mercoledì, Agosto 21

Dichiarazione Balfour: Israele e Palestina figli e vittime dell’inganno dell’Occidente Il professor Massimo Campanini ci spiega come si è evoluta la situazione in Medio Oriente nell’ultimo secolo

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Ieri si è celebrato il centesimo anniversario della dichiarazione Balfour, destinata, negli effetti, a sconvolgere per sempre gli equilibri di un’area delicata come quella mediorientale. Ma in che modo questa dichiarazione si inserisce all’interno del contesto attuale e in che modo ha mutato questi equilibri? Lo abbiamo chiesto al professor Massimo Campanini, storico del Vicino Medio Oriente e tra i massimi esperti di storia della filosofia islamica.

 

Volendo fare una fotografia, qual è la situazione a 100 anni dalla dichiarazione Balfour?

La dichiarazione Balfour è stata ovviamente un elemento decisivo nell’orientare l’evoluzione successiva della storia nel Medio Oriente per due motivi: innanzitutto perché ha aperto la strada all’immigrazione ebraica in Palestina, e questo ha portato con sé evidentemente le conseguenze che tutti sappiamo (la nascita dello Stato d’Israele, le guerre arabo-israeliane, etc), per cui la dichiarazione Balfour può essere considerata, in un certo senso, responsabile della nascita e dell’affermarsi di questa anomalia che è lo Stato d’Israele in Medio Oriente. Infatti, a prescindere dalla sua legittimità o meno, lo Stato d’Israele in Medio Oriente è stato indubbiamente, ed è tuttora, un’anomalia che provoca forti elementi di disgregazione, che induce a tensioni interne. E’ certamente un elemento di disturbo, di disgregazione dal punto di vista geopolitico. Inoltre, dal punto di vista storico, una cosa da sottolineare è la responsabilità della Gran Bretagna come potenza coloniale, nel senso che quando c’è stata la Dichiarazione Balfour nel 1917, proprio in questi giorni, se noi li connettiamo anche agli accordi di Sykes-Picot del 1916, è chiaro che l’imperialismo britannico ha disposto di territori che non erano ancora suoi, perché in quell’epoca era ancora assolutamente vivo e in piedi l’Impero Ottomano.

Quindi con protervia imperialistica, colonialistica, la Gran Bretagna ha deciso di dividere, di impossessarsi, di promettere al sionismo piuttosto che allo Sharif della Mecca dei territori che la Gran Bretagna ancora non controllava. Questo è stato il secondo equivoco che, in prospettiva,  ha avuto delle conseguenze dirompenti, distruttive sugli equilibri del Medio Oriente. Se noi guardiamo entrambi questi elementi (nascita Stato d’Israele e protervia colonialistica della Gran Bretagna) possiamo renderci conto di come a lunga distanza questi elementi abbiano provocato, anche se non direttamente, attraverso altre mediazioni (ma c’è una filiera diretta), il disastro che attualmente verifichiamo in quell’area.

Quali furono le reazioni del mondo arabo alla Dichiarazione?

Nei tempi immediatamente successivi non ci sono state reazioni particolari. Questo per due motivi fondamentali: nel 1917 i Paesi Arabi erano o già sottomessi al dominio coloniale franco-inglese-italiano (tutto il Nord Africa, dal Marocco all’Egitto era sotto il loro controllo), quindi non potevano esistere Paesi arabi indipendenti che potessero avere una voce in capitolo dal punto di vista dell’autorità internazionale; dall’altra parte, se noi vediamo la Mezzaluna Fertile, quindi l’Iraq, la Grande Siria, la Palestina, erano ancora parte integrante dell’Impero Ottomano, quindi non poteva esserci nell’immediato afterlife una reazione degli arabi. L’altro aspetto riguarda gli accordi di Sykes-Picot, con la Gran Bretagna che stava giocando ambiguamente su due tavoli: nello stesso momento che firmava gli accordi ed emanava la dichiarazione Balfour, cercava un’intesa con lo sceriffo (il discendente del Profeta) Hussein al-Hashimi della Mecca, promettendo agli hashimiti di aiutarli a creare un Regno arabo, che oltre all’Arabia, in senso stretto, avrebbe compreso anche la Mezzaluna Fertile. Chiaramente da una parte gli arabi, non essendo indipendenti, non avevano voce in capitolo dal punto di vista politico; dall’altra quelli che erano indipendenti come gli hashimiti vennero ingannati da questo doppio gioco anglo-francese.

Quindi furono presi in contropiede, anche a causa di questa mancanza di autonomia dal mondo europeo?

Certamente, anche perché l’immigrazione ebraica, specie dagli anni ’20-’30 fu un’immigrazione progressiva, gli ebrei si sono infiltrati in territorio palestinese con un ritmo relativamente lento nei primi anni, dopo la spartizione mandataria degli accordi di Sèvres del 1920. L’immigrazione ebraica è diventata estremamente più numerosa negli anni ’30, perché la situazione europea era particolarmente agitata causa l’ascesa dei nazifascismi, il che ha consigliato agli ebrei di immigrare in questo che, all’epoca, era un territorio politicamente ambiguo, perché c’era il mandato della Gran Bretagna che si riservava il controllo di Gerusalemme e della Terra Santa, però non c’era una realizzazione istituzionale vera e propria.

Nel momento in cui sono nati, dal 1922 quando c’è stata l’indipendenza dell’Egitto fino al 1931-32 quando sono nati l’Iraq, l’Arabia Saudita, l’Emirato di Transgiordania (ora Regno di Giordania), gli Stati arabi si sono resi conto non solo di essere stati ingannati, traditi dal doppiogiochismo inglese, ma anche che la presenza sionista in Palestina era un elemento di grave turbativa, di grave compromissione di quelli che erano gli equilibri della regione.

In questo senso va letta l’escalation di violenza che ha portato alla guerra nel ‘48 all’indomani del disimpegno britannico.

Certo. È chiaro che poi questo conflitto che era latente, anche perché da una parte i sionisti si sono organizzati istituzionalmente, comprando e occupando con la forza le terre arabe, dall’altra, gli arabi, in una situazione di sottomissione coloniale, hanno reagito (teniamo presente la famosa rivolta araba nel ’36, a cui è seguita il ‘Libro Bianco’ della Gran Bretagna, che ha temporaneamente frenato l’immigrazione ebraica e l’evoluzione del sionismo). Tutti questi elementi sono entrati in contraddizione creando una miscela esplosiva. Quando poi nei primi giorni di maggio del 1948 la Gran Bretagna si ritira dal mandato, lasciando libera la Palestina, i sionisti hanno immediatamente dichiarato la nascita di Israele, e, contemporaneamente, quelli che erano allora i Paesi arabi indipendenti (Arabia Saudita, Libano, Iraq, Siria ed Egitto) hanno dichiarato guerra contro Israele.

C’è stata questa progressione inevitabile, in un certo senso, verso l’esplosione di un conflitto armato, il quale era molto sbilanciato: gli unici che hanno veramente combattuto nella guerra del ’48 sono stati gli egiziani, dal punto di vista arabo, perché i giordani e gli iracheni hanno cercato di sottrarsi; la presenza siriana è stata minima. Questa è stata infatti una delle cause scatenanti della crisi istituzionale in Egitto negli anni successivi che ha portato nel ’52 al colpo di Stato di Nasser.

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