domenica, Dicembre 8

Diplomatici russi espulsi: Mosca accusa gli Usa La commissione dei diritti umani dell'Onu ha dichiarato ricevibile il ricorso presentato dall'ex presidente catalano Carles Puigdemont

0

La decisione presa da alcuni Paesi occidentali di espellere i diplomatici russi è il risultato di colossali ricatti e pressioni da parte degli Stati Uniti. A dirlo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. «Quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel Paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che questo è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington», ha detto Lavrov.

Nel frattempo il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, annunciando le misure in risposta all’attacco con un agente nervino all’ex spia russa Skripal e a sua figlia ha detto: «Le consultazioni, nelle capitali e alla Nato, dopo quanto avvenuto a Salisbury hanno portato all’espulsioni di 140 funzionari russi da parte di oltre 25 alleati e partner della Nato. Questa è una risposta internazionale ampia e coordinata».

La commissione dei diritti umani dell’Onu ha dichiarato ricevibile il ricorso presentato dall’ex presidente catalano Carles Puigdemont contro la lesione dei suoi diritti politici da parte della Spagna. Intanto non si placano le proteste in Catalogna dopo l’arresto dell’ex presidente in Germania. Gruppi di manifestanti hanno bloccato il traffico questa mattina sull’autostrada Ap7 a Figueres, vicino alla frontiera francese. Il traffico è stato interrotto anche su diverse altre strade catalane.

Dal carcere Puigdemont intanto fa sapere: «Non mi arrenderò». Mentre il suo avvocato Jaume Alonso Cuevillas a ‘Tv3‘ annuncia di avere trovato l’ex presidente catalano «con grande forza, coraggio, determinazione e in buona salute fisica e mentale».

E’ tensione tra Iraq e Turchia. Il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, ha «respinto ogni violazione della Turchia» dei confini iracheni in una conversazione telefonica avuta ieri sera con il suo omologo di Ankara, Binali Yildrim. Le parole arrivano dopo che nei giorni scorsi la Turchia aveva minacciato di avviare un’operazione militare nel nord del Paese per eliminare le basi del Pkk. Abadi, che è anche comandante in capo delle forze armate, ha assicurato Yildrim che l’esercito iracheno ha il pieno controllo del territorio e delle frontiere e che lui stesso, durante una recente visita a Mosul, ha raccomandato ai comandanti locali di combattere la presenza di ogni formazione armata.

La minaccia terroristica resta alta, «non è diminuita e dobbiamo essere certi che non vi siano attraversamenti delle frontiere dell’Ue non intercettati, perché questo va a scapito della sicurezza europea». A dirlo il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, al Parlamento europeo, parlando dell’operazione Themis. Leggeri ha spiegato che i velivoli di Frontex hanno rilevato flussi di migranti non intercettati da Algeria e Tunisia, che pongono preoccupazioni di sicurezza.

Caso Facebook, un portavoce della Ue avverte: Bruxelles vuole vederci chiaro e fa sapere che la commissaria alla Giustizia Vera Jurova ha scritto una lettera al direttore operativo del social, Sheryl Sandberg, chiedendo risposte entro le prossime due settimane. Intanto Mark Zuckerberg non si presenterà di fronte ai deputati britannici della commissione cultura, digitale e media per rispondere a domande sullo scandalo. Il capo di Facebook era stato sollecitato a intervenire personalmente in una lettera inviata dal presidente della commissione, Damian Collins, per chiarire le incongruenze imputate a suoi collaboratori in precedenti audizioni. Ma ha offerto di mandare al suo posto il chief technology officer di Facebook, Mike Schroepfer, e il chief product officer, Chris Cox.

L’ex leader e fondatore del Front National, Jean-Marie Le Pen, è stato condannato per aver nuovamente definito nell’aprile del 2015 le camere a gas naziste come un ‘dettaglio’ della storia della seconda guerra mondiale. Respinto il ricorso in via definitiva, ora dovrà pagare una multa di 30.000 euro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore