venerdì, Ottobre 18

Dinanzi agli italiani

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Lo dice e lo ripete Renzi rispondendo alla domanda (che perlopiù si rivolge da solo, visto che la stampa in questo Paese domande non ne pone più: fa solo sì e no con la testa) “Perché dobbiamo fare le riforme?”, “Perché abbiamo questa responsabilità dinanzi agli italiani!”

 Sembrerebbe corretto. Se non fosse però che:

Renzi governa senza alcun mandato degli italiani, che infatti hanno votato nel 2013 per il presente del Parlamento dando sì la maggioranza relativa alla coalizione guidata dal suo partito, solo che a capo del suo partito c’era Bersani (e non Renzi), che la coalizione indicava Bersani (e non Renzi) come premier, che sempre la coalizione ‘Italia bene comune’ che ha preso la maggioranza dei voti espressi era composta da forze politiche parecchio diverse da quelle che stanno nella maggioranza e nel governo di Renzi (per esempio c’era SEL, mentre al governo c’è il Nuovo Centro Destra e in maggioranza – fino a ieri – c’era addirittura Forza Italia, che alle elezioni erano i diretti avversari di ‘Italia bene comune’!), e che nel programma all’epoca presentato agli italiani non c’era specificato nulla dello stravolgimento istituzionale che renzi spaccia ora come necessario;

Nel 2013 hanno votato PD e alleati circa 10 milioni di elettori su circa 47 milioni di aventi diritto, cioè appena 1 su 5 o poco di più, il che vuol dire che la pretesa responsabilità di Renzi di cambiare le leggi e la Costituzione a suon di riforme e decreti (anche ammesso siano eticamente e politicamente decenti il cambio di guida “in corsa”, il cambio di maggioranza “a cuore aperto”, il cambio di programma “a sorpresa” di cui sopra) di sicuro non risponde a un mandato del popolo italiano, la cui vita è e sarà strettamente determinata dalle leggi e dalla Costituzione, ma da un solo italiano su cinque contro l’opinione (o almeno la “resistenza silenziosa”) degli altri quattro;

L’intero Parlamento, maggioranza e opposizione (compresi i quasi 200 tra deputati e senatori che eletti con un partito o una coalizione poi hanno pensato bene di passare in un altro gruppo parlamentare), è stato votato nel 2013 con una legge elettorale, il famoso ‘Porcellum’, che sia la Corte Costituzionale che la Cassazione hanno bocciato senza pietà, mettendone in evidenza sia l’illogicità intrinseca sia la mancanza di requisiti minimi di democrazia, il che vuol dire che non solo il popolo italiano nel 2013 ha conferito il potere di governare a persone diverse e con programmi diversi da quelle che ci governano ora con questo retorico menù di riforme delicatissime, che non solo a farlo è stato tutt’altro che il popolo nella sua pienezza bensì un quinto appena di esso, ma pure che tutti gli atti del Parlamento, e tanto più della maggioranza e del governo, sono viziati a monte, e quindi in queste condizioni fare riforme profonde e toccare niente meno che la Costituzione equivale a stracciare la Repubblica.

Sono tre considerazioni semplici, di pura fattualità, per nulla opinabili, che in ogni Paese libero del mondo verrebbero sbattute dai controllori degli accadimenti pubblici per conto del popolo – cioè stampa, televisione, web e media tutti – sul tavolo dei discorsi collettivi in ogni sede e occasione, e soprattutto sulla faccia (di tolla) di chi governa il Paese in questo modo.

E invece niente. Nemmeno l’opposizione parlamentare lo fa, logicamente, scontando pure l’opposizione i tre “peccati originali” che riguardano Renzi e la maggioranza (cambi di programma, poca rappresentatività, illegittimità costituzionale).

Morale: chi governa usurpa, chi si oppone fa finta, la stampa accondiscende, la gente tace.

Questo non è un Paese libero. Il popolo deve ancora meritarselo.

 

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