giovedì, Dicembre 12

Direttiva ‘copyright’ per il mercato digitale: domani il voto al Parlamento UE La proposta era stata approvata il 20 giugno scorso, scatenando forti proteste da parte di chi vuole il web a tutti i costi gratuito

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«Abbiamo bisogno di un internet equo e sostenibile per tutti!». E’ il grido di guerra che editori e autori europei hanno lanciato per sostenere l’approvazione della proposta di direttiva sui diritti d’autore per il mercato digitale che il Parlamento europeo si accinge a discutere domani a Strasburgo per decidere se approvarla definitivamente o inviarla all’esame del trilogo ( che riunisce i rappresentanti delle tre istituzioni europee: Consiglio, Parlamento e Commissione) per un ulteriore controllo, da cui potrebbe scaturire o un rifiuto della sofferta direttiva  o il rinvio al Parlamento europeo o una sua definitiva approvazione.

La proposta dell’Esecutivo europeo era stata approvata il 20 giugno scorso con 14 ‘sì’, 9 ‘no’ e due astensioni dalla Commissione Affari Legislativi del Parlamento europeo.  Ma la battaglia che ne è scaturita – con proteste di attivisti dinanzi al Parlamento europeo con vistose strisce di “scotch” sulle labbra a sottolineare la loro interpretazione censoria della proposta dell’esecutivo Ue e perfino l’oscuramento del sito di “Wikipedia” in Italia che teme di perdere il suo ruolo di fonte di informazione gratuita – ha acuito l’interesse e l’attesa per una direttiva che sembra suscitare profonda attenzione da parte di chi vuole il web a tutti i costi gratuito anche se questo significa la precarietà di una serie di professioni legate all’informazione e alla produzione artistica.

L’eurodeputato PD Nicola Danti, coordinatore per i Socialisti e Democratici (S&D) nella commissione ‘Mercato interno e protezione dei consumatori’, ha fatto rilevare che tale oscuramento non aveva nessun motivo di essere in quanto il testo della proposta di direttiva «mira semplicemente a rendere più difficile la illegittima diffusione sulle piattaforme online di materiale protetto dal diritto d’autore». «La direttiva – ha precisato Danti – non riguarderà affatto Wikipedia». Essa «esclude esplicitamente i servizi che agiscono per scopi commerciali come le enciclopedie online, i depositi scientifici e culturali, i fornitori di servizi di cloud-storing (Dropbox) e tutti gli altri servizi dove i contenuti sono caricati con l’autorizzazione dei titolari dei diritti interessati».

«Non si può spacciare per libertà la facoltà delle grandi piattaforme di fare enormi profitti sui materiali altrui» ha proseguito Danti aggiungendo che «la libertà della rete, in realtà, non sarà in alcun modo messa a repentaglio. Nessuna censura indiscriminata, ma la garanzia dei diritti degli utenti e dei proprietari dei diritti». Inoltre, ricorda Danti, «per la prima volta si chiede alle grandi piattaforme del web di assumersi non solo i profitti ma anche le responsabilità per ciò che pubblicano sui propri spazi online». Ed ha concluso: «Da quasi 20 anni l’Ue attende una riforma della direttiva sul copyright, che finalmente arriverà col voto del 5 luglio in Parlamento europeo. Obiettivo del testo è garantire una giusta remunerazione ad autori e produttori, tutelando i diritti di chi crea i contenuti diffusi online».

Ma i deputati M5S non chiedono comunque di riaprire il dibattito domani sulla proposta di direttiva sul copyright. «Il testo approvato dalla commissione giuridica pone a serio rischio la libertà di espressione sulla rete» fa sapere la pentastellata Isabella Adinolfi del gruppo EFDD (Europa delle libertà e della democrazia diretta) del Parlamento europeo aggiungendo che «Internet deve essere il luogo libero e aperto così come lo abbiamo conosciuto fino ad ora». E in merito alla protesta di Wikipedia aggiunge: «Esprimiamo solidarietà a Wikipedia che per protesta contro la direttiva ha deciso di oscurare le proprie pagine. Mi auguro che nel corso di questo voto gli europarlamentari desistano dalla volontà di approvare un testo che presenta troppi aspetti problematici. Si tratta di un argomento troppo importante per non procedere ad un dibattito democratico in aula e avere la possibilità di presentare degli emendamenti. Mi batterò fino alla fine perché ciò accada, a cominciare dal voto di giovedì che è fondamentale».  

