sabato, Dicembre 14

Diplomazia al capezzale del Venezuela, America Latina spaccata e debilitata Trapela la notizia di un negoziato anche solo esplorativo condotto dalla Norvegia. Fratture all’interno delle organizzazioni regionali del subcontinente

0

Nelle ultime ore sono state diffuse informazioni, non confermate, di ‘negoziati di pacefra rappresentanti del Governo e dell’opposizione del Venezuela che si sarebbero tenuti, questa settimana, a Oslo. È quanto afferma la radiotelevisione pubblica norvegeseNrk’, citando fonti anonime.
Sarebbe la seconda volta che colloqui del genere si tengono a Oslo, secondo ‘Nrk’, che riporta che negoziati del genere fra il Governo di Nicolas Maduro e l’opposizione di Juan Guaidò abbiano avuto luogo in passato, anche a Cuba. Sempre secondo ‘Nrk’, i negoziati si tengono in un luogo mantenuto segreto, sono durati diversi giornie devono concludersi oggi.  
Secondo altre fonti, non si tratterebbe di negoziati propriamente detti, bensì solo di colloqui esplorativi, funzionali a capire se e secondo quale metodo si può arrivare a dei negoziati.
Per la parte di Maduro sarebbero stati coinvolti il Ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, e il governatore della provincia di Miranda, Hector Rodriguez. L’opposizione invece sarebbe rappresentata dall’ex deputato Gerardo Blyde, dall’ex Ministro Fernando Martinez Mottola e dal vicepresidente del Parlamento Stalin Gonzales.
La Norvegia è tra i Paesi che non si sono schierati per l’una o l’altra parte, Oslo ha chiesto  elezioni libere, assumendo fin da subito una posizione da intermediario fra i due campi, e la responsabile della diplomazia norvegese, Ine Eriksen Søreide, aveva detto, già a gennaio, che il suo Paese era pronto a contribuire se e quando le parti lo volessero.
Circa il vertice che si sarebbe concluso oggi, il Ministero degli Esteri norvegese ha rifiutato di commentare la notizia. «Non confermiamo né neghiamo alcun tipo di coinvolgimento nei processi di pace», ha detto alla ‘Dpa’ il portavoce del Ministero.

Non sarebbe, comunque, quello norvegese, il solo tavolo negoziale o esplorativo avviato. Messico e Uruguay, -con quest’ultimo che fa parte del Gruppo di Contatto Internazionale (ICG) sul Venezuela, sostenuto dall’UE, presieduto dall’Alta Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, e dal Presidente dell’Uruguay, Tabaré Vázquez-, si sono molto impegnati per una soluzione negoziata.
Gli Stati più colpiti dalla crisi venezuelana hanno un considerevole interesse nel prevenire peggioramenti della situazione. Il peso del sostegno latinoamericano per un accordo negoziato dipenderà, secondo Crisis Group, in larga misura dal fatto che alcuni i due gruppi di Stati -gli Stati pro-Maduro e quelli Guaidó-  possano unire le loro forze nella ricerca di un processo di pace credibile in Venezuela.
Lo scorso 3 maggio un tentativo di mediazione era stato condotto anche dal Gruppo di Lima, il quale sta cercando anche un più ampio sostegno degli altri Paesi dell’America Latina e dell’ICG, essenziale per aumentare la pressione su tutte le parti in causa in Venezuela, per convincerle a negoziati che evitino conflitti violenti e aprano la strada a elezioni credibili.

Ieri il Dipartimento ai Trasporti di Washington aveva deciso di sospendere tutti i voli tra gli Stati Uniti e il Venezuela. La decisione è stata presa come ‘misura di sicurezza’ e  riguarda sia i voli di linea che quelli commerciali. «La situazione in Venezuela mette a rischio la sicurezza dei passeggeri, degli aerei e degli equipaggi», ha sottolineato in una nota il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale Usa.
Molte compagnie internazionali, come American Airlines, avevano già interrotto i collegamenti per questioni di sicurezza, ma anche per contenziosi su soldi che il Governo di Caracs non avrebbe versato. Anche alcuni vettori venezuelani, come la Avior Airlines, che offrivano collegamenti tra Miami e il Paese sudamericano, hanno sospeso l’attività.

