martedì, Luglio 7

Difesa Made in India in Africa: è iniziata l’arrampicata Il ‘primo Conclave della difesa India-Africa’, conclusosi con la sottoscrizione Dichiarazione di Lucknow candida l’India a divenire fornitore privilegiato di armamenti in 50 Paesi africani

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Domenica 9 febbraio sono terminate le manifestazioni principali di DefExpo -il grande expo dell’India sulla Difesa-, avviate il 5 febbraio e oggi concluse ufficialmente. L’obiettivo della manifestazione era quello di realizzare una grande esposizione capace non solo di attirare operatori da tutto il mondo, ma soprattutto di avviare il percorso volto a fare dell’India un Paese esportatore netto di attrezzature per la difesa. Obiettivo raggiunto, secondo le roboanti dichiarazioni governative, con 1.024 espositori, 172 dei quali stranieri, 40 Ministri della Difesa presenti nelle 70 delegazioni straniere che hanno animato il salone, ma soprattutto con quello che è stato definito come il ‘primo Conclave della difesa India-Africa’, conclusosi con la sottoscrizione Dichiarazione di Lucknow che candida di fatto l’India a divenire fornitore privilegiato di armamenti dei 50 Paesi africani che hanno sottoscritto la Dichiarazione.

Il Primo Ministro Narendra Modi, il 5 febbraio, inaugurando il Salone, ha ribadito il suo concetto -non nuovo-, di ‘indigenizzazionedella produzione dei sistemi d’arma (secondo dati 2018, l’India, nonostante abbia il quinto budget di difesa più grande al mondo, acquista il 60% dei suoi sistemi d’arma dai mercati esteri) e fissato l’obiettivo di 5 miliardi di dollari in esportazioni della difesa da raggiungere nei prossimi cinqueanni, facendo dell’India un hub dell’industria della Difesa. Con questo accordo indo-africano, e con gli investimenti e gli accordi di trasferimento di tecnologia che Modi spera di attirare dall’estero,l’obiettivo di esportazione potrebbe essere un po’ meno lontano. «L’India continuerà a intensificare e approfondire il suo impegno. Sarà una partnership guidata dalle vostre priorità», ha assicurato ai partner africani il Ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh. L’industria indiana della Difesa, è stato sottolineato dagli Uffici di Singh, è pronta a fornire all’Africa navi, intercettatori, armature, dispositivi per la visione notturna, droni, munizioni e molto ancora sulla base di innovazioni tecnologiche e una trasformazione digitale della Difesa (intelligenza artificiale, realtà virtuale aumentata, sistemi autonomi, Internet of Military Things (IoMT) e Industria 4.0) che, secondo Modi, nulla ha da invidiare alla concorrenza straniera. Per questo, come ha sottolineato Rajnath Singh «Il Governo sta lavorando per rendere il Paese un centro di produzione della difesa e ha compiuto sforzi sinceri nel promuovere la produzione indigena nel settore della difesa attraverso iniziative come ‘Make in India’».

La Dichiarazione di Lucknow arriva dopo un percorso di anni, richiamato proprio durante il così detto ‘conclave’. L’India è da anni attivamente presente nel settore Difesa e Sicurezza in Africaattraverso la costituzione di varie Accademie della Difesa in Paesi come Tanzania, Nigeria ed Etiopia, attraverso il dispiegamento di squadre di addestramento in diverse Nazioni africane, tra cui Uganda, Botswana, Lesotho, Namibia, Zambia, Seychelles, Mauritius e Tanzania, oltre alla fornitura di equipaggiamenti e munizioni e realizzazione di programmi di addestramento. Altresì New Delhi è impegnata nell’assistenza umanitaria attraverso le sue forze di difesa in operazioni di soccorso in caso di catastrofi.
Vi è poi, in questo percorso, la partecipazione indiana a quasi tutte le operazioni antipirateria e di mantenimento della pace in Africa, tanto che l’Unione Africana (UA), proprio in occasione del suo 33° vertice in corso in Etiopia, ha sottolineato l’opportunità di incrementare il numero delle truppe indiane nel contesto delle missioni ONU nel continente e di implementarne i compiti. Nella Dichiarazione di Lucknow, infatti, si afferma che tutti i firmatari «si impegnano a continuare la nostra collaborazione nei settori della pace e della sicurezza, tra cui prevenzione dei conflitti, risoluzione, gestione e costruzione della pace attraverso lo scambio di competenze e formazione, rafforzando le capacità e i meccanismi di allarme precoce regionali e continentali, rafforzare il ruolo delle donne nel mantenimento della pace e nella propagazione della cultura della pace». Il Ministro della Difesa ha dichiarato che l’Africa è in cima alle priorità dell’India, e «la nostra partnership con l’Africa è una partnership aperta a tutte le possibilità e le strade», «a voi da scegliere».
Tutto questo si tradurrà in affari, con in obiettivo i 5 miliardi di dollari di export in prodotti per la Difesa. Un terreno sul quale si sconterà con l’altra grande potenza alla conquista dell’Africa, la Cina.