Gli eurodeputati PD, in un comunicato congiunto, hanno ribadito che «la direttiva non prevede alcun tipo di bavaglio né avrà ripercussioni sulla libertà degli utenti». Pare ovvio ma EFDD ha comunque presentato istanza di voto in plenaria domani sulla direttiva copyright. Sarà il PE a decidere se riaprire il dibattito e concedere quindi la possibilità di presentare emendamenti come auspicano M5S. Ciò significa il rigetto della decisione della Commissione Affari legislativi e il rinvio del dibattito ad una prossima sessione del Parlamento europeo.

Dopo il voto in commissione Affari Legislativi il 20 giugno il relatore tedesco della proposta copyright Axel Voss (Partito Popolare Europeo, EPP) aveva ricordato che il voto segna un importante passo avanti per far fronte alle sfide di internet. «L’ultima legge europea sul copyright nella società dell’informazione – ha detto – risale a 17 anni fa e internet oggi è fondamentalmente diverso da quello che era nel 2001». Egli ha riconosciuto che il mondo dell’on-line deve comunque restare «un campione per la libertà di espressione ma uno in cui dovrà anche riflettersi una società basata sulle regole». Molti degli emendamenti introdotti e approvati in sede di commissione, ha poi ricordato Voss in una conferenza stampa oggi a Strasburgo, «mirano a riconoscere che artisti, specialmente i musicisti e i giornalisti e operatori dell’informazione, non vengano privati della equa remunerazione per i loro lavoro a causa delle strategie messe in atto dalle piattaforme online». In pratica quindi il principio dell’equa paga per il lavoro eseguito dovrà applicarsi a tutti, ovunque, sia nel mondo reale che in quello online. Il testo ad esempio precisa quanto di un articolo si possa condividere senza dover pagare i diritti al loro detentore. Chi condivide gli articoli sul web dovrà anche occuparsi del pagamento agli autori. Il testo prevede anche un sistema di recupero dei diritti qualora tale pagamento venisse disatteso ed esplicita chiaramente che Wikipedia è escluso dalla direttiva come prevede una serie di eccezioni per il patrimonio culturale, istruzione e la ricerca di dati e testi di base.   

«Non riesco a capire – ha detto Voss nel corso della conferenza stampa riferendosi alle manifestazioni di Wikipedia – il perché di questa protesta che non ha ragione di essere» e ha aggiunto che «gli scenari catastrofici di alcuni gruppi non hanno nulla a che vedere con il dibattito in corso». Le piattaforme online, ha poi ricordato il relatore, «raccolgono centinaia di milioni di profitti utilizzando il lavoro degli altri che loro non pagano. Noi chiediamo loro di riconoscere le norme che regolano il web che dovranno essere applicate anche di diritti d’autore». «Influenzare il legislatore europeo con i metodi duri usati in questi giorni – ha concluso – mette a repentaglio il lavoro di molti».

«Chiediamo alle piattaforme di condividere i loro ingenti profitti con i giornalisti e gli autori» – ha poi osservato nel corso della conferenza stampa il liberale Jean-Marie Cavada (ALDE), eurodeputato francese e giornalista, aggiungendo che «qui non si parla solo di libertà di stampa o di diritti d’autore ma il nocciolo del problema è una questione di democrazia».

«Noi dobbiamo difendere la cultura dei nostri paesi e se abbiamo aperto i nostri mercati all’industria americana loro devono anche rispettare la nostra cultura. Gli Usa parlano di libertà ma in effetti sono solo interessati ai soldi» ha concluso Cavada.  

L’Eurodeputata francese socialista (S&D) Pervenche Berès chiede invece di chiarire chi sia dietro questa protesta contro il copyright degli autori europei. Vent’anni fa, ha ricordato la deputata, l’industria della comunicazione è stata abbandonata al suo destino ed ecco cosa è successo, annaspano per sopravvivere: non bisogna pensare solo ai consumatori ma anche agli autori e ai creatori dei contenuti. Ha anche ribadito che «abbiamo una grande responsabilità nei confronti delle piattaforme online perché la democrazia venga riconosciuta e protetta».

L’Associazione Europea degli Editori di Giornali (ENPA) ha insistito sull’importanza della professionalità nella gestione dell’informazione. Il presidente dell’ENPA, l’italiano Angelo Perrone, ha lanciato nei giorni scorsi un appello agli eurodeputati sottolineando che «solo un giornalista professionista è in grado di produrre informazione che possa restare a galla nel vasto mare delle notizie false che popolano internet. E solo se gli editori potranno avere una parte equa del valore dei contenuti pubblicati sul web sarà possibile per i giornalisti svolgere appieno il loro lavoro che è essenziale per il pluralismo e la qualità dell’informazione». «Un voto contro i diritti d’autore – ha concluso Perrone – è un voto contro la libertà di stampa».

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