venerdì, Aprile 19

Dibba – Fouché: la ‘logica’ infantile di bambini viziati e un po’ tonti Minaccia di andare a leggere chissà quale sentenza sotto casa di Berlusconi se si continua a dare notizie perfettamente legittime; si ‘nasconde’ una cosa negativa in cambio del ‘nasconderne’ un’altra!

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Come ho detto più volte, io ho un pessimo carattere. Il pregio del mio pessimo carattere è che io lo dico chiaramente e cerco di controllarmi. Anche stavolta mi controllo, ma con crescente fatica.

Ho espresso in maniera chiara ed inequivoca il mio profondo disgusto per la vicenda Di Maio. E di nuovo, ho espresso il mio disgusto non per la vicenda in sé (lavoro nero, piccoli abusi, eccetera non mi interessa) che, purtroppo, rientra nella prassi e nella ‘normalità’, ma per il modo in cui il giovane arrembante ragazzotto ha indotto, costretto, pregato, o almeno e certamente sopportato che il padre si umiliasse in pubblico al solo ed unico scopo di difendereil figliolo purissimo (ma titolare, distratto, dell’azienda de qua) aduso ad agire da superbo ed intoccabile Robespierre di carta pesta. Aggiungo e ho aggiunto, che la cosa è tanto più grave, per il fatto che la conseguenza è una sorta di super-purezza retrospettiva, che finisce per fare del padre (se poi ciò sia avvenuto o meno non lo so e mi disgusta anche solo accertarlo) nonché un capro espiatorio, un ‘povero cristoì che viene massacrato mentre, magari (ripeto, non lo so e mi disgusta accertarlo) il suo vicino autore come lui delle stesse cose, resta fuori e, magari, gli fa pure uno sberleffo. Come poi i due, padre e figlio, possano cenare insieme a casa, mi sfugge, ma Di Maio cena tutte le sere con Conte e Salvini, che porta il Sushi, e quindi non mi pongo il problema.

Ho anche detto e ripeto che, per quanto mi riguarda, ritengo eticamente (cosa poco praticata e nota in questo Paese) molto più colpevole e da condannare il figlio del padre. Ma ho anche detto che e questo è un discorso politico del quale il Robespierre del Vesuvio dovrebbe occuparsi se, diversamente da ciò che gli indico, non si dimette da tutto, filiazione inclusa -che tutto ciò è indice, comunque nel bene o nel male, della mancanza colpevole dello Stato inteso nella sua vera funzione di garante e protettore dei cittadini e della società. Perché uno Stato civile, non si preoccupa solo di punire chi sbaglia (cosa che il nostro Stato si guarda bene dal fare) ma si occupa (e solo quindi, si preoccupa) di garantire con ogni mezzo possibile perché le motivazioni economiche e umane per cui certe cose avvengano non possano determinarsi e comunque non si determinino. Certo, Robespierre una cosa così elementare non può capirla. Specie se è tutto preso a fare vedere che strappa qualche soldo in più di Matteo Salvini da distribuire a pioggia ai suoi elettori.
Resta, cioè, il fatto che: chi sbaglia deve pagare e se lo sbaglio implica che altri abbiano danni come il lavoratore in nero eccetera, deve pagare doppio (e non ci sono scusanti o pietismi … finiamola con l’evasione fiscale per necessità, l’abuso edilizio per necessità, ecc.) e chi pretende che altri si rovinino la vita e l’onore per proteggere la presunta onorabilità dei figli è moralmente disgustoso … beninteso mutatis mutandis, non stiamo parlando di omicidi.
Alla fine, riconosco il mio fallimento, il padre soffre (credo) il figlio gode (credo); peggio di così.

Ma immaginavo che ciò non potesse e dovesse diventare una specie di topos una regola, un’abitudine.
Ora, a quanto pare, tocca a Dibba (Alessandro Di Battista), novello Fouché, secondo me, di ritorno in Italia a riempirci della gioia del suo viso barbuto e del suo dire energicamente radicale.
E il giovanotto si lamenta che il padre sia preso di mira dalla stampa perchéha difficoltà’: insomma non paga le tasse, non paga il salario ai dipendenti. Così dice, o lascia intendere, il Fouché di cui sopra, salvo a precisare che tra i dipendenti non o mal pagati, c’è anche la sorella: che c’entra, che vuol dire, le sorelle non si pagano? Mah, a me sfugge sempre la logica di costoro.
Ma va benissimo, protesti pure. Ma se il padre non ha pagato le tasse e la sorella, ha fatto male, malissimo, anche se si chiama Di Battista, direi. O sbaglio?
E per Di Battista vale, all’inverso, quanto vale per Di Maio. Quest’ultimo non deve pagare per le colpe del padre (anche se era titolare per un certo tempo dell’azienda) e anche Di Battista. Specialmente se non hanno avuto voce in capitolo nella faccenda.
Ma nel caso di Dibba/Fouché (giusto per chiarire per chi non lo ricordasse, Fouché è quel tale che mandò Robespierre al patibolo) si aggiunge un po’ di pepe. Dibba dice che se non la si smette andrà a leggere non so quale sentenza sotto casa di Berlusconi.

