sabato, Dicembre 7

Direttiva ‘copyright’: rimandata a settembre dal Parlamento UE L'assemblea legislativa europea potrà intervenire nel dibattito con ulteriori chiarimenti

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Bruxelles La proposta di direttiva sul ‘copyright‘, fortemente voluta da autori, editori e giornalisti in tutta l’Europa, che avrebbe dovuto ricevere oggi dal Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo l’ok finale ad essere sottoposto allatroika’ decisionale (alcuni rappresentanti di Parlamento europeo, Consiglio dei Ministri dell’Ue e Commissione europea)  per poi diventare legge europea,  è stata ‘rimandata a settembre’ per un ulteriore esame del Parlamento che vuole ancora approfondire le conseguenze della proposta di direttiva.

Con questa decisione il Parlamento rafforza la mano delle piattaforme multinazionali che rubano contenuti ad autori ed editori per rilanciarli sul web senza pagare uno straccio di diritti d’autore ma guadagnando somme ingenti con la pubblicità. Sui loro proventi miliardari queste piattaforme non pagano tasse o somme solo simboliche.

La sessione plenaria del Parlamento ha respinto oggi con 278 voti favorevoli, 318 contrari e 31 astensioni il mandato negoziale proposto dalla commissione affari giuridici del Parlamento europeo il 20 giugno scorso. Del copyright si discuterà quindi di nuovo nella sessione dal 10 al 14 settembre per dar modo all’assemblea legislativa europea di poter intervenire nel dibattito con ulteriori chiarimenti.

Deluso il relatore della proposta, il tedesco democristiano (PPE) Axel Voss, si e’ detto «dispiaciuto che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione preparata da me e dalla commissione giuridica. Torneremo sul tema a settembre per fornire una ulteriore valutazione e cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, ammodernando nel contempo le norme sul diritto d’autore in un nuovo ambito digitale». Secondo la normativa del Parlamento se almeno il 10% dei deputati si oppone all’avvio dei negoziati con il Consiglio dell’Ue sulla base di un testo votato in commissione, si dovrà procedere alla votazione in seduta plenaria.

Le reazioni alla decisione odierna sono state trasversali: l’eurodeputato del PD, Brando Benifei, si e’ detto soddisfatto perché «il testo della riforma conteneva troppi punti controversi, scontentando numerose categorie di cittadini».  Pur essendo d’accordo sulla «necessità di una giusta remunerazione per la produzione di contenuti» fa osservare Benifei «la versione attuale del testo rischiava di concentrare il mercato a scapito dei piccoli editori e start-up».

«Non si tratta di mettere bavagli o porre limiti alla libera circolazione delle informazioni, bensì di tutelare chi, attraverso il proprio operato, produce quelle stesse informazioni e di porre fine al monopolio dei grandi colossi internet che sfruttano a usi commerciali il lavoro altrui»  ha detto eurodeputata PD Simona Bonafe’ che ha aggiunto: «Ci tengo anche a precisare che la direttiva non tocca in alcun modo Wikipedia, e altre piattaforme simili trattandosi di servizio senza scopo di lucro. Ma la campagna mediatica messa in campo da Wikipedia ha indubbiamente sollevato un polverone il cui unico vero risultato è stato contrapporre due fazioni. Ebbene, io ho deciso di stare dalla parte dell’industria creativa italiana e non da quella degli interessi dei colossi digitali americani. Chi grida al bavaglio in realtà si schiera con i giganti del web».

Anche i rappresentanti di Liberi e Uguali (LeU) hanno chiesto che il parlamento si esprima in plenaria. Massimo Paolucci, Antonio Panzeri e Flavio Zanonato hanno fatto sapere che «sentiamo l’esigenza di modernizzare il quadro giuridico europeo dell’Ue sul diritto d’autore  per tener conto dei più recenti sviluppi tecnologici e dei nuovi canali di distribuzione di contenuti protetti nel mercato interno» ma «riscontriamo che ancora alcune disposizioni contenute nell’articolato della proposta non hanno sufficiente chiarezza e certezza giuridica. Da qui l’esigenza di un esame più approfondito in plenaria».

Per Isabella Adinolfi, eurodeputata M5S, che ieri aveva inneggiato ai diritti di ‘Wikipedia’ e della libertà di consultare le fonti presenti in rete senza sapere che nella direttiva Wikipedia e le altre enciclopedie e fonti d’informazione culturale non c’entravano nulla, «adesso si apre una nuova partita. Nella prossima sessione ci sarà un dibattito pubblico e si potranno presentare emendamenti. Sono convinta che si troverà una soluzione ragionevole». «Vigileremo – ha concluso – affinché la libertà di internet venga salvaguardata al meglio».

Per i rappresentanti degli editori, che speravano in una approvazione della direttiva dopo anni di rinvii, «la battaglia continua e chiederemo agli eurodeputati di continuare a sostenere i diritti degli autori e dei giornalisti». «E’ però preoccupante – fanno osservare i rappresentanti di EMMA (European Magazine Media Association), ENPA (European Newspaper Publishers’ Association), EPC (European Publishers Council) e NME (News Media Europe) – che una manciata di potenti compagnie siano riuscite a usare falsità e tattiche spauracchio esagerate (e non veritiere) per interferire in una procedura democratica. Nei due anni passati ben quattro commissioni parlamentari del Parlamento europeo hanno esaminato, chiarito, emendato e approvato il testo della riforma del copyright nell’Ue e oggi questi sforzi a creare un ecosistema digitale più equo a beneficio dei creatori, distributori e consumatori è stato messo in pericolo».

«Senza dubbio – osservano i rappresentanti degli editori e autori europei – i fautori di questa campagna che traggono beneficio dall’uso gratuito dei contenuti continueranno a sostenere la completa abolizione dell’Art.11 (proposto dagli editori). Gli eurodeputati sono invitati a riflettere sull’impatto che le loro decisioni future potranno avere sulla libera stampa e sul futuro della professione giornalistica e su quale messaggio vorranno comunicare al mondo sulla democrazia ed equità in Europa».

Per il direttore esecutivo di News Media Europe, Wout van Wijk, «questo e’ stato un grosso passo indietro del Parlamento europeo che ha ascoltato le controverse lusinghe delle piattaforme a scapito dei settori dell’Europa creativa. E ha sottolineato lo squilibrio esistente che esiste attualmente nel sistema online dove gli investimenti degli editori volano nelle tasche di Silicon Valley. Continueremo nei nostri sforzi per garantire una industria dei media europea sicura e più equa».

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