La crisi politica ed economica del Venezuela ha messo in subbuglio il subcontinente e sta preoccupando molto l’Europa, oltre aver spaccato i Paesi l’America Latina, ha debilitato le sue organizzazioni regionali, non ultimo causa l’esodo di massa che sta creando molti problemi di sostenibilità della crisi migratoria ai Paesi confinanti, in particolare in Colombia. E’ quanto evidenzia in un report di questa settimana il think tank Crisis Group.
A ciò si aggiunga che lo stallo a Caracas, la profonda polarizzazione politica all’interno e tra gli Stati latinoamericani e le crescenti tensioni tra Stati Uniti, Russia e Cina, aumentano il pericolo di peggioramento dei disordini in Venezuela, instabilità transfrontaliera, nonchè escalation militare.
Evidente, dunque, l’attivismo della diplomazia per cercare di spegnere l’incendio venezuelano.

La crisi che sta preoccupando le cancellerie è quella che Crisis Group definisce come una ‘debilitazione’ delle organizzazioni regionali, ovvero le fratture che si sono create all’interno di queste organizzazioni, e che, in effetti, è un risvolto della crisi venezuelana ben poco trattato.

Da un lato ci sono i governi che sostengono il chavismo, il movimento stabilito dal defunto Presidente venezuelano, Hugo Chávez, che ha diretto il Paese negli ultimi vent’anni; dall’altra la maggioranza degli Stati, che considera il successore di Chavez, Nicolás Maduro, come un dittatore che sta destabilizzando la regione.
La forte polarizzazione ha già causato il caos nelle istituzioni di cooperazione regionale dell’America Latina. L’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) è da considerarsi praticamente fuori gioco -’morta’, secondo gli analisti-, dopo un decennio di esistenza; l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), è profondamente spaccata al suo interno.

Probabilmente il forum regionale più attivo è ora il Gruppo di Lima, composto da quattordici Paesi (incluso il Canada), creato nell’agosto 2017 con l’obiettivo di ripristinare la democrazia venezuelana.
Il gruppo di Lima riconosce Juan Guaidó come Presidente ad interim del Venezuela. I Paesi dell’America latina che continuano a sostenere Maduro -Bolivia, Cuba e Nicaragua- si trovano sempre più ad avere a che fare con una retorica minacciosa da parte di funzionari statunitensi e desiderosi di ottenere il sostegno di Russia e Cina.
L’allineamento tra l’attuale leadership dell’opposizione venezuelana e l’Amministrazione Trump, ha solo acuito la polarizzazione, permettendo a gran parte della sinistra di dipingere il conflitto come uno sforzo per resistere all’imperialismo americano, di cui Guaidó sarebbe un semplice burattino.

Ben oltre tre milioni di persone sono fuggite dal Paese, la maggior parte delle quali trasferite all’interno della regione, soprattutto in Colombia, Perù ed Ecuador. Altrove, sebbene i numeri assoluti siano molto più piccoli, la scala dell’esodo rispetto alle dimensioni delle popolazioni locali è talvolta persino maggiore. La presenza dei venezuelani ha gravato su servizi pubblici inadeguati e con risorse insufficienti, generando una crescente xenofobia che è stata sfruttata dai politici locali e allarmando i governi nazionali, spronato controlli più severi alle frontiere.
Stati in prima linea nell’emergenza umanitaria venezuelana -i Paesi andini, il Brasile e Panama – auspicano un cambiamento urgente di Governo a Caracas, ma temono gli effetti sul loro territorio in termini di crescente instabilità e sono preoccupati da un possibile intervento militare esterno -molto suggerito da Washington.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore