martedì, Agosto 4

'Dietro la Costituzione di Renzi l'idea di un governo di pochi'

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Cambiare a tutti i costi la nostra Costituzione sembra essere diventato un mantra di questi ultimi venti-venticinque anni, anche se da molti la madre di tutte le nostre leggi viene definita tra le più avanzate del mondo ed anche purtroppo tra le più inapplicate. Soprattutto con la fine della Prima Repubblica da più parti si è tentato di modificarla sia verso una direzione che ridimensionasse la natura parlamentare della nostra Repubblica, sia verso un modello federalista che sembra ora in netta crisi. Ora siamo alla vigilia del referendum costituzionale che ad ottobre dovrà approvare o meno le modifiche introdotte dal governo Renzi. Di questo ed altro abbiamo parlato con la dottoressa Anna Falcone. Nata a Cosenza nel 1971, avvocato, già docente in materie giuspubblicistiche presso l’Università della Calabria, è attualmente vicepresidente nazionale del Comitato per il no al Referendum costituzionale che si terrà appunto in autunno. Prima di entrare nel merito della riforma del governo abbiamo voluto ripercorrere, sia pure sinteticamente, la storia dei vari tentativi messi in atto precedentemente per cambiare la nostra massima legge in una direzione presidenzialistica o quanto meno che prevedesse un rafforzamento dei poteri del premier. Cosa che peraltro si attuerebbe qualora in autunno vincessero i sì. “Certamente questa Costituzione è figlia del suo tempo”, sottolinea la dottoressa Falcone, “e porta con sé degli elementi che sono stati il portato storico della lotta antifascista e quindi della garanzia di una rappresentanza di tutte le forze politiche in maniera equilibrata”.

Una puntualizzazione necessaria….

Sì perché nel dibattito che molto spesso si fa sia su questa riforma che sui tentativi di riforma precedenti ritorna sempre il discorso che la Costituzione non prevede dei modelli parlamentari basati su un modello proporzionale e che quindi garantisca una rappresentanza esatta di tutte le forze politiche. Però il problema io credo non stia tanto nel tentativo di riformare la Carta Costituzionale ed inserire una sorta di premierato forte ma è a monte.

Ovvero?

Il nodo sta nel tentativo di scaricare sull’architettura costituzionale e sulle riforme della Costituzione i problemi della classe politica e del funzionamento delle istituzioni che non dipendono probabilmente dal modello istituzionale che discende dalla nostra massima legge. Quest’ultima sicuramente meriterebbe degli interventi. E sono anche legittimi tutti i dibattiti che mirano ad esempio a discutere sulla funzionalità del Parlamento e sulla rapidità nell’approvazione di un provvedimento legislativo. E dunque se non sia il caso di introdurre un monocameralismo in luogo dell’attuale bicameralismo. Il nostro problema sta però nel fatto che questa riforma promette semplificazione e poi invece non la garantisce affatto e neanche velocizza le procedure.

Resta comunque il desiderio di introdurre un premierato forte che già ritroviamo nel vecchio governo Berlusconi…

Il quale già allora tentò di rafforzare il governo a scapito dell’istituzione parlamentare. Ma in ogni caso si mantenevano molto più forti quei poteri di garanzia i quali fanno in modo che anche quando si passi da un bicameralismo ad un monocameralismo il potere appunto non venga concentrato nelle mani del governo tanto da mutare l’esercizio del potere legislativo in capo al Parlamento. Che è quello che caratterizza il parlamentarismo e non tanto il fatto di avere una o due Camere.

Come si potrebbe definire la battaglia di chi come lei non condivide le riforme di Renzi sulla Costituzione?

Questa nostra iniziativa non è finalizzata soltanto ad un referendum ma ad una vera e propria stagione referendaria perché ci siamo resi conto che questa legge elettorale ripropone gli stessi limiti del ‘porcellum’, già dichiarato incostituzionale dalla Corte, e non supera comunque il bicameralismo perché prevede ancora l’esistenza del Senato con delle funzioni anche molto importanti. E viene mantenuto in piedi quasi a dire, sì le due camere continuano ad esistere e quindi di fatto ci siamo limitati molto nel realizzare la riforma.

C’è poi il problema del combinato disposto con la legge elettorale…

Che di fatto trasferisce l’esercizio del potere legislativo dal Parlamento all’Esecutivo. Io credo in tutta sincerità che il Governo ha anche diritto ad avere una corsia preferenziale nell’approvazione dei suoi provvedimenti ma non tanto da esautorare l’iniziativa legislativa parlamentare cioè il fatto che le leggi escano dal Parlamento anche per iniziativa dei parlamentari. Così come invece si rischia accada con questa riforma. La cosa più grave è che questo governo forte non sarebbe espressione di una maggioranza reale del Paese perché l’Italicum, la nuova legge elettorale, consente la formazione di maggioranze di governo che al primo turno rappresenterebbero il 40% degli elettori qualora noi avessimo delle forze politiche nel Paese capaci di guadagnarsi con i voti questo consenso. Cosa che non è. E dunque purtroppo al secondo turno, come di fatto si andrà nel caso in cui l’Italicum dovesse trovare applicazione nelle prossime elezioni, una forza politica anche minoritaria come quella che potrebbe prendere il 20-25% e che comunque al ballottaggio prenderà più voti, di fatto guadagni la maggioranza dei seggi in Parlamento. E’ un effetto distorsivo della rappresentanza democratica che va non tanto e non solo contro la nostra Costituzione, ma va contro l’idea di una qualsiasi democrazia.

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