Questa sì che è alta politica e alta morale. Non si discute delle eventuali colpe del padre di Dibba; non si discute delle eventuali colpe di Dibba; non si discute delle colpe (eventuali e non) di Berlusconi. Nulla di tutto ciò: si minaccia (non so che altro termine usare) di fare una certa cosa (perfettamente legittima, schiamazzi notturni a parte) se si continua a dare notizie perfettamente legittime a loro volta, diffamazione e falsi a parte. Confesso che questa logica mi sfugge completamente: sinascondeuna cosa negativa in cambio delnasconderneun’altra!
Se questa è politica, taccio subito. A me pare né più né meno che la logicainfantile di bambini viziati e un po’ tonti, che sanno usare solo questo tipo di argomenti. Siamo all’asilo infantile, insomma. O forse … .? Mah.
Quando poi si vede il Ministro dell’Interno, solidarizzare con un tizio, già o attuale spacciatore di droga, ma milanista … vado di corsa a fare una doccia gelata!

Il che mi induce a una piccolissima ulteriore riflessione, che casualmente, solo casualmente, mi evita di passare per un anti-grillino per partito reso, visto che parlo di un grillino e di un grillino di rango, l’Onorevole Roberto Fico. Che ha fatto una affermazione, a mio parere, di grande maturità: politica e umana, sottolineo, anche umana. Dice Fico: «Se il sondaggio dice che l’accoglienza dei migranti non tirapiù, io me ne frego del sondaggio. Perché so che c’è un fenomeno che va governato, non posso cambiare le mie politiche in base a un sondaggio; se il sondaggio cambia me, perdo tutto, perdo la visione e la politica». Oh, finalmente, si ragiona! Si dice, penso di interpretare così quella frase (poi magari scopriremo che non se ne è reso conto, ma per ora è lì) che in politica le idee e i progetti prevalgono sul consenso, perché (questo lo aggiungo io) un politico ragiona nell’interesse collettivo e non solo nell’interesse del proprio partito.
Non vorrei eccedere nel valutare positivamente l’Onorevole Fico, ma questa è la negazione sostanziale, ma decisiva, del populismo e del facile consenso. Mi si perdonerà, non voglio mica mettere zizzania, ma è l’esatto opposto di quanto dicono i due di cui ho parlato prima.
Peccato che poi dica una cosa, a mio parere, errata, quando afferma: «La Tav è totalmente fallita rispetto alla sua origine. Le previsioni e i dati sul trasporto delle merci su ferro non sono solo disattese ma sono assolutamente fuori quota. La Tav non serve». Eh no, onorevole Fico, non è così: se il TAV serve o non serve non lo decide Lei, ma al massimo i tecnici; poi, se si è preso un impegno, si mantiene o si cerca di rinegoziarlo, ma, in linea di principio, si mantiene. Altrimenti siamo a Di Maio, che decide chi è colpevole di qualcosa e chi no. Mi ha colpito quella frase, perché poi Fico aggiunge una cosa dinuovo perfettamente in linea con quanto detto prima: «Se in campagna elettorale abbiamo promesso delle cose, ma al governo non siamo stati in grado di mantenerle, per mille motivi, si chiede scusa, si va sui territori e si spiegano le ragioni» … evviva, onorevole, ma guarda un po’, è proprio così e, incidentalmente, dovrebbe valere anche per il TAV. Perché in politica, sembrerà strano, la cosa che conta più di tutte è la lealtà unita alla capacità (e al coraggio) di dire alla gente, agli elettori, che si è sbagliato, ma dirlo con chiarezza: trattando, cioè, gli elettori da uomini responsabili, non da buoi!

Tranquillo, onorevole Fico, non sono solo i suoi soci a mostrarsi infantili. Leggo di Maurizio Martina e Nicola Zingaretti che si accusano a vicenda di essere vecchi: l’asilo infantile è riaperto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.