giovedì, Agosto 13

Dietro gli Houti, Yemen contro Al Qaeda

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Yemeni Shiites protest against military strike on Syria

Negli ultimi tre anni lo Yemen è stato tormentato da crisi e disordini costanti, con una politica segnata da instabilità e prepotenza per mano straniera. E non solo. Nelle ultime settimane, la penisola arabica è stata letteralmente investita da una vera e propria attività di erosione progressiva che ha visto Al Quaeda schierarsi contro gli Houti.  

Solo pochi giorni fa un accordo politico ha visto il presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi arrendersi alle richieste di Abdel-Malek Al Houthi in nome di un cambiamento significativo per soddisfare le necessità della popolazione e in nome di quello spirito decisionale della Conferenza sul Dialogo Nazionale in Yemen. I militanti di Al Quaeda hanno continuato a inscenare una serie di attacchi terroristici in tutto il Paese, avendo come obiettivo proprio quegli uomini che avevano dato la possibilità agli yemeniti di rivendicare il giusto controllo degli eventi, in altre parole il loro destino.

Già in passato, gli emarginati della politica yemenita, a causa del movimento islamico sciita, che aveva pagato cara l’influenza dell’Arabia Saudita, erano stati campioni indiscussi della rivoluzione del 2011, forgiando per la seconda volta l’identità da vincenti e innalzando alta la bandiera della democrazia e dell’ inclusione sociale. 

Sotto il nome dell’organizzazione Ansar Allah aleggia un’aura politica: il movimento ha dimostrato, per centinaia di migliaia di yemeniti disillusi, di rappresentare la via verso una nuova speranza per il Paese. Sotto l’impeto di Abdel-Malek al Houthi, gli Houti hanno abbassato il velo di menzogna e la ragnatela tessuta di inganni politici, esponendo così la nazione a giochi politici condotti per decenni da uomini di potere per spettacolarizzare ambizioni e accumulare fortuna.

Su questa linea, più gli Houti hanno avanzato contro gli Islamisti e le tribù militari, più forte e chiaro è diventato l’inganno terrorista yemenita.

Prima che gli Houti dichiarassero il controllo sulla capitale yemenita Sana’a, a fine settembre, annullando così ogni tipo di opposizione politica, gli Yemeniti hanno aperto gli occhi davanti ad Al Qaeda che fino a quel momento aveva agito per Riad, capitale dell’Arabia Saudita: un’arma, questa, finalizzata alla destabilizzazione di un’ intera nazione e a prevenire un reale progresso, quello che avrebbe fatto il successo di tutti i tempi.

Come sostiene Abdelrahman Jamil, telecronista politico, se si torna al mese di settembre, è facile notare che l’Arabia Saudita «non vuole la stabilità dello Yemen, non vuole che questo Paese possa rappresentare un territorio a sé, né una repubblica indipendente o qualsiasi cosa risuoni come tale».     

All’inizio degli anni Sessanta, ai primi segnali dell’ incrinatura della democrazia dello Yemen, l’Arabia Saudita è rimasta in ombra, lasciando spazio a continui dissensi e giochi politici per creare un “caos calmo” e assicurare così l’impedimento di un’ascesa yemenita quale minaccia per la dinastia saudita.

L’Anti Terrore

Per oltre trent’anni, gli Houti hanno direttamente combattuto la collera religiosa degli Al Saud, resistendo alle “intemperie” oppressive imposte dal Salafismo e dal Wahhabismo – movimenti radicali che son riusciti a nascondere legami sospetti come Al Qaeda – i cui attivisti hanno tratto benefici economici, militari e politici senza eguali da Riad; la fazione ha compreso quanto per lo Yemen fosse di vitale importanza sradicarsi dal fanatismo.

Ormai abituati a vivere sotto l’ombra di una politica del terrore, gli Houti hanno compreso immediatamente quanto fosse grande l’occasione che si era presentata allo Yemen nel 2011. Non appena i protestanti yemeniti sono scesi in strada, Al Houti ha promesso supporto e protezione, senza considerazione alcuna del credo politico e religioso, entusiasta di proiettare un senso di unità e nazionalismo di un Paese intento a viaggiare verso la democrazia.  

Son trascorsi tre anni, e Al Houti sembra aver mantenuto la promessa.  

Tre anni, e lo Yemen si ritrova a denunciare corruzione e nepotismo, mentre gli Houti son riusciti a gestire   ciò che molti avevano creduto impossibile quando avevano allontanato ciò che restava  del regime precedente Al Islah, lasciando così la nazione libera da qualsiasi ostacolo.

Se cotanta vittoria è stata accolta come un momento storico per lo Yemen, una svolta per l’intero  Paese e per la regione, è vero anche che gli islamisti hanno dimostrato di non essere ancora pronti.

Mentre lo Yemen ha gioito, pronto a voltar pagina per stilare un nuovo capitolo del passaggio al potere, Al Qaeda ha drizzato quelle orecchie maligne, forte del lanciare una nazione ignara in un fiume di lacrime e terrore.

Con un esercito eremita relegato in basi e accampamenti di fortuna, gli Houti si sono ritrovati da soli a proteggere il forte, lontani da ogni sostegno della classe politica e della comunità internazionale, e hanno dovuto camminare da soli contro Al Qaeda.

Una svolta politica

Per giorni e giorni, gli Houti hanno resistito ai violenti attacchi di Al Quaeda. In molti sono arrivati a rimpolpare le fila del movimento terroristico, animate da un senso di fiducia religioso e di timore non controllato dello sciismo islamico, gli Houti hanno tenuto duro, spingendosi e trascinandosi nei territori di Al Quaeda per rivendicare l’indipendenza yemenita sul loro territorio.  

Sono anche riusciti a tradire le aspettative di molti che pensavano che mai il gruppo sarebbe uscito indenne dalle enormi perdite causate dagli attivisti antagonisti,  e lo Yemen è finalmente uscito dallo stato confusionale.

Come spesso accade nei momenti tragici, una sola mossa di coraggio può cambiare il corso degli eventi,  anche se senza speranze e con scarsa possibilità di successo. Ebbene, all’improvviso, quando tutto sembrava ormai perso, quando Al Qaeda sembrava essere pronto a inghiottire lo Yemen sotto la stoffa della sua bandiera nera, la forza militare ha ripreso ad oscillare.

A partire da venerdì, gli USA hanno ripreso la campagna contro Al Quaeda, dando così un po’ di respiro agli Houti, mentre il presidente Hadi ha finalmente ordinato alle forze armate di impegnare gli attivisti della rete del terrore.

Dopo decenni di forti dissensi e battibecchi politici, lo Yemen si ritrova unito nella battaglia contro il terrorismo.  Se da un lato la svolta politica è stata considerata una coalizione di lotta per convenienza, affermando che Washington e il presidente Hadi lo fanno per cercarsi di liberarsi dalla minaccia più incombente, il terrorismo, dall’altro lato, sono in molti a non trovarsi d’accordo, facendo peraltro notare che lo Yemen potrebbe finalmente aver individuato una luce alla fine del tunnel.

Di fronte a un annullamento totale della nazione causato dal radicalismo, le fazioni Yemenite hanno scelto per la prima volta nella storia di guardare oltre dissapori e secondi fini contrastanti, per il bene e nell’interesse della nazione.

Uno Yemen unito dietro gli striscioni degli Houti: è l’occasione buona per questa povera nazione di rivendicare il suo futuro. Meglio ancora, questa ritrovata unità sarà quella giusta a marcare la fine del mecenatismo saudita sulla repubblica ribelle.   

Traduzione a cura di Silvia Velardi

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