sabato, Maggio 25

Diritti umani: celebrati e ignorati, da Israele all’Italia 1948: nasce lo Stato di Israele, nasce la Costituzione italiana, le Nazioni Unite adottano la ‘Dichiarazione Universale sui diritti dell'uomo’. Tre fatti da capire congiuntamente, perché conducono al medesimo risultato

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Mi era stato chiesto, con cortese insistenza, di scrivere qualcosa sull’anniversario della Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo. Non lo ho fatto. E non lo faccio nemmeno ora. Mi piace, però, dire sempre il perché di ciò che faccio e quindi lo spiego.
Con una premessa tanto banale quanto ovvia: è l’anniversario, il settantesimo, sì, ma che ha di particolare, perché settanta merita più attenzione o meno di settantuno? Se, dunque, è solo una ricorrenza, allora è solo un rito, uno dei riti ripetuti ogni anno e che hanno perso qualunque valore, e così perde valore anche il fatto, e ciò è male, molto male, trattandosi di un fatto, lo si voglia o no, importante, che se diventa un rito, diventa un fatto irrilevante, che cade nel disinteresse, e quindi, invece di ricordare crea indifferenza (sì, ‘crea’, non cade nella) e perfino fastidio.
Ma c’è dell’altro.

Ci sono, infatti, tre cose che sono accadute nel medesimo anno 1948 e che merita, meriterebbe ricordare, senza riti, ma nell’unico modo in cui si dovrebbe e quindi nell’unico modo in cui non si fa, specie in Italia, con la cultura. Perché la storia non è solo date o racconto (oggi è di moda dire ‘narrazione’, come se fossero favole, e quindi se ne nasconde il significato dietro un velo di fantasia, e magari di fastidio) la storia è cultura, profonda, è senso di sé e degli altri, e anche della universalità, della complessità della vita, ma anche scelta individuale di cosa ricordare e come e cosa ricordare come collettività … sempre che si sia una collettività!

Per me, il 1948 rappresenta, dunque, tre fatti, a diverso titolo, per me, importanti e, a mio parere, strettamente collegati, o meglio: da collegare strettamente e capire congiuntamente, perché conducono al medesimo risultato.

Nel 1948 nasce lo Stato di Israele: sì, ‘nasce’, perché la sua costituzione avviene per quello che noi internazionalisti teorizziamo come il modo di nascere di uno Stato, ma che nella realtà non si verifica quasi mai. Israele, ‘nasceperché delle persone, insediatesi con molti contrasti e per complessi motivi su una parte del territorio della Palestina sotto dominazione coloniale britannica, ‘si costituisconoletteralmente in Stato. Significativamente, la dichiarazione con cui si costituisce Israele, si chiama ‘Dichiarazione sulla costituzione dello Stato …’ , cioè, non si parla di indipendenza: l’Inghilterra non ha maiconcessol’indipendenza ad Israele: l’ambiguità, mica è solo una prerogativa italiana! Non accade, cioè, a seguito di un processo di autodeterminazione dei popoli, classico nel diritto internazionale post bellico. Ma ‘si costituiscee viene accettata e ben voluta, e riconosciuta, da moltissimi Stati e dalle Nazioni Unite (che ne ‘propongono’ la nascita) anche perché gli ebrei che lo costituiscono, abitano quel territorio da qualche anno (qualcuno da moltissimi anni, ma non sono molti) perché portati o lasciati andare lì dagli inglesi, sia prima della seconda guerra mondiale (anche per ottenere prestiti dalle banche Rotschild!), che dopo, a seguito dei massacri subiti dagli ebrei (ma anche dai rom, dagli omosessuali, dai malati, dai comunisti, eccetera … questo nessuno lo ricorda mai) durante la guerra. Appunto, ‘a seguito’: in qualche modo è una forma (un po’ cinica invero) di compensazione per ciò che hanno subito nell’indifferenza generale; per il modo in cui i loro diritti di uomini sono stati calpestati: per il modo in cui non sono stati considerati uomini.
Non ho qui lo spazio per approfondire e so di farmi molti nemici a scrivere così, ma rimando ai miei (parecchi) scritti in materia.
Ma, così come è vero che la popolazione araba della parte della Palestina su cui si insedia Israele si oppone (anche con le armi), e con essa alcuni degli Stati arabi confinanti che cercano di impedirlo con l’uso delle armi, Israele riesce a mantenere la propria posizione, a consolidare la propria costituzione, a determinare (in parte, perché in parte sono rimasti ancora non determinati, non a caso) i propri confini, rivendicando sia i diritti dell’uomo violati contro di loro, che il diritto internazionale che dice che se un ente si afferma come Stato su un territorio e riesce a consolidarsi (magari con la forza) è uno Stato legittimo … fino, diciamo così a prova del contrario. Quelli che stanno sbuffando e mandandomi insulti leggendo queste righe, attenzione leggete ancora: quindi lo Stato di Israele è uno Stato legittimo nel diritto internazionale, e nessuno, ripeto nessuno, può cercare di scalzarlo dal suo territorio, di negarne la legittimità e l’esistenza stessa. Chiaro?