L’inizio dell’impegno dell’India in Africa risale alla metà del secolo scorso. i Paesi africani hanno beneficiato degli investimenti dell’India nel rafforzamento delle competenze, nel trasferimento di tecnologie a prezzi accessibili, negli investimenti in infrastrutture come strade, dighe, elettrificazione rurale ed energia solare. Molti, però, in questo percorso gli stop and go, tanto che oggi l’India si rende conto di questa perdita di tempo e di lunghezze nei confronti degli altri contendenti nel continente, in primis la Cina.
I legami tra vari Paesi africani e l’India sono stati rinvigoriti con l’Amministrazione di Modi,sulla base di 10 principi guida, incentrati suindustria, tecnologia dell’informazione, istruzione, sanità, agricoltura, sicurezza e cooperazione delleintelligence e inclusione finanziaria.
Nel
2017-18, il commercio bilaterale è valso quasi 63 miliardi di dollari, in aumento rispetto agli inizi del 2000 in aumento del 21,56% rispetto all’anno precedente. L’India è il terzo partner commerciale dell’Africa dopo Cina, Regno Unito e Francia. L’Africa è un continente caratterizzato da una popolazione giovane, dove la classe media è in crescita, continuano aumentare i consumi, le costruzioni e gli investimenti privati, con un Pil aggregato che è stimato per quest’anno superare i 3,5 trilioni di dollari. Per tanto l’Africa offre una destinazione alternativa alla produzione manufatturiera dell’India, le cui esportazioni verso destinazioni tradizionali in Europa e Nord America non promettono bene.

Numerose aziende indiane hanno investito in Africa in svariati settori, dall’agricoltura, all’ingegneria, ai veicoli a motore, ai servizi finanziari, all’edilizia, alle telecomunicazioni, all’assistenza sanitaria e ai prodotti farmaceutici. L’India è diventata il quinto investitore in Africa, con ingenti investimenti nei settori petrolifero e del gas, minerario, bancario, farmaceutico, tessile. Le major indiane E&P del petrolio e del gas hanno una presenza sostanzialein Sudan, Costa d’Avorio, Libia, Egitto, Nigeria, Gabon e Mozambico. Esistono interessi indiani nel carbone e in altri minerali in Sudafrica, Mozambico, Tanzania, Zimbabwe, Botswana ecc. Le multinazionali del settore energetico e delle telecomunicazioni hanno collaborato con imprese statali africane nell’implementazione delle reti locali. Molto importante per l’Africa è stata la fornitura sanitaria dall’India (quasi il 20% dell’export farmaceutico indiano è diretto in Africa), ottenuta a prezzi accessibili per le fasce di reddito africane (in particolare per i medicinali che agiscono sull’HIV).
Molti giovani africani hanno compiuto percorsi di studio in India grazie alle molte borse di studio che nel corso degli ultimi decenni sono state rilasciate dall’Indian Council of Cultural Relations. Iniziativa importantissima per alimentare il soft power dell’India nel continente. Come importantissima in questo senso è il fatto che una fetta importante della classe politica e della classe dirigente in genere che è ai vertici di diversi Paesi africani oggi si sia formata in India.
Il partito del premier Modi, il Bharatiya Janata Party (BJP), ha cercato di stringere relazioni più strette con le regioni che hanno una grande diaspora indiana, in Africa come in Oriente, utilizzando il capitale finanziario e culturale di questa diaspora,ha lavorato per implementare l’immagine del Mahatma Gandhi, punta a rilanciare le rotte marittime storiche dell’Oceano Indiano, tutto al fine di promuovere il soft power dell’India nella regione.
«Una potenza grande e in crescita come l’India non ha altra alternativa che impegnarsi con questa regione», si sostiene nei corridoi della diplomazia indiana. Gli interessi sono economici, certo, ma anche politico-strategici, tematiche globali e transnazionali come terrorismo, riforme delle Nazioni Unite, sanità pubblica, mantenimento della pace e della sicurezza, cambiamenti climatici, regolamentazione del commercio internazionale, impongono all’India di esserci in questo continente in crescita.
Un continente dove la geografia delleinfluenzesi sta modificando, con un riposizionamento di Stati Uniti, Europa, Russia, la cavalcata della Cina e la rincorsa Giappone. In questo quadro, Modi è perfettamente consapevole che può competere con queste potenze, e in particolare con la Cina, esclusivamente se può contare su di un ottimo substrato di soft power, e lo sta costruendo.
Il mercato della Difesa, dopo gli investimenti, la cultura, il commercio, è il tassello che mancava. La Dichiarazione di Lucknow permette a Nuova Delhi di aprire questo decisivo fronte. 

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