandissimo supporto on line”. Un argomento delicato quello del sesso, che per Rose è diventata una sorta di battaglia politica. Lei, sex worker e sex trainer, si batte per le libertà sessuali. “Prima di questa manifestazione ti avrei risposto di si”, risponde Rose quando le chiedo se secondo lei il sesso è ancora un tabù, “ma dopo il supporto che questa manifestazione ha ricevuto, da tutto il mondo, mi sento di dire di no. Una protesta divertente, un supporto immenso che ci ha dato la consapevolezza che questa è una battaglia giusta. Hanno iniziato con la censura dei DVD”, prosegue Rose, “ma adesso sono passati alla rete. Stanno cercando di creare un monopolio e questo è solo l’inizio”.

Ma cosa, lei e gli altri che hanno partecipato alla protesta, pensano che ci sia di sbagliato in queste regolamentazioni? “Ci sono delle pratiche che stanno censurando, qualsiasi cosa che secondo loro possa ricordare la violenza e l’umiliazione. Ma una cosa che sembra chiara, è la volontà di limitare attività che aumentano il piacere femminile. Ad esempio, viene censurata l’eiaculazione femminile, così come il face-sitting. Io, personalmente, non ho mai sentito di nessuno che ne sia morto soffocato”, ironizza Rose, “così come non ho notizia di qualcuno che sia ‘affogato’ in una piscina creata dall’eiaculazione femminile”.

Rose parla di uno scenario da 1984, citando George Orwell, parlando di un governo che inizia con la censura del porno ma chissà dove potrebbe arrivare. Rose, madre e attivista politica, nel settore da 17 anni, si dice preoccupata delle conseguenze che questo emendamento potrebbe avere sull’intero sistema della censura della rete. Parlando del futuro di questa battaglia Rose si dice ottimista. “Abbiamo avuto l’appoggio di Nick Clegg e speriamo in un futuro incontro. Stiamo organizzando altre tre manifestazioni” racconta entusiasta Rose, “una a Manchester, una a Birmingham ed una a Brighton. E faremo tutto il possibile per andare in appello a maggio quando sarà possibile”. Secondo Rose sarebbe molto più necessario intervenire su altri aspetti della regolamentazione del porno. Quello ad esempio che riguarda l’utilizzo di minorenni all’interno delle pellicole pornografiche.

C’è chi vede vietare certe pratiche nella produzione di video pornografici nel Regno Unito come un paradosso, perché gli utenti possono effettivamente accedere ad altri video prodotti in altri paesi. Per altri è un’intromissione eccessiva della politica nelle vite di adulti che decidono consensualmente di praticare e vedere alcune pratiche sessuali. Certamente queste regolamentazioni, e la conseguente protesta, hanno ampliato il già acceso dibattito sulla censura online, mettendo luce su tematiche che raramente vengono trattate dall’opinione pubblica.

 

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