Ebbene, da uno Stato che nasce così, che lotta così, che viene da quella storia terribile di sangue e di odio (e qui in Italia, dove l’odio è diventato governo, dovremmo saperne qualcosa!) ci si aspetterebbe eguale comportamento verso gli altri, a cominciare dalla popolazione palestinese che abita fuori di Israele (su una parte sempre minore di territorio perché Israele ne sottrae pezzi in continuazione) e che abita in Israele (quelli che non sono stati cacciati o fuggiti alla nascita di Israele): ebbene, purtroppo, non è così.
Non ho spazio qui per tornarci (ma ci tornerò), ma è un fatto che in Israele gli arabi sono discriminati gravemente, e che verso i palestinesi fuori di Israele il comportamento è ostile e violento, quali che siano le responsabilità dei palestinesi. Se la violenza è un crimine, è un crimine sempre.
E dunque non me la sento dicelebrareoggi la nascita dello Stato di Israele, perché voglio vedere i palestinesi celebrare la gioia (il diritto) del proprio e non lo vedo.

Nel 1948, nasce la Costituzione italiana. Con buona pace dei vari Matteo Renzi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Danilo Toninelli, ecc., la più bella del mondo … lasciate perdere, quelli non la capiscono e non la hanno mai letta.
In essa due articoli solo cito, che ne sono lamarca’: l’articolo 2, dove si afferma che l’Italia applica e si conforma ai diritti dell’uomo, con una formula molto ampia e omnicomprensiva: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Qualcuno ha detto che è un riferimento al diritto naturale, altro che: ‘riconosce’, cioè, quelli che già ci sono e poi ‘garantisce i diritti dell’uomo come singolo’ (oltre che come collettività) e quindi l’espressione ‘diritti umani’ è sbagliata, è la solita americanata, perché in inglese dicono (sbagliando) Human rights. Non è cosa da poco: diritti dell’uomo significa che ogni uomo ha quei diritti, quali che essi siano, perché non sono solo quelli scritti nella nostra Costituzione, altrimenti non avrebbe detto che li ‘riconosce’. Inoltre, l’articolo 10 dice altre due cose fondamentali: che l’ordinamento giuridico italiano applica le norme di diritto internazionale (non scritte, ma quindi anche quelle scritte, ma anche qui è un discorso lungo) che fanno dunque parte del nostro ordinamento (checché ne blaterino Salvini e Di Maio) e garantisce allo straniero il diritto all’asilo. Il ‘diritto’: lo straniero ha diritto, non c’è nostra scelta; e questo diritto nasce nel momento in cui lo straniero non goda dei diritti politici nel suo Paese, non soltanto se nel suo Paese c’è la guerra, come pretendono Salvini, Di Maio e specialmente il comico da avanspettacolo Grillo, che, fosse per lui, discriminerebbe pure gli ammalati di autismo e, a quanto pare, quelli di SLA … a tanta volgarità si arriva! Che vergogna.

Sempre nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottò la famosissimaDichiarazione Universale sui diritti dell’uomo’ in inglese ‘human rights’, in francese (i testi sono entrambi ufficiali come spesso nei documenti internazionali) ‘Droits de l’Homme’, dove sono elencati (poi saranno precisati nei Patti sui diritti dell’uomo del 1966, sottoscritti anche dall’Italia -lo sappiano i dioscuri!) i singoli diritti, tra cui quello alla non discriminazione e alla legittimità dell’allontanamento dal proprio Stato (leggi: emigrazione; se io ho diritto ad emigrare, da qualche parte dovrò pure andare, mica resto a mezz’aria, no?), ma anche elenca, come corrispondenti ai diritti, i doveri, cosa tutt’altro che marginale.
Si tratta di un documento di grandissima importanza, decisivo, che, per quanto ho detto sopra, è parte integrante della nostra Costituzione e, in quanto norma generale (anche qui il discorso è tecnico e lungo, ma credetemi è così), ha pieno valore costituzionale, cioè prevale sulle norme di legge ordinaria.

Ora, dovrei cominciare a celebrare i diritti dell’uomo.
In Palestina ci si ammazza ogni giorno; Israele spesso bombarda Gaza con bombe al fosforo e con i caccia (Gaza è poco più grande di Milano), i palestinesi in Israele sono discriminati pesantemente, la legittima pretesa dei palestinesi ad avere lo Stato, che anche le Nazioni Unite gli hanno riconosciuto, è negata, e gli USA trasferiscono la propria ambasciata a Gerusalemme che non appartiene a Israele, i palestinesi di Gaza non perdono occasione per lanciare ridicoli missili, ma sempre missili!, sul territorio di Ismaele, e i bambini e le bambine palestinesi in Cisgiordania lanciano pietre contro i soldati israeliani, armati fino ai denti, ma che non hanno alcun diritto a stare là, e, se arrestati, rischiano l’ergastolo.
In Italia, si sparge odio a piene mani, contro i negri, gli stranieri, i malati di sla o di autismo; si reprimono le legittime pretese ad una vita migliore inventando progetti irrealizzabili; si mettono tasse sulle auto più economiche; la disoccupazione è a livelli mai visti, eccetera, se arrivano migranti vengono ‘imprigionati’ in centri vergognosi e poi rilasciati messi sulla strada, se dei ragazzi vengono ammazzati (perché è così, lo si voglia o no) per ascoltare un cantante (che arriva con ore di ritardo) altri cantanti dicono che la colpa è dei genitori che mandano quei ragazzi in quei locali -lo dice un maestro della cultura come Frankie Hi-Nrg-, l’inquinamento, oltre che dagli amici poveri della Caselli, è determinato da Satana.
E io dovrei celebrare i diritti dell’uomo?
No, mi rifiuto, leggetevi le celebrazioni altrui!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.