domenica, Novembre 17

Discotex, il progetto che ‘dà voce’ alle discoteche abbandonate

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Un viaggio in formato audio/video tra le cattedrali del divertimento degli anni Ottanta e Novanta: questo è, in sintesi, Discotex, progetto di tesi nato dall’ idea di Domenica Melillo, in arte Elettroshock, neolaureata all’ Accademia delle Belle Arti di Napoli in Nuove Tecnologie per l’Arte. Un progetto originale che sta assumendo sempre più rilievo in Italia e all’estero e che restituisce in un prodotto artistico l’evoluzione sociale dell’intrattenimento dagli anni di plastica ad oggi.

Il termine Discotex nasce dall’unione della parola ‘discoteca’ al neologismo urbex, inteso come ‘esplorazione urbana’: Discotex è infatti il risultato di un viaggio fisico e sonoro tra i giganti dell’intrattenimento di una volta, ormai eco-mostri abbandonati avvolti dal fascino della decadenza. I protagonisti di questo viaggio, cinque dancefloor svuotati che per anni hanno racchiuso il cuore del divertimento, dal Nord al Sud dell’Italia: dall’Ultimo Impero in provincia di Torino, al Cafè Solaire dell’Idroscalo di Milano, passando per il Marabù a Reggio Emilia, per il 7UP di Formia e terminando con l’East Side di Avellino. Questo progetto nasce tuttavia da un’esigenza che andava oltre la ripresa documentaristica di un percorso a ritroso attraverso quel che rimane di questi ‘mostri sacri’ dell’intrattenimento. Discotex vuole essere un un occhio di bue sull’evoluzione delle dinamiche economiche, sociali ed ambientali di questi ultimi trent’anni attraverso il racconto dei luoghi del divertimento.

L’idea che sta alla base, racconta Domenica Melillo, nasce dall’esigenza di realizzare un progetto che mi desse la possibilità di fare un lavoro di tipo relazionale e che comprendesse più discipline al suo interno, volevo unire la fotografia con il sound design e collaborare con quante più persone possibile, facendo una ricerca sia dal punto di vista antropologico-sociale che artistico”.

L’esigenza di Domenica l’ha portata così a formulare una domanda di ricerca vera e propria “sulla comprensione di un fenomeno, ovvero, quello dei motivi che stanno portando a una progressiva chiusura delle discoteche in Europa e a come l’intrattenimento è cambiato negli anni”. Con questo intento è cominciata l’esperienza di Domenica, un viaggio di nove mesi lungo tutto lo stivale tra le discoteche abbandonate, accompagnata da “una banalissima reflex, go-pro e un software open-source per realizzare il lavoro audio”. La raccolta fotografica di Domenica ha infatti come sottofondo il suono prodotto da quelle stesse immagini: il programma Audiopaint è in grado di ricavare una frequenza sonora da informazioni visive impostando alcune variabili come frequenze limite e tempo. La frequenza minima impostata da Domenica è stata la più bassa udibile, 20 hertz. Il massimo ha coinciso alla data di chiusura delle discoteche visitate. Il risultato è stato dare voce a quei ruderi abbandonati che una volta risuonavano di musica e di umanità. “Il prodotto artistico finale oltre alla documentazione fotografica e video è un’installazione soundscape dove cinque fotografie ‘suonano’, emettendo un ‘noise’ ricavato dalla lettura dei metadati dell’immagine, che ricorda quelli che ho udito durante i miei viaggi”.

L’idea di ridare voce e dignità alle discoteche ritorna più volte nel progetto di Domenica che a proposito ci ha parlato di ‘non-luogo‘: “è un concetto molto complesso, nel mio caso intendiamo con ‘non-luoghi’ quegli spazi che lasciano un segno indelebile nella memoria di chi li ha vissuti. Come dice l’antropologo Marc Augè in Rovine e Macerie, “contemplare rovine porta a fare esperienza del tempo puro”. Ho cercato in qualche modo di dare anche un senso al tempo e alla memoria dei luoghi”.

Una memoria che racchiude le risposte a molte domande sulla società contemporanea, a partire dai motivi che stanno alla base della “evoluzione della sfera dell’intrattenimento notturno, come sono evoluti gli spazi e i momenti di aggregazione sociale e di conseguenza in parte offre una visione sulle nuove generazioni”. Tra i risultati raccolti da Domenica emergono risposte molto differenti, a volte in contrasto: “Non tutte le discoteche sono luoghi abbandonati. C’è tuttavia un fenomeno per cui si sta assistendo ad una progressiva chiusura e ‘abbandono’ di questi luoghi deputati al divertimento. I motivi che stanno portando alla chiusura delle discoteche poi sono molteplici: dal fenomeno della gentrificazione, a ragioni di tipo economico fino a questioni puramente sociali e legate al gusto del pubblico”. Eppure, precisa Domenica, “esistono ancora delle realtà attive molto valide”.

Domenica non si è basata solo sull’osservazione e la sua sensibilità, ma ha interpellato alcune figure che hanno vissuto (o stanno ancora vivendo) il mondo delle discoteche: “Ho intervistato Dino Lupelli, fondatore di Elita Milano, e Davide Amici, Communications Manager di Xplosiva, per capire un po’ quali erano secondo loro i motivi che hanno portato alla progressiva chiusura di molte strutture. Ne è emerso che un po’ fenomeni come quello del rave, un po’ la perdita di qualità della proposta musicale hanno portato a un cambiamento del fenomeno indirizzando le masse verso i club e i festival. Poi ho voluto sentire Daniele Baldelli che invece nelle discoteche ci lavora ancora: mi ha detto che forse uno tra i tanti motivi potrebbe essere la moderna economia del divertimento notturno, che riconosce ogni luogo come consono ad essere adibito a centro di intrattenimento, togliendo alle discoteche quel ruolo elitario che avevano inizialmente”.

Nonostante l’abbandono, la stessa decadenza di questi eco-mostri ricopre anche un certo fascino artistico. Domenica crede molto nella rivalutazione anche artistica di queste strutture e spera che in qualche modo il suo lavoro “possa fare anche un po’ una denuncia sullo stato di abbandono di questi edifici che spesso diventano eco-mostri dimenticati nelle province”.

Discotex è un progetto ricchissimo di spunti su cui riflettere. Domenica afferma in proposito che “conclusioni vere e proprie non ce ne sono, o meglio è difficile concludere in maniera unitaria, fare ricerca lascia sempre diversi spazi all’interpretazione di un fenomeno. Per quanto concerne il lavoro artistico, io spero di essere riuscita a realizzare qualcosa che sia anche un elogio alla decadenza oltre che uno spunto di riflessione”. E sulla possibilità di un sequel dice “Ci sono varie idee in cantiere e diverse collaborazioni che sto prendendo in considerazione, diciamo che sto meditando sulla scelta migliore da fare”.

Inutile dire che, dopo un progetto come Discotex, non possiamo che aspettarci grandi cose.

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